giovedì 31 maggio 2007

L'occasione persa della 500

Eccola! L'auto ad aria compressa vede finalmente il battesimo industriale!!

Sono dovuti andare in India a produrla... è' sì, in Europa ci sono cosi pochi costruttori di auto...

Il progetto rivoluzionario che poteva essere, e non sarà, quello della nuova Fiat 500.

Sipario.


Riporto da blogeko

Per adesso saranno messe sul mercato 6000 auto ad aria compressa, ma la Mdi ha raggiunto un accordo per esportare il suo marchio in almeno 12 paesi, tra cui Germania, Israele e Sudafrica.

Ecco le caratteristiche tecniche del veicolo: 30 cavalli di potenza, 900 chilogrammi di peso, una velocità massima di 100 km/h e circa 200 chilometri di autonomia. La vettura costerà 12.700 dollari (circa 9500 euro) e al "distributore" potrà fare il pieno in soli due minuti per un costo approssimativo di due euro. Per un approfondimento leggi Popular Mechanics.


Uhm pare che non ci sia l'Italia tra i paesi destinatari della proposta....bisogna assolutamente provvedere.

Un bel Gruppo di Acquisto?

(Nella sezione supposte socio-automobilistiche)

sabato 26 maggio 2007

La Casta

Gian Antonio Stella ... Sergio Rizzo .... venite qui che vi bacio

Qui tre video di u-tube.
Il primo è un'intervista agli autori.

La "casta" di cui si parla è abbastanza chiaro qual è.... o no?

intervista_Stella_Rizzo.jpg

Altri commenti video, sull'indignato-incazzato

qui

e qui


C'è nell'aria qualcosa che....

venerdì 25 maggio 2007

Il frigorifero? Non serve più

La nuova sfida «ecologica» arriva da Cremona. A lanciare l’associazione Frigo Free Family è Guido Vaudetto, volto noto della rete di Lilliput.

E Caterpillar, la trasmissione di Radio2 ha ripreso la notizia.

«Non viviamo in Alaska, ma a Cremona e il frigo arreda la nostra comunissima cucina. Sei anni fa un amico ci raccontava che durante i mesi freddi teneva spento il frigorifero. Poi per comodità, dovevamo stare a casa una settimana tra un giro di ferie ed un altro, ma prima di partire avevamo approfittato per sbrinarlo e lasciarlo spento, così anche se in piena estate, abbiamo provato a vivere una settimana senza frigo. Non siamo morti. Dal ritorno dalle ferie sono passati 4 anni e mezzo e il frigo è ancora spento. Non nascondiamo alcuni screzi iniziali ma con qualche taratura sui cibi, sugli acquisti, sulle abitudini alimentari e di cottura oggi non finiamo di stupirci della sua inutilità», spiega Vaudetto. Risultato? Drastica riduzione dei consumi elettrici (da circa 3 Kilowattora al giorno a 0,7 Kilowattora, forse non lo sbrinavamo con sufficiente regolarità e non era di classe comunque succhiava un mucchio di energia), risparmio economico, nessun investimento. Ma il risultato migliore è nella qualità dei cibi che si conservano meglio senza grossi sbalzi di temperatura e a temperatura ambiente sono molto più saporiti.

Molte famiglie bilanciste si sono unite in questa sperimentazione con ottimi risultati. «A chi ci chiedeva» spiega Vaudetto, «una via di mezzo (per esempio per autoprodursi il gelato in casa) avevamo dato queste indicazioni: produrre/ comprare prodotti deperibili e mangiarli subito.

Accendere il frigo quei 3- 6 giorni all'anno in cui si mangia il gelato. Utilizzare frigo più piccoli solo per il gelato. Mettere il frigo in comune. Mettere il frigo in comune nel condominio in un'area comune ». Un frigo potrebbe bastare per almeno 4 e forse più famiglie.

Marco Deriu sostiene che l'indipendenza è uno dei falsi “valori” occidentali. Spegnere il frigo può essere un modo per creare maggior interdipendenza con chi ci sta attorno. «Altre famiglie hanno messo in comune lavatrice, forno. Bisognerebbe cominciare a provare.

Solo da un punto di vista costruttivo si ridurrebbe di almeno il 75% la produzione di questi elementi. Poi utilizzati da più persone (pensiamo al forno) si possono avere migliori rendimenti, e minori costi di manutenzione e miglior durata», conclude Vaudetto.

Fonte http://www.promiseland.it/view.php?id=1991
News inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia

E qui da Ecoblog ulteriori dettagli e alcuni commenti interessanti

Questa terra per noi è sacra

Questo manifesto gira in rete da qualche anno...ma è sempre così attuale... almeno quanto le nostre cattive abitudini.

Premessa

Nel 1854 il “grande capo bianco” di Washington (il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pieroe del New Hampshire) si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una “riserva” per i pellirosse.


La risposta del capo indiano “Seattle” risulta essere la più bella e la più profonda Dichiarazione mai fatta sull’ambiente.



“Come potete acquistare o vedere il cielo, il calore della terra?

L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete chiederci di acquistarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo.

La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé il ricordo del pellirossa.


Questa terra per noi è sacra.

Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente più significativo; è il sangue dei nostri padri. Qualora acconsentissimo di vendervi le nostre terre, dovrete ricordarvi che esse sono sacre, dovrete insegnare ai vostri figli che si tratta di suolo sacro e che ogni riflesso nell’acqua chiara dei laghi parla di eventi e di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli, che i fiumi sono i nostri e, i vostri, fratelli e dovrete provare per i fiumi lo stesso affetto che provereste nei confronti di un fratello.

Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra quel che più gli conviene. La terra non è sua amica anzi un suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre. Abbandona la tomba dei suoi avi e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba. La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cade nell’oblio. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo come cose che possono essere comprate, sfruttate, vendute come si fa con le pecore o con le pietre preziose. La sua ingordigia divorerà tutta la terra ed a lui non resterà che il deserto.

Io non so. I nostri consumi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città fa male agli occhi del pellirossa. Ma forse ciò dipende dal fatto che il pellerossa è un selvaggio e non può capire!

Non c’è un posto tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Non esiste in esse un luogo ove sia dato percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio non posso comprendere. Solo un assordante frastuono sembra giungere alle orecchie e ferirne i timpani. E che gusto c’è a vivere se l’uomo non può ascoltare il grido del solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un pellirossa e non comprendo. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie dello stagno, e l’odore del vento stesso reso terso dalla pioggia meridiana o profumata del pino.

L’aria è preziosa per il pellirossa, giacché tutte le cose condividono lo stesso soffio. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira e come un individuo in preda ad una lenta agonia è insensibile ai cattivi odori. Ma qualora vendessimo le nostre terre dovreste ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo soffio con il tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito al nostro avo è lo stesso che raccolse il suo ultimo respiro. E qualora vi cedessimo le nostre terre voi dovrete custodirle in modo particolare, e considerarle come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare a gustarsi il vento che reca le fragranze del prato.

Prenderemo in esame la vostra offerta di acquistare le nostre terre. Ma qualora decidessimo di accettare tale proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere. Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco dopo che erano stati travolti da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro “ fumante possa essere più importante dei bisonti che noi uccidiamo solo per sopravvivere.

Cosa sarebbe l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo soccomberebbe in uno stato di profonda solitudine. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo.
Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è fatto delle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono accade alla terra, accade anche ai nostri figli della terra. Se gli uomini sputassero sulla terra sputerebbero su se stessi.


Noi sappiamo almeno questo: non è la terra che appartiene all’uomo ma è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate come i membri di una famiglia sono legati ad un medesimo sangue. Tutte le cose sono legate. Tutto ciò che accade alla terra accade anche ai figli. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. Lo stesso uomo bianco, col quale il suo Dio si accompagna e dialoga familiarmente, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, forse siamo fratelli. Vedremo. C’è una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è il suo stesso Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre; ma non lo potete. Egli è il Dio degli uomini, e la sua misericordia è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per il pelli rossa. Questa terra per lui è preziosa ed il recar danno alla terra è come disprezzare il suo Creatore. Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contaminate i giacigli dei vostri focolari e una notte vi ritroverete soffocati dai vostri stessi rifiuti.

…..per un disegno particolare del fato siete giunti a questa terra e ne siete divenuti i dominatori, così come avete soggiogato il pellirossa. Questo destino è per noi un mistero, perché non riusciamo più a comprendere quando i bisonti vengono tutti massacrati, i cavalli selvaggi domati, gli anfratti più segreti delle foreste invasi dagli uomini, quando la vista delle colline in piena fioritura è imbruttita dai fili che parlano. Dov’è finito il bosco? Scomparso. Dov’è finita l’aquila? Scomparsa. E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza."

trovato su http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/2004/06/24/questa_terra_per_noi_sacra.htm

che l'ha trovato su: Promiseland.it

è inoltre presente in
http://www.emigratisardi.com/Il-Manifesto-dei-Pellerossa.html
e in
http://www.homolaicus.com/storia/moderna/testi/indiani_america.htm
http://www.zam.it/phpBB2/blog/blogs/index.php?blog=184
http://www.oasidelpensiero.it/saggezza_indiana/nativi/manifesto.htm
http://www.mexicoart.it/Ita/seattle.htm
http://www.saveriani.bs.it/Cem/Rivista/arretrati/2000_07/Seattle.htm (che linka il testo inglese)
http://www.montevelino.it/da%20un%20discorso.htm
http://www.disinformazione.it/letteraindiani.htm
http://www.fmboschetto.it/religione/parte_della_Terra.htm
http://www.local.attac.org/palermo/ambiente_salute.htm
http://www.etanali.it/lettera.htm
http://www.vronline.it/news/art.asp?IDart=246
http://www.istitutobioetica.org/documenti/ambiente/capo_indiano.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/india02.htm
http://senzabarriere.info/index2.php?argo=contents&id_pagina=6

lunedì 21 maggio 2007

Auto collettive

L'auto collettiva ("car pooling") sembra essere un rimedio a portata di mano per ridurre drasticamente ed in tempi rapidi il traffico di autoveicoli.

E' una soluzione basata sul buon senso... riduce i costi, il traffico, l'inquinamento.

Mi sono chiesto come mai non siamo bombardati quotidianamente sull'argomento....e cosa ci sia già di disponibile in rete.

Sulla prima domanda che dire...questioni di priorità ci impongono altri sostanziali argomenti.

Per la seconda ho trovato www.carshare.it un portalino ben fatto (anche se dimostra tutti i suoi 5-6 anni di vita), gratuito, dove ti puoi iscrivere e cerare o offrire passaggi sulle tue rotte abituali, lavorando con "gruppi" o "equipaggi", con tanto di avvisi su cellulare (dietro c'è la Carshare Srl... boh).

Sono rimasto piacevolmente stupito, ma... c'è un "dicono di noi" relativo al 2001-2002, mi sono inoltre iscritto per vedere che numeri c'rano ditro e ho contato un centinaio di inserzioni su base nazionale.

Insomma se non proprio un aborto diciamo una morte in culla...
Probabilmente i ragazzi si aspettavano si fare qualche affare generando traffico e vendendo pubblicità, ma non avevano fatto i conto con l'amore viscerale per l'auto degli italiani.

Peccato... perchè con una tecnolgia simile altrove sono riusciti a far funzionare la cosa.

Ora la domanda è: riusciamo a dare nuova linfa a questo progetto?

Tanto, a breve, nostra signora del petrolio Letizia Moratti, pare che sta tassa sull'accesso al centro di Milsno ce la metterà... quindi tanto vale muoversi prima.

mercoledì 16 maggio 2007

Gruppo di Acquisto pannelli solari fotovoltaici



Jacopo Fo va giustamente fiero di questo progetto.

Oltre 1.800 pre adesioni. Persone che si vogliono muovere insieme per installare i pannelli solari fotovoltaici, ottimizzare i costi ed evitare fregature. Approfittando degli incentivi del Conto Energia

Il messaggio è:

Con il conto energia puoi installare i pannelli fotovoltaici senza scucire un quattrino (anzi portando a casa un piccolo guadagno)

Sul sito della libera Università di Alcatraz trovate tutte le info.

Ho partecipato ad una festa convegno che spiegava dettagliatamente come il gruppo di acquisto (GAS) intende muoversi. E' una cosa seria.

Si tratta di un sistema aperto, in sintesi ci si può associare anche solo per una delle fasi:

  • Consulenza e progetto di massima
  • Progetto esecutivo
  • Acquisto dei pannelli
  • Installazione
  • Manutenzione
  • Contratto assicurativo
  • Finanziamento bancario
  • Presentazione pratiche
  • Consulenza tecnica e legale per la durata del progetto.
O a nessuno dei servizi del GAS. L'importante è mettere i pannelli (in realtà l'importante è vedere il problame energetico nel suo insieme). Per qualcuno mettere i doppi vetri potrebbe essere molto più economico e vantaggioso che installare i pannelli solari.

Pensa all'immagine del "secchio bucato" di Maurizio Pallante.... "prima di versare altra acqua in un secchio bucato premurati di tappare i buchi....l'acqua potrebbe non bastare mail."

Augh

martedì 15 maggio 2007

Wi-Max .... una piccola indagine

Cos'è?

Il WiMax, la tecnologia per la trasmissione dati senza fili con una portata fino a 50 chilometri e una velocità di connessione che può arrivare a 70 megabit al secondo, potrebbe trasformare il mondo delle telecomunicazioni in modo radicale. Una tecnologia “buona”, di cui tutti si dicono convinti delle grandi potenzialità, tanto che molti produttori di componentistica stanno costruendo componenti Wimax da inserire nei Pc e in molti Paesi europei sono state già assegnate le frequenze (http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&chId=30&artId=665431).

Una definizione su WikiPedia

Wi-Max si affianca alle altre tecnologie di trasmissione dati senza fili.

Quali gli obbiettivi

  • Superare l'"esclusione digitale" che colpisce territori poco coperti perchè poco appetibili dai grandi fornitori di servizi internet (zone montane ad esempio).
  • Consentire alle pubbliche amministrazioni illuminate di fornire connettività gratuita ai cittadini, INTENET e TELEFONIA


Quali le novità?

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha di recente definito i termini per la gara per le frequenze.
Qui il sito dell'Autorità con il comunicato stampa sulle procedure per l'assegnazione dei diritti d'uso.

Qui sotto un articolo di Carmine Fotina dal Sole24Ore che riporto per intero perchè sintetizza la problematica.


Licenze wi-max: l'Agcom vara le regole. Gare in macro-regioni

Si avvicina la gara per l'assegnazione di frequenze radio wimax. Il nuovo sistema di trasmissione internet a banda larga non è ancora partito, ma già fa discutere. Hanno fatto discutere i tempi lunghissimi con cui il ministero della Difesa ha liberato le frequenze (solo una parte per ora) mettendole a disposizione del ministero delle Comunicazioni; fanno discutere le reali potenzialità tecnologiche di questo sistema e ci sarà da discutere di certo sulle regole fissate per procedere all'assegnazione. Il Regolamento è stato approvato ieri dall'Autorità per le comunicazioni (relatori Giancarlo Innocenzi e Michele Lauria), entro l'estate toccherà al ministero delle Comunicazioni indire una gara. Si tratterà di un'asta con rilanci multipli: nel bando il ministero dovrà definire l'importo minimo per ciascuna area geografica e ciascun blocco di frequenze. L'Autorità ha previsto tre licenze, nella banda a 3,5 gigahertz, per ogni area (per i primi due lotti si andrà da un minimo di due a un massimo di 4 regioni). Il terzo lotto sarà limitato a una sola regione e soprattutto sarà riservato agli operatori "nuovi entranti", cioè quelli che non hanno già frequenze per offrire servizi comparabili al wimax.

Un buon passo, su cui però non mancheranno dissensi. Gli operatori mediopiccoli infatti (e con loro l'associazione di settore Anfov) si aspettavano una mossa più coraggiosa, cioè una misura asimmetrica nei riguardi di Telecom Italia e degli operatori mobili con posizione dominante nel mercato dell'accesso telefonico, differendo il loro ingressonel mercato del wimax per uno o due anni.Ma ilregolamento dell'Autorità non lo prevede. Stabilisce invece che per tutti e tre i lotti sia possibile presentare un'offerta per più aree geografiche fino a raggiungere la dimensione nazionale. Da verificare il punto in cui si parla di «criteri di idoneità tecnica e commerciale» per partecipare alla gara: una potenziale barriera che preoccupa i piccoli provider. Saranno previsti obblighi minimi di copertura da raggiungere entro 30 mesi. Secondo quanto annunciato ieri dall'Agcom gli assegnatari pagheranno solo il costo della licenza, che durerà 15 anni, e non un canone annuo.

Il wimax consente sulla carta, in condizioni ottimali,di scavalcare l'"ultimo miglio" di Telecom Italia e portare banda larga in tuttaItalia,aprendo la concorrenza e limitando il digital divide.

Oltre a quella di quasi tutti i gestori di telefonia fissa, c'è l'attenzione di operatori televisivi come Sky e Rai (anche Mediaset potrebbe essere interessata) e di Poste Italiane, che ha già annunciato l'ingresso nella telefonia mobile come operatore virtuale. Per l'asta comunque, vista anche l'esperienza di altri Paesi, si prevedono risultati modesti (qualche decina di milioni di euro). Niente di paragonabile alle spese folliai tempi delle licenze Umts.


  • Qui una intervista a Roberto Mircoli (Cisco Italia) dove oltre a chiarimenti tecnici si parla dell'esperienza della provincia di Brescia che ha coperto una parte del suo territorio. In questo caso sembra essere un servizio a pagamento per il cittadino.
Chi si sta muovendo tra le pubbliche amministrazioni (accessi gratuiti per il cittadino)
  • Sul MeetUp di Pordenone l'esperienza di questo Comune che sta avvicinandosi al Wi-Max.
  • Tra le possibili evoluzioni il WI-Next 21 piccoli Comuni delle Langhe l'hanno adottato per cablarsi.
  • Latina intanto decide di cablare alcune zone con il WiFi (biblioteche, piazze, interi quartieri).
  • Anche ReggioEmilia e Belluno credo si stiano muovendo.
Se avete altri casi fatemi sapere che integro

venerdì 11 maggio 2007

CarSharing ("but .... speak as you eat")

...e siccome l'accademia della Crusca ci ha rinunciato
toccherà a me trovare una traduzione adeguata.

Che la blog lingua sia con me.
Che lo spirito della blog sfera scorra tra le mie blog corde vocali

Dunque.... "car sharing" ....

AutoInsieme
InsiemAuto
CondivAuto
AutoPiù

mmmmhhh suonano così poco english ... :((((

Sembrava più facile....eppure sono 2 concetti semplici...

1: macchina
2: condividere

da dire in una parola sola....
dai...

...
...
..
anche 2 parole vanno bene....
..
...

"Auto Condivisa"

....

OK


Veniamo allo sostanza, ci sono 2 varianti ::::::

caso 1, mi affitto un'auto per il tempo che mi serve pagando di solito ad una societò che lo fa per mestiere una quota oraria/kilometrica (2 euro all'ora e 30 cent al kilometro potrebbereo essere un esempio per una Panda)

le chiamiamo "Auto Condivise" ...?

caso 2, per ottimizzare gli spostamenti, ad esempio trovando dei soci per il viaggio casa-lavoro.
So ho un'auto e vado tutti i giorni da Pavia a Milano cercherò dei compagni di viaggio.

queste le chiamiamo "Auto Collettive" ....?

Con il primo sistema pago...è un vero e proprio "affitto"
col secondo chiedo o offro un passaggio e partecipo alle spese.

Come indurre i meccanismi virtuosi del caso 1 e 2?

Il caso 1 sta auto-inducendosi,
molte città hanno la loro bella iniziativa, ci sono fenomeni di consociazione per cui fai la tessera a torino e vale anche modena, c'è un incentivo della finaziaria 2007 che prevede 800 euro sonanti se rottami la vecchia auto tutta tua e vai verso l'auto condivisa.

Il caso 2 porcaccia di quella zozza stenta a prendere piede.

Forsi l'italana vocazione al pianerottolo??
Forse temiamo che l'ospite improvvido insozzi i tappettini della auto teutonica ?

Fatto sta che, tranne qualche folkroristica amministrazione pubblica che spinge i dipendenti ad accorparsi, salvo qualche lungimirante multinazionale che fa lo stesso, per il resto è un trionfo di splendidi singoli al volante.

E questo non è bello.

Da questo momento è ufficialmente varato il "Progetto Auto Collettive", nella sezione "Supposte Sociali"

mercoledì 9 maggio 2007

Decalogo per la decrescita

Reperibile su www.decrescita.it

Campagna per la decrescita. I primi 10 consigli per entrare nella resistenza con la decrescita - di Bruno Clémentine e Vincent Cheynet - da www.casseursdepub.org, 25 novembre 2004


1. Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarsene. Così come la società dei consumi riduce l'uomo alla sua dimensione economica - consumatore -, la televisione riduce l'informazione alla superficie, l'immagine. Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l'utilizzo e poi come rifiuto. Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi…Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.

2. Liberarsi dall'automobile
Più che un oggetto, l'automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l'aumento dell'effetto serra. L'automobile provoca guerre per il petrolio di cui l'ultima per data è il conflitto irakeno. L'automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L'automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo. Noi le preferiamo: il rifiuto dell'ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.

3. Liberarsi dal telefonino
Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. "Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante". Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi. Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.

4. Rifiutare l'aereo
Rifiutare di prendere l'aereo, è prima di tutto rompere con l'ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l'utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l'aereo. Meno dell'1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L'aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell'alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze. Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.

5. Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall'automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l'agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui. Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l'autoproduzione alimentare (l'orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l'artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.

6. Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivela la barbarie tecnoscientifica della nostra civiltà. L'alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. E meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.

7. Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità (vedere il testo "Dieci forti obiezioni al commercio equo" http://ecolo.asso.fr/textes/20020314equiit.htm).

8. Politicizzarsi
La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè "equo" di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l'economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano.
Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. E' ora di propagare l'idea della decrescita.

9. Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all'abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai "divertimenti" o al consumo di psicofarmaci (Prozac…) Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.

10. Coerenza
Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. E' la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà. Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c'è un modo per vivere "immacolati" sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.

Grazie Beppe

Ieri con Beppe (Grillo) al Forum (di Milano).
Un treno in corsa. Lui il suo blog, i meetup (il suo movimento).
Anzi il nostro.
Se non l'ha sparata alla prossim assemblea Telecom si presenta con la maggiornaza delle azioni (sotto forma di delega).
Pare che 175.000 piccoli azionisti abbiano aderito alla sua iniziativa.
Che dio ce la mandi buona e spazzi via questo strato pernicioso di affaristi finanzieri che stanno spolpando e lobotomizzando l'italia.
ITALIANI....!!!!!