venerdì 7 marzo 2008

Il Parco del Ticino ha già dato

Da VareseNews i numeri della Malpensa-Boffalora una superstrada nel parco del Ticino.
(qui invece gli altri numeri, quelli dei costi sociali ed econominci)


Lonate Pozzolo
- Ultimati quasi al cento per cento i lavori sui diciotto chilometri e seicento metri del tracciato
I numeri della nuova superstrada

Diciotto chilometri e seicento metri d'asfalto, circa 11 km di viabilità secondaria, otto svincoli, una variante per Vanzaghello da connettere alla SS 341 Gallaratese (che a sua volta sarà oggetto in futuro di un raddoppio funzionale, con collegamento a SS 336 e Pedemontana). E ancora 16 gallerie artificiali presso svincoli o zone boschive da preservare - l'opera corre nel territorio del Parco Ticino, già aggredito da Malpensa - due viadotti e 16 sottopassi realizzati per mantenere la viabilità locale. Il tutto per un investimento di 208 milioni di euro interamente coperti da Anas. Questi i numeri della Malpensa-Boffalora, superstrada ormai vicinissima al sospirato completamento, dopo una complessa vicenda costruttiva trascinatasi per quasi quattro anni. I lavori erano stati consegnati formlalmente il 20 aprile 2004, ma due sospensive del TAR Lombardia in relazione ad un terreno demaniale in uso alla Difesa e ad un collettore fognario avevano fatto slittare la consegna definitiva al 17 giugno 2005. Successive varianti di progetto hanno poi risolto i problemi incontrati, senza aggravio di costi ma con ulteriore inevitabile perdita di tempo.

Il direttore Centrale delle Nuove Costruzioni dell’Anas, ingegner Gavino Coratza, presente oggi al sopralluogo condotto dall’assessore regionale Cattaneo e dal capo del compartimento viabilità per la Lombardia Mucilli, ribadisce che a questo punto “le opere principali sono state praticamente ultimate dall’Anas". Sono in corso il completamento del tappeto d’usura drenante, della segnaletica e delle barriere metalliche, la verniciatura delle gallerie artificiali, nonché le prove funzionali degli impianti di illuminazione.

Il tracciato parte da dove termina l'attuale SS336, all'altezza della rotonda d'accesso dalla SS527 Bustese in territorio di Lonate Pozzolo, e attraversando i boschi sfiora Sant'Antonino Ticino per poi contornare Castano Primo, toccando quindi Buscate, Cuggiono, Inveruno e Mesero. L'ultima opera è il viadotto che scavalca l'A4 Milano-Torino presso il casello di Marcallo-Mesero (già Boffalora) e la costruenda linea ferroviaria ad alta velocità, quindi la superstrada raggiunge la Padana Superiore in territorio di Magenta.

Anas sottolinea il ruolo fondamentale della Malpensa-Boffalora sia per l’aeroporto, "che vedrà velocizzati i collegamenti con molte zone della Lombardia e del Piemonte (in particolare Novara e Torino)", sia per i cittadini e le imprese del territorio. L’arteria consentirà di realizzare un collegamento alternativo tra Milano e l’aeroporto, alleggerendo il traffico sull’Autostrada A8 dei Laghi, attualmente l’unica via di accesso a Malpensa per chi proviene dal capoluogo." Il rispetto dei tempi di completamento delle opere e l’entrata in esercizio del collegamento entro il 31 marzo 2008" si rimarca nel comunicato di Anas "sono stati assicurati grazie all’impegno dell’Anas nella Direzione dei lavori e nel monitoraggio dei tempi, alla determinazione dell’impresa (Adanti, ndr) e all’efficace azione di coordinamento svolta dalla Regione Lombardia con gli enti gestori delle interferenze”.


Qui invece


giovedì 6 marzo 2008

E Boni cadde per la seconda volta

A valle della chiusura della seconda puntata della vicenda Boni/ammazzaprchi (ma Boni ne ha già promesso una terza) diamo uno sguardo al campo di battaglia, e agli eserciti che si sono fronteggiati: l'armata brancaleon-ambientalista da una parte e la macchina da guerra arraffatutto di Formigoni e soci dall'altra.

Discreto rilievo sulla stampa, le tante iniziative sono servite a tenere alta l'attenzione ma l'ingranaggio si è inceppato e l'emendmento è stato ritirato, per un "cedimento" nella maggioranza, la Lega Nord pare infatti abbia dato segnali (dall'alto? dal basso?) di un certo malessere di fronte alla leggerezza con cui si mandava in pensione un sistema di tutela del territorio che tutto sommato aveva funzionato per oltre un trentennio.

Qui rassegna e commenti sulla seconda ritirata dell'assessore più discusso del momento.

Pare inoltre che tutta questa pubblicità non sia piaciuta in vista delle elezioni di Aprile, non è bello alzare una coltre di ostilità intorno a sè, passando per turpe cemetificatore , e trascinare inevitabilmente, nel danno di immagine, i colleghi della maggioranza di centrodestra.
Proprio a un passo dalle urne. Ma non lo sa assessore che sono proprio le settimane che precedono le elezioni quelle in cui bisogna raccontare qualche balla per far contenti tutti?
C'è tempo dopo per i giochi di prestigio. E poi ci stanno osservando per l'expo'... mentre la sciura Moratti fa proclami da neo-ecologista e parla di una expo' incentrata sull'ambiente, lei se ne esce con le semplificazioni per costruire nei parchi?

mercoledì 5 marzo 2008

Sono nati i bruchi resistenti agli Ogm

Da Blogeko (8 febbraio 2008)

Doveva capitare, prima o poi. Ed infatti è capitato: i parassiti sono mutati spontaneamente, adattandosi alle modifiche artificiali prodotte dall'uomo sulle piante. Quattro entomologi americani annunciano su Nature Biotechnology che si è formata una popolazione di bruchi in grado di banchettare allegramente sulle piante di cotone Ogm, modificate in laboratorio proprio perchè fossero inattaccabili dagli insetti.

Gli studiosi hanno il coraggio di presentare questo fatto come un successo: fra i tanti parassiti e i tanti luoghi presi in esame solo un gruppo di larve della farfallina Helicoverpa zea ha sviluppato una resistenza alle colture Ogm in grado di trasmettersi ai discendenti come carattere ereditario dominante. L'articolo completo è a sottoscrizione; qui il riassunto gratuito e qui un'intervista in cui gli entomologi dicono fra l'altro che non c'è problema, perchè basta una spruzzata di insetticida per ammazzare anche i superbruchi. Ma allora, dico io, è proprio assolutamente inutile seminare piante Ogm...

martedì 4 marzo 2008

La pianificazione del territorio è capace di parlare alla gente?

Un'interessante analisi di Fabrizio Bottini per Carta.
Il fenomeno Cassinetta di Lugagnano può essere replicato su una scala che non sia quella del piccolo borgo? E rappresenta qualcosa di nuovo dal punto vista della comunicazione? Sullo sfondo il dubbio che il linguaggio della pianificazione territoriale, così specialistico ed astruso, non sia in grado di farsi capire dalla gente.

Cassinetta di Lugagnano [Milano] è uno di quei piccoli borghi padani che sembrano usciti da una cartolina: sul Naviglio Grande, circondata dalle campagne, grazie anche a un piano urbanistico a «crescita zero». Una cartolina che si deve anche, però, al ruolo di tutela giocato sinora dai grandi parchi lombardi. Non è un caso se proprio dal sindaco di questo piccolo comune è nata la proposta di un coordinamento delle forze ambientaliste e progressiste contro la trovata della junta ciellino-leghista che imperversa sulla padania: l’abolizione, di fatto, dei parchi come garanti delle reti ambientali [vedi Carta 41/2007].

E ben venga, una partecipatissima reazione di cittadini, amministrazioni, associazioni, per arginare la deriva suicida-sviluppista nascosta dietro un emendamento «tecnico» alla legge urbanistica già ritirato lo scorso autunno, grazie alla raccolta di un migliaio di firme in pochi giorni: vero record.
Ma sono fortissimi gli interessi per lo «sviluppo del territorio», in quella che certa sociofagia facilona ha ribattezzato la Città Infinita, a evocare mica tanto sottilmente inesauribili frontiere su cui far avanzare la marcia di villette e capannoni. Ma si spera, si spera sempre, che passi fra i cittadini il messaggio di Cassinetta di Lugagnano: sviluppo, qualità della vita, non sono sinonimo di superstrade, scatoloni in precompresso, incombenti luci al neon. C’è anche una trasformazione partecipata, come quella del piano regolatore, con al centro la tutela delle risorse aria, acqua, suolo, della qualità dei vita quotidiana degli abitanti, e perché no anche dello sviluppo, pur nel quadro generale della sostenibilità.

Ma, viene da chiedersi: è davvero proponibile un modello di questo genere, fuori dal presepe vivente dei piccoli borghi dove si praticano piani «esemplari»? O, meglio, è davvero esportabile a scala socioeconomica e territoriale vasta, un’idea di vita almeno in parte alternativa a quella che ci propone sul vassoio la pubblicistica corrente attuale?

Verrebbe da rispondere: certo che si, attraverso appunto gli strumenti della pianificazione territoriale, che servono proprio a questo. Non a caso, il centrodestra da sempre cerca di sabotare dall’interno proprio queste conquiste del secolo scorso, dove anche oltre la mediazione e discrezionalità politica trovano una camera di compensazione varie esigenze, soggetti, culture e prospettive. Ma c’è un dubbio: la pianificazione del territorio è capace di parlare alla gente? Oppure, istituzionalizzata e nascosta dietro le pareti dei propri uffici, usa un linguaggio che suona astruso, iniziatico e tutto sommato estraneo, affidandosi poi in tutto e per tutto a slogan semplicistici e fuorvianti, dalle vaghe «misure d’uomo» alle più recenti e fantasiose declinazioni sul tema della «sostenibilità».

È così che strisciante avanza ridicola la marinettiana Città Infinita, da riempire di chiacchiere e autostrade, per spostarsi poi da un centro congressi all’altro. Forse, dal piccolo borgo di Cassinetta di Lugagnano, può anche partire una nuova strategia di comunicazione.
Ambiente e territorio sono la cosa su cui appoggiamo i piedi. Un po’ sopra, senza soluzione di continuità, c’è la testa.

Parchi salvi. Per ora.

Il Cantico delle Creature di frate Francesco da Assisi. Anno 1266.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorna, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu et radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sostentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli che 'l sosterranno in pace,
ca da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' scampare:
guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ca la morte secunda no 'l farrà male.


Qui la notizia del ritiro dell'emendamento ammazzaparchi
Qui il comunicato del Coordinamento salva parchi di Cassinetta di Lugagnano
Qui il comunicato congiunto di FAI, Italia Nostra, Legambiente e WWF

lunedì 3 marzo 2008

Quando i parchi fanno pOLITICA, salviamoli i parchi, ma per cambiarli

I parchi di centro-sinistra non vogliono l'ammazzaparchi, quelli di centro destra sì, il parco del Ticino è spaccato in due, con i consiglieri di centro-sinistra che vanno con i parchi di centro sinistra.

Se c'era bisogno della dimostrazione che la politica (con la p minuscola) dove passa fa danni, oggi ne abbiamo una, l'ennesima. Induce un velo di malinconia istituzionale ritrovare un perfetto schieramento per appartenenza politica dei CdA dei parchi di fronte ad una questione cruciale che tocca direttamente sia l'effettiva tutela del territorio sia il futuro degli enti parco.

La questione è la nota vicenda del PDL 207 che contiene l'emendamento Boni, detto appunto "ammazzaparchi" e viene da chiedersi perché i parchi non abbiano fatto fronte comune nemmeno su questo (con un nome del genere... è un po' come se a palazzo Madama passasse l'emendamento "ammazzasenatori").

Ridimensionare il livello di controllo politico sui parchi è il prossimo obbiettivo. Salviamoli i parchi, ma per cambiarli.

Qui il comunicato stampa sottoscritto solo dai parchi di centro sinistra; in calce al post quello di alcuni consiglieri del Parco del Ticino (parco di centro destra) che, meritevolmente ed esponendosi personalmente, prendono posizione e si accodano ai firmatari "rammaricandosi" che la presidente del CdA (Milena Bertani, forzista) non si unisca a loro.



Comunicato stampa dei consiglieri di centro sinistra del CdA del Parco del Ticino.

Moratoria contro la legge regionale sui Parchi: i Consiglieri Duse, Balestreri, Caielli e Sanson esprimono il loro rammarico per la mancata adesione del Parco del Ticino

La Regione Lombardia sta decidendo in questi giorni su alcune norme che interessano da vicino i parchi lombardi. In Consiglio regionale è infatti in corso la discussione di una modifica della legge urbanistica, la 12/2005, che contiene alcuni commi dedicati al rapporto tra Enti Parco e Comuni e a un inedito ruolo riservato alla Giunta regionale.

La nuova norma, infatti, sottrae agli Enti gestori dei Parchi le decisioni sui Piani territoriali, per trasferirle direttamente alla stessa Regione. In commissione Ambiente è inoltre in discussione un progetto di riforma della legge regionale 86/83 sulle aree protette.

Entrambe le norme hanno suscitato la preoccupazione dei Parchi lombardi e delle associazioni ambientaliste, che due settimane fa hanno manifestato la stessa durante un’audizione in Regione.

I Presidenti di 15 Parchi lombardi il 28 febbraio hanno proposto una moratoria nell’iter di approvazione delle norme proposte, al fine di garantire serenità e serietà di fronte a scelte importanti per la tutela dei Parchi e del territorio lombardi.

I sottoscritti, Consiglieri del Parco del Ticino, si associano alla proposta di moratoria dei Presidenti dei Parchi, e si rammaricano che fra i firmatari non vi sia anche la Presidente del Parco del Ticino.

Parco del Ticino che deve essere, come è già stato, in prima fila nella difesa dell’attuale equilibrato assetto di competenze fra Parchi, Comuni e Regione in un territorio continuamente sotto tensione che, per estensione e importanza nella conservazione dell’ecosistema e della biodiversità, rappresenta un patrimonio unico nel suo genere.

Magenta, 3 marzo 2008


Luigi Duse Vice Presidente Parco del Ticino

Marta Balestreri Consigliere di Amministrazione Parco del Ticino

Roberto Caielli Consigliere di Amministrazione Parco del Ticino

Fausto Sanson Consigliere di Amministrazione Parco del Ticino

sabato 1 marzo 2008

I parchi lombardi chiedono la moratoria. Il parco del Ticino brilla per la sua assenza

Richiesta di Moratoria sull’emendamento 13 bis alla L.R. 12/05 e sul PDL recante Norme per l'istituzione e la gestione delle aree protette e la tutela della biodiversità regionale


Gli scriventi sono Presidenti dei Parchi regionali della Lombardia, direttamente interessati dalle recenti e velocissime iniziative legislative regionali che, in parallelo, attraverso modifiche della legge urbanistica regionale 12/05, e attraverso un disegno di riforma della L. R. 86/83, in tema di aree protette, mirano a modificare profondamente l’attuale assetto delle competenze in tema di pianificazione delle aree protette.

In particolare, entrambi i provvedimenti sminuiscono l’azione programmatoria degli Enti gestori dei Parchi: l’emendamento 13 bis prevede la possibilità da parte dei Comuni di richiedere varianti al Piano Territoriale di Coordinamento dei Parchi Regionali che, se respinte dall’Ente gestore del Parco, possono essere sottoposte alla Giunta Regionale per l’approvazione definitiva. Il nuovo PDL prevede, tra l’altro, che i piani dei parchi siano approvati dalla Giunta Regionale e non dal Consiglio Regionale.

Si tratta dunque di una previsione che altera profondamente il rapporto attualmente esistente tra istituzioni, mediante la sostanziale parificazione degli interessi di cui sono portatrici le amministrazioni comunali - e della loro pianificazione territoriale a fini urbanistici – con interessi di cui sono portatori gli enti parco, protagonisti di una pianificazione guidata da esclusive finalità di tutela dell’ecosistema.

Risulta inoltre stravolto il principio di sussidiarietà, con l’aumento del ruolo invasivo della Regione, né si tiene conto delle storie locali che generarono i parchi stessi: è da sventare il rischio di una nuova colonizzazione da parte delle aree metropolitane nei confronti dei cittadini che, con enormi sacrifici e attraverso generazioni hanno difeso la propria terra da un irrazionale sfruttamento delle risorse.

Di queste proposte molto si è detto in queste ultime settimane, con un’eco che ha trovato ampio spazio nella stampa e presso l’opinione pubblica, che ha immediatamente sollevato una serie di perplessità legate alla concomitanza di questo fervore modificatore con i progetti di sviluppo urbano legati all’Expo 2015, la imminente scadenza della legislatura, nonché le incombenti infrastrutturazioni legate ad opere viabilistiche di forte impatto per il territorio lombardo e il suo ecosistema.

I firmatari di questa proposta


fiduciosi nella volontà della Regione di voler tutelare in modo serio un territorio lombardo che più di ogni altro ha sacrificato le risorse ambientali allo sviluppo dell’intera nazione, tenuto conto che il consumo del suolo, già di per sé elevato in regione Lombardia, e soprattutto nell’area metropolitana, è vicino alla soglia di sostenibilità del 55 %, definita dal piano territoriale di coordinamento provinciale, limite oltre cui non è più possibile garantire la rigenerazione ambientale del suolo (si veda cartina);





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alla luce dell’esperienza positiva scaturita da oltre vent’anni di applicazione delle legge regionale in materia di aree protette, che ha visto i Parchi proporsi come veri portatori dello sviluppo sostenibile, e latori di importanti processi condivisi di valorizzazione economica del proprio territorio, pur compatibile con le esigenze di conservazione dell’ecosistema

considerato che siamo alla fine della legislatura regionale, che per prassi è convulsa e vede affastellarsi nelle aule consiliari provvedimenti di ogni genere che richiedono speditezza nella trattazione e decisione, tutte caratteristiche che non si addicono alla materia della pianificazione delle aree protette;

rilevato che lo Statuto regionale, in via di ultimazione, pare essere la necessaria cornice normativa in cui potrebbe trovare collocazione la riforma delle legislazione regionale in tema di aree protette, alla luce delle maggiori autonomie introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione, sia pure nell’ambito della competenza concorrente, come si verifica in materia di ambiente

propongono

una moratoria nell’iter di approvazione sia dell’emendamento alla LR: 12/05 che del PDL sulle aree protette, che rinvii alla nuova amministrazione regionale, varato lo Statuto regionale, la modifica dell’attuale assetto di competenze tra Parchi e Comuni, in modo che la materia possa essere trattata senza strumentalizzazioni, con la serenità e la serietà che si conviene a scelte da cui dipende il futuro dei parchi lombardi e la tutela di un territorio, come si è detto, già pesantemente afflitto dal consumo dei suoli.

Galbiate, 28 febbraio 2008

Firmato

Parco del Monte Barro,Giuseppe Panzeri, Parco Adda Nord,Agostino Agostinelli ,Parco Oglio Sud, Alessandro Bignotti, Parco Nord Milano, Ignazio Ravasi, Parco delle Orobie Bergamasche, Franco Grassi, Parco dell’Adamello,Alessandro Bonomelli, Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Mario Clerici,Parco dei Colli di Bergamo,Gianluigi Cortinovis, Parco Agricolo Sud Milano, Bruna Brembilla, Parco Adda Sud, Attilio Dadda, Parco Alto Garda Bresciano, Bruno Faustino, Parco Montevecchia e della Valle del Curone, Eugenio Mascheroni, Parco del Mincio, Alessandro Benetti, Parco Campo dei Fiori, Giovanni Castelli, Parco Grigne Settentrionale, Carlo Molteni,


venerdì 29 febbraio 2008

Un referendum contro l'ammazzaparchi

Comunicato stampa del sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra. Il referendum e una proposta coraggiosa ai 400 sindaci dei parchi lombardi: non usiamo l'ammazzaparchi, portiamo avanti solo i progetti condivisi dagli enti parco.


Il Sindaco Finiguerra, “Chiederemo ai cittadini lombardi di abrogare questa norma scellerata, che annienta i parchi per favorire cementificazione e speculazione edilizia. Ai miei colleghi sindaci dico di non utilizzare l’ammazzaparchi. Senza una mano che spara, anche l’arma più micidiale è innocua”.

“Se la Regione Lombardia, nonostante la mobilitazione di migliaia di cittadini, di centinaia di associazioni ambientaliste e di tutti i partiti dell’opposizione, dovesse procedere all’approvazione definitiva della norma “ammazzaparchi”, noi ricorreremo al referendum abrogativo. Se qualcuno sta preparando la conquista dei parchi, sappia che qualcun altro sta preparando una vera e propria resistenza”.

Il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, promette battaglia e dopo aver invitato per sabato 1 marzo, le associazioni, i movimenti, i partiti e gli amministratori locali alla mobilitazione generale e alla costituzione di un comitato regionale contro l’“ammazzaparchi”, rilancia ulteriormente.

“Sono sicuro che i 9 milioni di Lombardi, se adeguatamente informati, non permetteranno il più grande saccheggio del territorio che seguirebbe a tale norma scellerata. Un vero e proprio scippo ai danni dei parchi e delle generazioni future a favore di pochi imprenditori del mattone, che a tutto pensano, tranne che al rispetto dell’ambiente, alla tutela del paesaggio e alla salute psico-fisica dei cittadini. Basta guardare cosa sono le periferie milanesi per rendersene conto e convincersene”.

In base allo statuto della Regione Lombardia il referendum può essere richiesto da novantamila elettori lombardi o da cinquanta consigli comunali. Contestualmente all’approvazione in Consiglio Regionale dell’emendamento n. 13 bis alla legge 12/05 proposto dall’assessore Boni e condiviso da tutta la Giunta Formigioni, il sindaco di Cassinetta di Lugagnano convocherà un consiglio comunale straordinario per adottare la prima delibera che avvierà l’iter referendario. Senza tuttavia escludere la possibilità di raccogliere anche 90 mila firme dei cittadini.

Ma la controffensiva che il piccolo comune del Parco del Ticino propone non si esaurisce con il
referendum. Sarà infatti formalizzata a tutti i sindaci la richiesta di rigettare unilateralmente le opportunità che l’emendamento suddetto metterà a disposizione dei comuni.

“Sostanzialmente – spiega il sindaco Finiguerra – proponiamo a tutti i comuni di non approfittare del nuovo quadro normativo. E di non avanzare domande di modifica ai piani territoriali dei parchi che non siano condivise e concordate con i parchi stessi. Perché deve essere chiaro a tutti.
L’emendamento “ammazzaparchi” è una pistola puntata alla tempia degli enti parco. Ma non è sufficiente per commettere il delitto.

C’è bisogno anche di una mano che prema il grilletto. E quella mano possono esserlo solo i 400 sindaci dei parchi lombardi. Per questo, chiedo ai miei colleghi di dimostrare nei fatti di avere a cuore il territorio, rigettando le numerose ed allettanti richieste di costruire che arriveranno, puntuali, all’indomani dell’approvazione di questa legge vergogna”.

28 febbraio 2008,

Cassinetta di Lugagnano, Parco Lombardo della Valle del Ticino – Riserva della Biosfera UNESCO
finiguerra@comune.cassinettadilugagnano.mi.it salvaparchi@gmail.com

Chi non l'avesse ancora fatto firmi online per i parchi www.piccolaterra.it

Pescara: battesimo per la liste civiche dei grillini

Si raccolgono le firme a Pescara, mentre in Sicilia viene presentata la lista per le Regionali, con Sonia Alfano candidata presidente. Le liste ispirate a Grillo, novità vera, in un panorama di trasformazioni politiche che sanno di eterno reimpasto.

Letto su: Prima da Noi, quotidiano online abruzzese

Trenta nomi per gli Amici di Beppe Grillo: Stefano Murgo candidato

PESCARA. Ieri, giovedì 27 febbraio 2008, si sono concluse le assemblee permanenti dell'associazione “Pescara in comune by Amici di Beppe Grillo” che in tre settimane hanno definito il programma e la lista dei candidati dell'omonima lista civica che correrà alle prossime elezioni amministrative di Pescara.

«Mentre le oligarchie dei partiti locali», dicono gli Amici di Beppe Grillo, «erano indaffarati a fare riunioni su riunioni per decidere nomi, creare liste civiche civetta a iosa (vedi le liste Teodoro!), spartirsi le poltrone ancora virtuali delle elezioni nazionali e locali, noi abbiamo discusso per ore e ore di idee, progetti, di come provare a cambiare questa politica che ogni tanto cambia veste pur continuando a puzzare di vecchio».
È stato confermato Stefano Murgo come candidato sindaco della lista, così come è stata confermata la scelta di non apparentarsi con nessuno schieramento, neanche in sede di ballottaggio.
«Non vogliamo scendere a compromessi con questi personaggi, le convergenze potranno avvenire solo sui singoli punti programmatici dopo le elezioni», ha detto Murgo.

IL PROGRAMMA SI ARTICOLA IN TRE SEZIONI

Il programma della lista si articola su alcuni punti cardine giudicati imprescindibili.
Partecipazione, trasparenza, informatizzazione, bilancio, ristrutturazione della PA comunale.
«Intendiamo portare la democrazia partecipativa all'interno della pubblica amministrazione», spiega Murgo, «facendo un ampio ricorso allo strumento referendario anche utilizzando le nuove tecnologie (e-democracy); organizzando una serie di eventi per sensibilizzare la cittadinanza alla partecipazione e alle problematiche locali; realizzando il bilancio partecipativo, con il quale i cittadini potranno scegliere come destinare una parte dei soldi pubblici; ampliando le possibilità di connessione diffusa alla rete internet con un sistema wi-fi che garantisca un libero accesso alla rete nel territorio comunale; dando la possibilità ai cittadini di eleggere il difensore civico, mettendo dunque fine all'assurdo meccanismo con cui il controllato (il Comune) elegge il controllore (il difensore civico)».
La lista Pescara in Comune rivendica il rinnovamento della pubblica amministrazione, la trasparenza e lo sfruttamento adeguato della tecnologia per rimettere in moto la burocrazia che zavorra l’Italia.
La seconda sezione del programma comprende gli argomenti Mobilità e trasporti, edilizia, riqualificazione dei quartieri, ambiente e urbanistica. «Dobbiamo partire dalle emergenze ambientali della città: avviare trattative con la Lafarge e con le istituzioni regionali e nazionali per delocalizzare in tempi più rapidi possibili il cementificio-inceneritore; presentare entro due anni un piano traffico per una drastica riduzione dell'inquinamento atmosferico».
E poi rivedere la gestione rifiuti e la problematica delle antenne di San Silvestro.
Nella terza parte del programma, infine, sono comprese le proposte in merito a educazione, cultura, turismo, sport, politiche sociali, salute e sicurezza.
«Pensiamo all’aumento degli asili nido», spiega Murgo, «aumento dei centri diurni e centri di aggregazione per anziani, aumento impianti sportivi comunali (Pescara non ha una piscina comunale!) e promozione dello sport soprattutto nei bambini e adolescenti, costruzione di un teatro, creazione di un sistema integrato di turismo (creazione di un camping), collaborazione continua con le associazioni presenti nel territorio, maggiore attenzione al mondo della disabilità (il programma prevede una serie di proposte dettagliate sull'argomento), garanzia dei mediatori culturali nelle scuole».
Per quanto riguarda i candidati, tutti hanno i requisiti della certificazione di Beppe Grillo: «sono trenta e provengono dalla società civile, non sono politici e non portano esperienza politica ma solo la condivisione della necessità di un reale cambiamento».
Ed ora lo scoglio più duro: quello della raccolta delle firme.
«Sabato 1 e domenica 2 marzo dalle 10 alle 20», ha concluso Murgo, «chiederemo alla cittadinanza di sostenerci in questo tentativo di cambiamento firmando per la presentazione della lista civica. Avremo un banchetto su Corso Umberto/angolo via Regina Margherita nel quali i cittadini potranno firmare per la lista, leggere il nostro programma, conoscere i candidati alle comunali».
28/02/2008 12.36


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Ultimi giorni prima dei saldi regionali!!! Affrettatevi!!!

giovedì 28 febbraio 2008

Provincia, Verdi «incatenati» per i parchi

Aggiornamenti sulla bagarre politica per i parchi dal Corriere-Vivimilano.


Protesta dei consiglieri Gaiardelli e Scarano contro la «possibilità che gli enti Parchi possano essere scavalcati dalla Regione Lombardia»

Si sono incatenati simbolicamente con anelli di carta ai banchi del Consiglio provinciale per «difendere i parchi della Lombardia». Una protesta messa in atto, in apertura della seduta consiliare a Palazzo Isimbardi, dai due consiglieri dei Verdi, Andrea Gaiardelli e Giuseppe Scarano, contrari alla «possibilità che gli enti Parchi possano essere scavalcati, nelle loro decisioni, dalla Regione Lombardia».

La mobilitazione, durata una ventina di minuti, aveva proprio l'obiettivo di contrastare la proposta di modifica della legge urbanistica che sarà discussa il 4 marzo in Consiglio regionale. «Legato a questa proposta di modifica - ha spiegato Gaiardelli - c'è un emendamento che, se approvato, consentirebbe alla Regione, in caso di contenzioso tra Ente parco e Comune, di decidere in merito alla modifica di destinazioni d'uso dei parchi. Dando il via, così, a interventi speculativi in quelle aree che sono il polmone verde del nostro territorio». La protesta fa parte della più ampia mobilitazione avviata su internet dal consigliere regionale del Pd Giuseppe Civati, a cui si sono collegati molti altri blog e punti di discussioni in Rete.

PD E SD - Sul piede di guerra anche il Partito Democratico, che annuncia la presentazione di centinaia di emendamenti, mentre Sinistra Democratica ha organizzato per venerdì mattina un incontro con i rappresentanti dei Parchi, di Italia Nostra, di Legambiente, del Wwf e del Fai assolutamente contrari alla norma che definiscono «ammazzaparchi». «I nostri emendamenti saranno tutti di merito» ha annunciato Franco Mirabelli (Pd). La richiesta del partito di Veltroni è che la norma sia tolta e inserita nel progetto di legge sui parchi di cui si discute in commissione Ambiente.
28 febbraio 2008

Patetico metropolitano

Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo da Eddyburg.

In due desolanti articoli da la Repubblica e il manifesto ed. Milano, 26 febbraio 2008, la totale assenza di strategie per il territorio diverse dal solo arraffare, con postilla

La Repubblica

Le scelte urbanistiche imposte ai cittadini
di Luca Beltrami Gadola


Schizofrenia politica o atmosfera da campagna elettorale? L’assessore regionale al territorio, Davide Boni, vuol rendere edificabili i parchi e la ragione è presto detta: i Comuni interessati, soprattutto quelli della cintura milanese, vogliono poter costruire per incassare oneri di urbanizzazione ed i proprietari dei suoli, qualcuno molto influente, ovviamente premono. Chi difende il territorio alza le ultime disperate barricate. Questa pressione ad edificare dovrebbe trovare la prima giustificazione nella domanda del mercato: guardando in giro, però, i cartelli di "vendesi" ed "affittasi" ormai si sprecano. I prezzi sono ancora alti ma si capisce che stanno cedendo.
La domanda evidentemente non sembra importante. Certo chi cerca casa sa fare i conti: se abita fuori Milano, per venirci a lavorare spende cifre insostenibili in trasporto privato e con l’andazzo del prezzo della benzina la prospettiva è cupa. Quel che si risparmia sulla casa lo si spende nell’automobile. Del trasporto pubblico non parliamo più perché tanto non ci sono soldi e comunque raccogliere gli utenti disseminati nel territorio è impraticabile e costosissimo.
Da parte sua l’assessore milanese al territori, Masseroli, predispone un Piano di governo del territorio che ha come principale obbiettivo quello di far ritornare in città i pendolari e di trattenere i giovani o chi se ne vuole andare, ossia svuotare l’hinterland ed intercettare la domanda che si orienta verso i Comuni della cintura. Tutto il contrario di Boni. Chi vincerà questa assurda, inutile gara? Forse è per questo che Masseroli ha anche tanta fretta di varare la sua variante sull’area della Fiera ma sul percorso ci sono ancora molti ostacoli da superare.


L’associazione Residenti in Fiera, anche se meno radicale di quella Vivere meglio nella nostra zona, oltre al ricorso al Tar ha depositato in Comune fin dal maggio scorso 1800 firme chiedendo un’udienza pubblica per costringere l’amministrazione ad un vero confronto su temi precisi e ben noti: servizi, traffico ed impatto ambientale, senza trascurare alcuni aspetti tecnici tutt’altro che trascurabili come i danni ai fabbricati circostanti, i rumori e le polveri del cantiere. L’udienza pubblica ha ben altro rilievo di una conferenza, perché le osservazioni dei cittadini diventano atti del Comune e dunque hanno peso reale e formale. Vivere meglio, l’altra associazione, oltre ai ricorsi presentati vuol ora mostrare un progetto alternativo perché si discuta su un confronto e non su una sola ipotesi. Né l’una né l’altra associazione pare dunque si accontentino di una normale assemblea pubblica che rischierebbe di lasciare le cose come stanno.
Oggi però qualcuno dovrebbe anche dire ai cittadini come le scelte urbanistiche che si stanno per fare, qui ed altrove, non siano neutrali rispetto ai loro interessi immediati e futuri. Forse sarebbe opportuno avvertirli che tutte le irragionevoli diseconomie della città e del territorio saranno chiamati a pagarle loro e di tasca propria perché non c’è più spazio per ripianare coi soldi pubblici i nuovi costi delle società che gestiscono i servizi. La gestione del territorio non può e non deve diventare terreno di scontro politico tra diversi livelli istituzionali quando a pagarne le spese restano soli, impotenti, i cittadini.


il manifesto

Contro l’emendamento ammazzaparchi
di Mario Agostinelli e Simona Colzani


Dopo una breve pausa per le feste natalizie, il centrodestra lombardo ha riproposto con pochissime modifiche i cambiamenti già ritirati alla legge urbanistica, in particolare per quanto riguarda i residui spazi verdi regionali. E’ stato ripresentato “l’emendamento Boni” che consente, quando i sindaci decidano così, di ritagliare un pezzo di parco con procedura abbreviata, anche contro il volere dell’Ente parco. La proposta prevede che i Comuni possano individuare estensioni insediative all’interno del perimetro delle aree protette. Il tutto attraverso procedure semplificatissime, alla fine delle quali è proprio la Giunta regionale a siglare la “riuscita” dell’operazione. Come se l’ambiente naturale, inteso come sistema, finisse col cartello che segna i confini comunali. E’ pur vero che flora e fauna non votano, ma l’interruzione delle reti naturali, dei percorsi e dei sistemi di riproduzione cozzano con gli interessi edificatori ed economici delle singole amministrazioni e, allora, bisogna dar la priorità a questi ultimi! Eppure i Comuni sono i soci del Consorzio che gestisce il Parco, nominano i suoi amministratori, approvano il Piano Territoriale... Peraltro, l’Anci e i presidenti dei parchi si sono pronunciati duramente contro l’emendamento Boni. Quella della Regione risulta quindi solo una forzatura per eliminare livelli di partecipazione e consentire abusi territoriali su pressione di interessi che si vogliono tener nascosti.
Ai nostri giorni la martoriata Lombardia è messa sotto assedio anche nelle aree storicamente conquistate a un uso non speculativo: si pensi alle fasce naturali della valle del Ticino (Malpensa e infrastrutture), o al vasto arco di verde agricolo del Parco Sud Milano (Expo 2015) o al Parco Pineta di Tradate (mecca dei ritiri del calcio milanese). Quanto più sono grandi, tanto più la pianificazione territoriale dei parchi diventa complessa e si allontana dall’idea del progetto di un giardino o di un’oasi naturale, per quanto ampia. Bisogna equilibrare sia le esigenze delle grandi reti della vegetazione, delle acque, che quelle delle attività umane, e delle amministrazioni che gestiscono quei territori per abitare, coltivare, lavorare, far spesa, spostarsi. Altro che patti sottobanco tra giunta e sindaci disinvolti!


Ma tant’è: i nostri “padani” hanno fatto del territorio una bandiera vendibile, “bancabile” si direbbe coi neologismi tecnici di Formigoni.
Tra l’altro, lo scempio del provvedimento ”ammazzaparchi”, con un lifting di forma ma non di sostanza, è passato coi soli voti di maggioranza (Lega, An, Fi) in Commissione Ambiente prima della imminente discussione di una nuova legge sui parchi, per mettere i cittadini di fronte al fatto compiuto. In effetti sono anni che procede lo smantellamento del sistema delle aree protette in Lombardia da parte della maggioranza che governa la Regione. La prima spallata è stata data con le modifiche normative apportate alla legge regionale sui Parchi n°86 del 1983, durante la VI e VII Legislatura, con cui il parco è stato sdoppiato in due aree: la zona di “parco regionale” e la zona di “parco naturale” - laddove l’area realmente protetta è ridotta solamente al parco naturale, un nucleo interno al parco regionale e di estensione quasi sempre ridottissima.
Periodicamente, vengono concesse dalla Regione deroghe al regime di tutela: negli ultimi mesi si sono verificati casi di autorizzazione a realizzare cave, impianti, centrali elettriche all’interno dei parchi. Anche le risorse trasferite dalla Regione agli Enti Parco sono sempre più esigue. E come se ciò non bastasse, vengono distribuite discrezionalmente.


La recente delibera di giunta, dgr 5817 del 7 novembre 2007, prevede l’erogazione “straordinaria” di quasi 14 milioni di euro ai soli parchi amministrati dal centro destra – prevalentemente collocati nelle province di Bergamo e Varese. Il tutto in sfregio alle più elementari norme di rispetto e di etica istituzionale.
Alla fine di un percorso che ha assestato già duri colpi e ormai in campagna elettorale, la maggioranza regionale agisce “di sponda”, attraverso la legge urbanistica; forse pensava che così nessuno se ne accorgesse?
Ma sono state raccolte migliaia di firme illustri su documenti molto preoccupati e si annunciano manifestazioni nei comuni.
Non c’è più limite al peggio: non c’è “stile” - lo sapevamo - ma ora si va ben oltre. Non c’è più rispetto delle regole, delle competenze, degli iter, dei ruoli. Ogni logica istituzionale viene travisata e utilizzata per assecondare gli interessi forti che la Regione rappresenta.


postilla


Ci sono due complementari elementi di tristezza e desolazione, a definire democraticamente il panorama metropolitano milanese: quello della maggioranza e quello dell’opposizione (almeno quella istituzionale come si è vista sinora).
L’atteggiamento arraffatore, avido e confuso, del centrodestra legaiolo e forzo-ciellino, è ben riassunto dal breve bozzetto tragicomico della strana coppia Boni-Masseroli schizzato da Beltrami Gadola: nessuna strategia sul territorio, appunto, salvo favorire caso per caso o all’ammasso amici e amici degli amici. Fino a esaurimento delle risorse, o chissà, fino al risveglio di un’intelligenza collettiva che appare vistosa e vivace, ma chissà perché priva di una voce istituzionale adeguata. E qui si passa al problema opposizione.
Una opposizione ben riassunta dall’intervento Agostinelli-Colzani, nei toni e nella sostanza. Leggendo quell’articolo sul manifesto, stamattina, non riuscivo a smettere di chiedermi perché mai, sulla questione parchi, i partiti del centrosinistra e i loro rappresentanti continuino a presentarsi in questo ordine sparso, ognuno osservando questa o quella cosa, ognuno promettendo sfracelli che ovviamente, agendo da solo, rimarranno solo parole.
Il fatto poi che nell’articolo di Agostinelli-Colzani abbia ritrovato interi passaggi prelevati col copia-incolla (a partire dall’incipit, andiamo!) da Planophobia, che avevo firmato su questo sito insieme a Cristina Gibelli, non fa altro che confermare le perplessità. Come osserva il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, che ha convocato una utile Assemblea sul tema, nel centrosinistra la confusione è grande, ma la situazione non è affatto eccellente (Fabrizio Bottini)

Mille e-mail ai parlamentari italiani per denunciare l'emergenza parchi in Lombardia

Il comunicato stampa degli amici di Beppe Grillo della Lombardia, con un appello ai parlamentari italiani

Gli Amici di Beppe Grillo della Lombardia (Pavia, Milano, Mantova, Lecco, Como, Sondrio, ecc), insieme con numerose altre associazioni,
denunciano l'aggressione ai parchi lombardi che si sta consumando in questi giorni e fanno appello a tutti i parlamentari italiani perché si attivino per la tutela di questo importante patrimonio comune.

E' una aggressione in punta di penna, condotta secondo le procedure. Perfettamente legale ma potenzialmente devastante. Con il PDL (progetto di legge) 207 la Regione Lombardia, di fatto, toglie ai parchi regionali il potere di veto. In particolare l'emendamento Boni (art. 13bis) stabilisce che se un comune presenta un progetto di lottizzazione sul territorio del parco, e questo viene respinto dall'ente parco allora la competenza sulla decisione passa alla Regione che può ribaltare il parere negativo e approvare quindi la lottizzazione. La pianificazione territoriale del parco sarà quindi dettata dagli equilibri politici, dalle pressioni dei costruttori, dalle emergenze del momento, dalle scadenze elettorali senza più alcun filtro. Non a caso l'emendamento Boni è subito stato ribattezzato "ammazzaparchi".

Il fenomeno interessa ormai diverse regioni oltre alla Lombardia, anche Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta stanno mettendo mano alle rispettive normative regionali sulle aree protette con intenzioni analoghe.
Si tratta a tutti gli effetti una questione nazionale. Per questo ci rivolgiamo al parlamento italiano. Nella email che inviamo a ciascun parlamentare chiediamo 3 cose:

- una attivazione immediata per bloccare l'emendamento Boni (il passaggio in Consiglio Regionale per l'approvazione definitiva è previsto per martedì 4 marzo)
- una direttiva nazionale che impedisca alle Regioni di stravolgere i parchi
- riferimenti espliciti, nei programmi per le prossime elezioni politiche, alla tutela delle aree protette e alla limitazione del consumo di suolo.

(in calce il comunicato ai parlamentari)

Pavia 27-02-2008


- Gli amici di Beppe Grillo della Lombardia (unione dei meet-up lombardi)
- Associazione per il Parco sud Milano
- Comitato per il Parco "A. Cederna" - Monza
- Eddyburg.it -
- Associazione "La Rondine"
- Comitati contro l'utostrada Broni - Pavia - Mortara
- Legambiente provinciale Pavia
- Circolo Legambiente Milano Ovest
- Comitato Agricoltori Pavia
- WWF Oltrepo Pavese
- Italia Nostra Pavia

Gli amici di Beppe Grillo della Lombardia sono:
I Grilli Altoparlanti di Milano
Amici di Beppe Grillo di Pavia
Amici di beppe grillo di Lecco
Amici di Beppe Grillo di Bergamo e Provincia
Amici di Beppe Grillo di Sondrio e Provincia
Beppe Grillo Meetup per Como e provincia
Mantova Beppe Grillo Group
Amici di Beppe Grillo a Monza
Busto Arsizio Beppe Grillo Meetup Group
I Grillini dei Navigli, Abbiategrasso-Magenta amici di Beppe

Il testo dell'appello ai i parlamentari italiani

L'assedio ai parchi regionali della Lombardia: una questione nazionale

Cosa sta succedendo:

La Regione Lombarda ha approvato, al momento solo in commissione Territorio, alcune proposte di modifica alla legge sull'urbanistica 12/05 che di fatto annullano le prerogative di programmazione e controllo dei parchi regionali. Viene infatti affidata alla Regione la decisione finale sulle varianti urbanistiche su cui non si trovano d'accordo Comuni e Enti parco: in pratica, se un ente dice no a una variante voluta da un Comune, la decisione finale passa alla Regione Lombardia. E' una norma che può segnare la fine dei parchi lombardi e della rete naturale che ancora mantengono in vita, a cominciare dal Sud Milano, sul quale da tempo incombono gli interessi dei costruttori.

Cosa pensiamo di quello che sta succedendo:

Crediamo che una proposta di questo tipo non sia compatibile con una seria politica di gestione dell'ambiente e del territorio. In una Regione come la Lombardia, caratterizzata da un crescente e invasivo grado di antropizzazione e di degrado delle risorse ambientali, introdurre norme destinate ad intaccare la funzionalità delle aree protette sarebbe oltremodo pericoloso e deleterio.

Cosa vi chiediamo come nostri rappresentanti:

- Di attivarvi perché i proponenti ritirino gli emendamenti alla legge 12/05 (in particolare l'emendamento Boni, art. 13 bis, detto "ammazzaparchi") che costituiscono una minaccia per la tutela dei parchi lombardi.
I tempi sono strettissimi, il Consiglio Regionale della Lombardia voterà il 4 marzo il pacchetto di modifiche.

- Di impegnarvi per una direttiva nazionale sulla gestione delle aree protette perché il cattivo esempio della Regione Lombardia non faccia scuola. Dal Veneto, dal Friuli Venezia Giulia, dal Piemonte, dalla Valle d'Aosta giungono segnali di allarme sui possibili interventi normativi per consentire la lottizzazione delle aree protette.

- Di operare perché siano introdotti nei programmi dei partiti di cui siete espressione, in vista delle prossime elezioni politiche primaverili, espliciti riferimenti alla tutela delle aree protette e al contenimento del consumo di suolo.


Pavia, 27 Febbraio 2008



lunedì 25 febbraio 2008

Lo sai perchè?

"... in Lombardia ci sono 25 milioni di metri quadrati di aree dismesse ... "
(dal Tg3 del 25 Febbraio 2008 a proposito dei metodi di "lavaggio" del denaro mafioso)

Facciamo la solita converisione in campi da calcio ... 25.000.000 di metri quadrati ... sono 2.500 ettari (quadratoni 100mt x 100mt) , cioè 5.000 campi da calcio (rettangoloni 100mt x 50mt circa), giusto per immaginare di quanta terra stiamo parlando.

Se li mettiamo in fila per il lato lungo, fanno una striscia di 50 metri per 500 Km.... poco meno che da Milano a Roma

Impressionante vero?

Aree dismesse lì, belle pronte, che potrebbero ospitare diverse migliaia di nuove attività artigianali o industriali. Perchè è evidente che avendo necessità di spazio per nuovi insediamenti si deve attingere a questo enorme serbatoio di suolo già "usato".

In qualche caso sarà necessario bonificare le aree, demolire le strutture esistenti, per contro ci sarebbe il non trascurabile vantaggio di avere già strade, collegamenti idrici, elettrici, fognature, spesso anche connessioni dirette con la rete ferroviaria.

Quindi perchè facciamo esattamente l'opposto? Perchè progettiamo quasi esclusivamente insediamenti sul suolo libero? Spesso si tratta di suolo agricolo (e in Lombardia di ottimo suolo agricolo).
Qualche volta anche dei pezzi di parco se ne vanno,
[storia di questi giorni .... Siccome i parchi perdono pezzi la Regione interviene sulla legge. Ma interviene per togliere quel po' di tutele, fissando questo principio: i progetti di lottizzazione bocciati dall'Ente Parco avranno una seconda chance in Regione. Equivale a dire: ti lascio il potere di approvazione ma ti tolgo quello di veto. Ma i parchi sono enti di programmazione e controllo, se il loro "no" perde valore non potranno controllare più nulla.]
a volte aree interstiziali, ancora non ricoperte dalla usuale crosta di asfalto/cemento, magari insterilite, ma recuperabili.

Ogni comune, dal più piccolo alla
grande Milano, pianifica nuovi insediamenti artigianali e industriali, con una tale efficienza che i capannoni vengono costruiti anche se nessuno li vuole.

Decidiamo anche di ampliare un aeroporto come Malpensa, in fisiologico e irriversibile ridimensionamento, con un inutile terzo terminal a da realizzarsi nel Parco del Ticino.

Costruiamo inceneritori prima di avere lavorato sulla raccolta differenziata e per la prevenzione "alla fonte" dei rifuiti, meno imballaggi e meno acquisti inutili, meno usa e getta.

Progettiamo imponenti linee ad alta velocità per il trasporto merci, con un potenziale di tonnellate/anno diverse volte più grande dell'attuale e non siamo in grado di saturare le scalcagnate linee esistenti, anzi da molti anni a questa parte il trasporto merci su ferro è in declino

Costruiamo (auto)strade per una devastante progetto urbanistico che vede il sud ovest della pianura padana condannato a ospitare centinaia di insediamenti logistici, e ad una inevitabile rozzanizzazione. Anche dell'anima.

Il problema del suolo è quello di essere una risorsa finita. E' la superficie della sfera su cui insistiamo, 1 terzo di terre emerse, 1 terzo di questo terzo è abitabile più o meno a stento.
E pian piano finisce, come sanno quei comuni del nord milano, della brianza, del varesotto che hanno raggiunto percentuali di antropizzazione dei suoli incredilmente alte, oltre il 70% ( e quando il 70% è urbanizzato il restante 30 o è vincolato o messo molto male).

Ovviamente il suolo non sparisce, il metro quadro di Terra su cui sono in questo momento rimarrà sempre qui, ma è cambiato il suo stato, 20 anni fa era prato, oggi è struttura di cemento.

[...un debole argomento negazionista : può essere che il tuo metro quadro 10.000 anni fa fosse lago, o mare, o deserto. Quindi perchè la nostra trasformazione radicale dovrebbe essere peggiore delle altre? Siamo o non siamo nell'antropocene? La terra è stata sempre plasmata dai padroni del momento, batteri, dinosauri o protozoi].

E' la capacità di giudizio che nostro malgrado ci è stata fornita a fare la differenza. I batteri che hanno sconfitto l'ossigeno, imparando a non farsi ossidare hanno conquistato e stravolto la Terra senza che potessero giudicare quello che stavano facendo (almeno credo:)
E soprattutto (i batteri) hanno interagito secondo dinamiche biologiche con il substrato che li ospitava non hanno deciso di coprire tutto con un sarcofago di asfalto.


Chi non l'avesse ancora fatto firmi online per i parchi www.piccolaterra.it

Ultimi giorni prima dei saldi regionali!!! Affrettatevi!!!

Virtualmente incatenati per difendere i parchi regionali


Una catena di blog per salvare i parchi Lombardi... (ma visto che questa partita ce la giochiamo in difesa potremmo anche parlare di catenaccio).
L'iniziativa è di Beppe Civati e Marcello Saponaro.


La mia invocazione è questa.

Formigoni, ritrova l'animale che è in te,
i suoi consigli sono più saggi
di quelli dell'immobiliarista in sala d'attesa




Istruzioni per incatenarsi
Ogni blog in catena(to) dovrà contenere:
1) un’invocazione, per esempio, “Roberto, a Roma vacci pure ma senza amazzare i parchi prima
2) il tagsalva+parchi” (per chi li può inserire)
3) un link, quello alla petizione già lanciata dall’Associazione per il Parco Sud di Milano che già conta 3736 adesioni. Molte ma dovranno essere moltissime
4) e poi, infine, tutti gli anelli precedenti della catena:
Pippo Civati, Marcello Saponaro, Leonardo Fiorentini, Lele Rozza, Carlo Monguzzi, Chiara Drago, Viva Monza più verde (Gianni Perego), Rino Pruiti, Dalmen


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domenica 24 febbraio 2008

I sindaci che vorremmo

Riprendiamo e divulghiamo l'appello del sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra contro l'emendamento "ammazzaprchi".
Caro sindaco, lei ci autorizza a sperare in una generazione di politici diversa da quella che dà spettacolo di sè attualmente.

SABATO 1 MARZO - ORE 10
CASSINETTA DI LUGAGNANO
sala consiliare p.zza Negri
ASSEMBLEA DI MOBILITAZIONE
degli amministratori locali, dei cittadini, dei comitati,
delle associazioni ambientaliste, dei movimenti, dei partiti
CONTRARI ALLA LEGGE “AMMAZZAPARCHI”

Contro l'emendamento "ammazza parchi" della Regione Lombardia.
Gli emendamenti alla legge Urbanistica regionale 12/2005 proposti
dall’Assessore all’Urbanistica Davide Boni e approvati in Commissione
hanno come obiettivo quello di facilitare espansioni insediative nei Parchi
Regionali.
Queste scelta causerà gravissime conseguenze sulla tutela e sulla gestione
delle risorse territoriali e sul sistema della pianificazione dei parchi.

Con l’emendamento 13 bis diviene possibile “scavalcare” in toto il
parere dei Parchi, delegittimando gli stessi ed i rispettivi Piani
Territoriali di Coordinamento: non sarà più necessario rispettare i
vincoli dei parchi per realizzare nuove lottizzazioni a fini edificatori,
basterà chiederlo all'assessore regionale.

E' evidente che l’emendamento "Ammazzaparchi" non risponde a particolari
bisogni che non siano le aspettative di espansione urbanistica e
residenziale nella "mezzaluna fertile" a sud di Milano.

L'incontinenza edilizia della grande metropoli vuole trovare sfogo nelle
terre fino ad oggi tutelate e preservate da due importanti parchi: Il PArco
Agricolo Sud Milano e il Parco del Ticino - Riserva Unesco.

Per dire NO, per costruire una forte, democratica e civile opposizione a
tale disegno scellerato,
Per non subire in silenzio la volontà di pochi a danno del futuro già
precario e fortemente compromesso del nostro territorio e del nostro
patrimonio ambientale.

ADERITE,PARTECIPATE E DIFFONDETE

Domenico Finiguerra

Sindaco di Cassinetta di Lugagnano - Parco del Ticino - Riserva Biosfera
UNESCO

sabato 23 febbraio 2008

I cattivi esempi fanno scuola: anche la Val d'Aosta vuole edificare nel parco del Gran Paradiso

Notizia ANSA del 22 febbraio.

(ANSA) - AOSTA, 22 FEB - Il Wwf Italia giudica "sconcertanti le dichiarazioni del Presidente della Giunta della Regione autonoma Valle d'Aosta, Luciano Caveri, che ha stigmatizzato come 'prassi inusuale e francamente irrispettosa' le legittime e doverose opinioni del presidente del Parco Nazionale del Gran Paradiso sull'atto del Consiglio della Regione". E' quanto si legge in una nota diffusa dall'associazione ambientalista.

Il presidente Wwf Italia, Enzo Venini, ha espresso nel comunicato "piena solidarietà al presidente del Parco Nazionale del Gran Paradiso Giovanni Picco" rivolgendo un "plauso all'efficienza dimostrata dal Parco sia nell'evasione delle pratiche amministrative, sia nella sua funzione di tutela del patrimonio naturale".

L'associazione "condivide le preoccupazioni del Parco rispetto alla semplificazione delle procedure per le varianti urbanistiche e per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria all'interno dei confini del Parco". Inoltre, ritiene "irrealistico che un vincolo posto a tutela del patrimonio naturale, non solo dello Stato ma anche dell'Unione Europea, gestito appositamente da un Ente di carattere nazionale, possa essere sostituito dalla pianificazione locale delle singole comunità che hanno finalità diverse da quelle stabilite dal piano di gestione del Parco". (ANSA).

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Le ragioni del software libero

E' Iniziata la raccolta delle firme per sostenere il Progetto di Legge a sostegno del Software libero, dei formati aperti e per l'innovazione della Pubblica Amministrazione Lombarda.

Questo Appello vuole velocizzare l'approvazione del Progetto di Legge "Contributo alla competitività e all'innovazione della Pubblica Amministrazione lombarda attraverso l'utilizzo di formati aperti e FLOSS per la gestione dei dati elettronici" che giace da otto mesi in Consiglio Regionale.


Testo dell'appello:

Al Presidente il Consiglio Regionale della Lombardia
Ettore Adalberto Albertoni

Alla Presidente la I Commissione (Bilancio)
Rosa Angela Mauro

Al Presidente la VII Commissione (Cultura, formazione professionale, sport, informazione)
Daniele Belotti

I sottoscritti sollecitano il Consiglio Regionale della Lombardia a iniziare l'esame del Progetto di Legge 236 ("Contributo alla competitività e all'innovazione della pubblica amministrazione lombarda attraverso l'utilizzo di formati aperti e FLOSS per la gestione dei dati elettronici"), presentato il 21 maggio 2007.

L'utilizzo di software libero e open-source non è una mera posizione ideologica. E' già utilizzato da governi e amministrazioni locali in Italia e in Europa, indipendentemente dallo schieramento politico.

Esso è, infatti, una grande occasione di sviluppo per la società e per la pubblica amministrazione. Consente di controllare direttamente come funzionano i programmi per elaboratore, tutelando tra l'altro in modo più adatto i dati sensibili per la privacy dei cittadini; di ridurre i costi delle licenze per l'uso di software; di avere computer che possono dialogare tra di loro, indipendentemente dalla marca e dal modello; di agevolare gli imprenditori e gli sviluppatori di software locali; di sviluppare un sistema produttivo basato sulla creazione invece che sull'importazione di tecnologie essenziali; di aprire nuove possibilità di lavoro altamente qualificato per i giovani nel settore cruciale della tecnologia; di ottimizzare gli investimenti della pubblica amministrazione; di ridurre il divario digitale, offrendo ai cittadini la possibilità di avvalersi di strumenti facilmente accessibili.

Nel settore dell'informatica, ogni giorno perso ha costi e ripercussioni gravi, sia economiche, che sociali. La Lombardia non può permettersi di rimanere indietro nello sviluppo dell'hi-tech rispetto ai propri concorrenti sia in Europa che nel mondo; e la pubblica amministrazione lombarda non può perdere un'occasione di ridurre i propri costi strutturali, migliorando al contempo efficienza e sicurezza.

Per questo, i sottoscritti invitano Gli Uffici di Presidenza delle Commissioni I e VII e del Consiglio Regionale a iniziare la discussione sul PdL e ad approvarlo quanto prima.

Sottoscrivi anche tu il testo dell'appello per l'introduzione del S.L. nella P.A.


venerdì 22 febbraio 2008

Le dinamiche (compresse) del prezzo del riso

Dalla Provincia Pavese del 22 febbraio 2008, la lettera di una coltivatrice di riso

Non si coltiva più riso? Colpa degli industriali

La Provincia pavese riporta l’appello del Ministero delle politiche agricole: «Agricoltori, coltivate più riso». Ed io mi domando: ma qualcuno (se non i diretti interessati) si è mai domandato il perchè di questo sempre più forte abbandono della coltivazione risicola in favore di altre colture? La risposta è semplice quanto terribilmente vera: non è più conveniente; non lo è più da anni in realtà e, da quando sono (giustamente) saliti i prezzi di altri cereali molto più semplici ed economici da coltivare, molti imprenditori hanno diversificato le produzioni trovando così una strada alternativa ad un problema ormai noto da tempo.
Ed è giusto: perchè mai un agricoltore dovrebbe continuare a puntare su una coltura più laboriosa e meno redditizia? Il riso è il cereale con i più alti costi di produzione rispetto a tutti gli altri, oltre ad avere i più alti rischi per problemi legati alla sempre più grande scarsità d’acqua, piante infestanti e malattie fungine dalle quali è minato; ed in proporzione è quello in assoluto meno pagato.
Per capire un po’ meglio come si è arrivati ad una simile situazione bisogna fare un piccolo passo indietro nel tempo: 20 anni fa, un quintale di riso Carnaroli grezzo (una delle più pregiate varietà di riso) veniva pagato dalle riserie attorno alle 180.000 lire; questa cifra, unitamente ai costi di produzione (gasolio, prodotti, terreni, eccetera) all’epoca molti inferiori rispetto a quelli odierni, permettevano agli agricoltori che puntavano su queste colture, di ripagare il proprio lavoro e di guadagnare in proporzione all’investimento di tempo e denaro.
Le riserie acquistavano pagando (evidentemente di buon grado) un prezzo più che giusto per un prodotto la cui richiesta era sempre molto alta. Poi, un bel giorno, un pugno di riserie divenute sempre più grandi e forti (grazie ai lauti proventi della lavorazione e rivendita del riso), decisero di voler guadagnare molto, molto di più, e posero un bel «cartello» sul prezzo di acquisto del prodotto grezzo, sopra al quale non comprare più. Il pesce grosso che mangia il più piccolo, vecchia storia...
Così le aziende che acquistano le maggiori quantità di riso hanno messo in ginocchio gli agricoltori che, a fine campagna, hanno bisogno di vendere il prodotto velocemente, anche a cifre misere, per poter far fronte alle spese di un anno di lavoro; devono venderlo perchè la maggior parte di loro non ha lo spazio fisico per poterlo stoccare... devono venderlo perchè oramai non ci sarebbe più nessuno disposto a pagarlo più dei vergognosi prezzi imposti.
Oggi, il medesimo Carnaroli che 20 anni fa veniva pagato 180.000 lire al quintale, gli agricoltori sono costretti a svenderlo attorno ai 32,00 euro. La proporzione, lo vedete voi stessi, non c’è... La cosa incresciosa è che questo abbassamento del prezzo del riso, non è certo dovuto ad una scarsità di richiesta, anzi! Non solo dall’Italia, ma anche dall’estero, la domanda è sempre più forte... e la risposta sempre più flebile perchè la cosa davvero triste è che stanno letteralmente uccidendo la coltivazione di questo pregiato e nobile cereale. Sottopagato, svilito e maltrattato da chi, grazie ad esso, si è arricchito a dismisura a discapito di coloro i quali lo coltivano e che non hanno la forza nè la possibilità di contrastarli. Qualcuno salvi le nostre bellissime risaie.
Cecilia Tabarelli

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