giovedì 14 febbraio 2008

Il quarto d'ora accademico gentilmente concesso per la difesa dei parchi

Oggi la V Commissione - Territorio - della Regione Lombardia ha discusso il pacchetto di modifiche alla legge 12/05 sull'urbanistica, tra cui spicca il famigerato emendamento all'articolo 13 che semplifica le norme per edificare nei parchi. Non a caso l'emendamento dell'assessore Boni è detto "ammazza parchi".

La seduta era dedicata all'esame dei vari emendamenti presentati dall'opposizione, ma il relatore ha subito precisato che gli emendamenti che tendevano a eliminare gli effetti della proposta Boni non sarebbero stati nemmeno presi in considerazione, perchè già discussi a novembre e dicembre e oggetto di divergenze non concilaibili tra le parti, ciascuna con la sua visione del mondo, quella che cerca di smontare i parchi un pezzo dopo l'altro e quella che li vorrebbe sempre più autorevoli e indipendenti dal potere politico.

Con queste premesse la seduta si è rapidamente esaurita nell'esame di un paio di emendamenti poco rilevanti.

Alla fine due consiglieri (uno è Monguzzi dei Verdi, l'altro non so) hanno segnalato che proprio oggi è stato diramato un comunicato a più voci da parte delle princiapali associazione ambientaliste, FAI, Italia Nostra e WWF insieme con Federparchi. E che questo si aggiungeva a una serie di segnali di insofferenza "dal basso", dalla società civile.

Alla luce di questi fatti Monguzzi chiedeva che durante la prossima seduta della Commissione Territorio si desse al parola alle associazioni perchè potessero spiegare la loro posizione e i rischi della limitazione delle tutele per i parchi.

Sguardi tra l'interrogativo e il divertito dalla maggioranza. Alla fine si mercanteggia un po' e arriva la grazia.

Un solo rappresentante delle associazioni parlerà per tutti, mercoledì prossimo, 20 febbraio.
Dalle 14,30 alle 14,45 ... il quarto d'ora accedemico appunto. Se va come oggi i primi consiglieri si faranno vivi verso le 15,00.



La
raccolta firme partita da un gruppo di associazioni pavesi , ma diventata un riferimento per tutta la regione ha superato in 3 giorni le 2.000 adesioni.

Continuate a firmare:

I prossimi passi dell'iter legislativo saranno:

- mercoledì 20 febbraio h. 14.30 - Commissione territorio - Votazione in commissione delle proposte di modifica di legge, il voto avverrà emendamento per emendamento.

- martedì 4 marzo (data probabile) - Consiglio Regionale - Votazione definitiva


Scrivono sull'argomento:

http://circolopasolini.splinder.com/post/15929350#more-15929350
http://legambientepv.wordpress.com/
http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=15457&parent=14275&content=1
http://www.dsregionelombardia.it/documenti/30007.htm
http://www.eddyburg.it/article/articleview/10659/0/96/
http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=91446
http://eddyburg.it/article/articleview/10646/0/117/
http://circolopasolini.splinder.com/post/15892487#more-15892487
http://www.eddyburg.it/article/articleview/10631/0/117/
http://www.eddyburg.it/index.php/article/articleview/10624/0/213/
http://circolopasolini.splinder.com/post/15857179#more-15857179
http://www.piccolaterra.it

lunedì 11 febbraio 2008

Petizione per salvare i parchi della lombardia (contro l'emendamento alla legge regionale 12/05 che semplifica l'iter per edificare nei parchi)

Ci risiamo, la Regione Lombardia torna alla carica con un emendamento già proposto a dicembre che consentirebbe di edificare nei parchi regionali con un iter semplificato.

In pratica se un Comune chiede di edificare e l'Ente Parco coinvolto è contrario allora la palla passa alla Regione che dirime la contrapposizione imponendo la propria volontà.
E sappiamo bene come la Regione Lomabrdia abbia una eccessiva predisposizione per il binomio cemento&asfalto.

E' importante raccoglie il maggior numero di firme entro i prossimi 2 giorni, l'emendamento verrà infatti discusso in commissione mercoledì 13 febbraio e, se positivo il parere, votato subito dopo dal Consiglio Regionale lombardo.

Collegatevi al sito www.piccolaterra.it della Associazione "La Rondine": troverete l' avviso pulsante "cliccate qui per aderire alla raccolta firme".

Come Comitato di Pavia tramite il Coordinamento dei Comitati siamo tra i promotori dell'appello.

Grazie, qui sotto il testo dell'appello.

Promuovete l'iniziativa, fate firmare parenti e amici.


Associazione per il Parco sud Milano, Amici di Beppe Grillo Pavia, Associazione "La Rondine", Comitati contro la Broni Mortara, Italia Nostra Pavia, Legambiente provinciale Pavia, WWF Oltrepo Pavese

venerdì 25 gennaio 2008

Nuovi insediamenti sul territorio: comitati di cittadini contro comitati di affari.


A commento del corsivo di Angelo Pezzali, la lettera del Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara.


Nel suo corsivo sulla Provincia Pavese di domenica 20 gennaio Angelo Pezzali commenta il continuo e spontaneo sorgere di comitati di cittadini contro quasi tutti i progetti di nuovi insediamenti in provincia. Logistiche, interporti, autostrade, discariche di vario tipo, raddoppio di inceneritori, raddoppio di raffinerie, impianti per la produzione di etanolo, mega-centri commerciali, per non parlare della crescita indiscriminata di insediamenti abitativi (villettopoli). Landriano, Zinasco, Parona, Sannazzaro, Bressana, Corteolona, San Martino Siccomario, Borgarello, Galliavola, i comuni che insistono sull'asse della prevista autostrada Broni-Pavia-Mortara sono solo alcune delle località interessate dal fenomeno.

Cerchiamo di analizzare gli elementi comuni a questi progetti per capire se hanno un senso le reazioni spesso esasperate dei cittadini.
- In nessun caso è previsto il riutilizzo di aree dismesse (che non mancano), ovunque è più comodo costruire su terreni agricoli che in questo modo vanno persi per sempre.
- Manca il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano il loro futuro, si lavora dietro le quinte e si presentano le proposte quando i giochi sono fatti, gli impegni presi, le carte firmate.
- C'è sempre di mezzo un comitato d'affari e questi comitati sono fortemente interconnessi con politici e amministratori per cui non si capisce più chi decide la pianificazione del territorio e quali interessi si vanno a tutelare. I vantaggi per i Comuni che hanno già accettato di avere sul loro territorio impianti "ingombranti" sono tutti da dimostrare, vuoi per il mancato rispetto degli impegni (come nel caso dell'inceneritore di Parona) vuoi per i costi indotti dalla crescita dei centri abitati che ricadono inevitabilmente sulle amministrazioni locali e annullano l'iniziale, apparente, guadagno dovuto a oneri di urbanizzazione e ICI.
- I nuovi insediamenti prevedono forti incrementi negli spostamenti di merci e materiali, quasi sempre affidati ai TIR e garantiscono quindi un peggioramento della qualità dell'aria che, come è emerso con chiarezza in questi mesi, è già oltre i livelli di guardia in tutta la provincia, compresa la "verde" Lomellina. Peggiorerà quindi il traffico, dovremo stare più tempo in coda, saremo costretti a realizzare nuove strade, che a loro volta porteranno nuovi insediamenti e nuovo traffico, consolidando un circolo vizioso che andrebbe invece interrotto. A meno che il nostro modello non sia l'hinterland milanese e l'obbiettivo clonare indefinitamente l'esperienza urbanistica di Rozzano.

Ogni iniziativa ha poi specifici elementi di anomalia, di superficialità progettuale, di mancanza di buon senso, in omaggio ad una pasticciata teoria del "fare" per cui l'importante è "fare qualcosa" curandosi poco del "come", del "perchè", del "dove" e delle conseguenze a medio e lungo termine. Lontani dai migliori esempi europei giochiamo una partita di retroguardia e incapaci di applicare idee innovative continuiamo a svendere i gioielli di famiglia. Per contro le associazioni ambientaliste e le molte voci autorevoli della società civile, che suggeriscono approcci sostenibili ai problemi, raramente trovano credito.

Angelo Pezzali conclude amaramente e si chiede, di fronte ai comitati dei paesi "ricchi e arrabbiati", se non sia ormai troppo tardi per le loro proteste e le loro accuse. Il pessimismo è d'obbligo. E' tardi in effetti, i danni a paesaggio, ambiente e territorio sono sotto gli occhi di tutti e nessun cambio di direzione arriverà spontaneamente dalle istituzioni o dai partiti che, anzi, salvo qualche eccezione, confermano la tendenza (ad esempio, a livello regionale, mettendo mano al quadro normativo per ridurre le tutele per i parchi e le aree libere). E' tardi purtroppo, ma non ci sono altre strade se non una diffusa presa di coscienza dei problemi ambientali. Ai cittadini, al loro risveglio e alla pressione che possono esercitare sui politici sono affidate le uniche speranze di rallentare il saccheggio.

sabato 19 gennaio 2008

La scelta del sistema operativo del PC e le conseguenze sul piano ambientale

Ripresa dal blog Ecologia 2.0 una interressante analisi su come Linux sia più eco-amichevole dei sistemi operativi proprietari.


Come noto l’utilizzo dei sistemi operativi proprietari condanna gli utenti a subire il modello di business delle case produttrici. Se il proprietario del software cambia sistema operativo e decide di non supportare piu’ quelli vecchi tocca cambiare le macchine (i PC) con notevoli costi per l’utente e notevoli costi ambientali. Il rifiuto tecnologico infatti e’ fortemente inquinante e molto spesso potrebbe essere tranquillamente tenuto in vita.

L’utilizzo di Linux consente di ovviare a questo problema. Da un lato infatti non si pone il problema di dover sostituire il sistema operativo, dall’altro il sistema libero e’ meno avido di risorse e consente una diversa gestione delle macchine.

Se questo e’ o puo’ essere un problema relativo per il singolo utilizzatore, altro e’ per la PA, la grande azienda o comunque realta’ che posseggono e gestiscono molti PC.

Interessante il dato riportato da gnuvox che dice:

"Dando risalto solo ora - e questo e’ in effetti piuttosto curioso - a uno studio del governo inglese che risale al 2004, il sito americano (si riferisce al sito della CNN, NdA) pubblicizza il fatto che l’adozione di Linux riduce il quantitativo di e-rifiuti (cioe’ spazzatura derivante da apparecchiature elettroniche) del 50%. Il motivo e’ la maggior longevita’ di un Pc dotato del sistema operativo open source rispetto a uno dotato di Windows. Mediamente, si legge nel rapporto stilato dal governo inglese, gli utenti di Windows aggiornano il proprio hardware ogni 3/4 anni, mentre il lasso di tempo per la stessa operazione fatta dagli utenti di Linux e’ di 6/8 anni."

Raddoppiare il tempo medio di vita di un PC vuole dire dimezzare i costi medi di approvvigionamento hardware, pensando ad una PA, ad una biblioteca o ad una scuola vorrebbe dire, di fatto raddoppiare la dotazione possibile di postazioni… se proprio non si vogliono risparmiare i soldi dei contribuenti

venerdì 18 gennaio 2008

Rassegna delle lettere del Coordinamento contro la Broni Pavia Mortara pubblicate dalla Provincia Pavese

VENERDÌ, 18 GENNAIO 2008

Nessuna fiducia nel Parco del Ticino

Milena Bertani è stata confermata, per il suo secondo mandato, alla presidenza del Parco del Ticino. Questa nomina non lascia purtroppo presagire nulla di buono.
La Bertani e il consiglio di amministrazione uscente avevano, con una delibera contestata da tutte le associazioni ambientaliste, votato favorevolmente alla realizzazione dell’autostrada Broni-Pavia-Mortara. Il voto era stato poi confermato in sede di prima conferenza dei servizi nel febbraio 2007.
Stando al progetto preliminare l’autostrada dovrebbe attraversare per un tratto di circa 15 chilometri il parco del Ticino, sfiorando alcune delle zone maggiormente tutelate dal punto di vista ambientale.
Non è una questione da poco: di fronte alla più imponente e criticata infrastruttura degli ultimi decenni, l’ente Parco aveva sostenuto di non volersi porre in contrapposizione con la volontà dei Comuni e delle altre amministrazioni (Provincia di Pavia e Regione Lombardia).
Si tratta di una chiara rinuncia a svolgere il proprio ruolo. Come si può pensare che il parco del Ticino possa essere difeso e tutelato, se l’ente Parco ha come principale obiettivo una sterile e discutibile pace istituzionale?
In un clima che vede la Regione proporre, tramite il famigerato emendamento ammazza-parchi, la semplificazione delle norme per edificare all’interno dei parchi lombardi, che vede i Comuni sempre più avidi di aree verdi da urbanizzare e che, infine, prospetta per l’aeroporto di Malpensa una ulteriore espansione, l’ultima cosa da fare era riconfermare una dirigenza poco coraggiosa e troppo incline al compromesso.
Con questi precedenti l’accordo tra le istituzioni sembra proprio il pranzo di Natale, con il Parco del Ticino, invitato speciale, a recitare il ruolo del tacchino.
Coordinamento contro la Broni-Pavia-Mortara via e-mail


SABATO, 12 GENNAIO 2008

Pagina 14 – lettera-attualità

Cava Manara, la battaglia contro l’autostrada

Leggiamo con piacere sulla Provincia pavese del 5 gennaio che il sindaco di Cava Manara, Claudia Montagna, si sta muovendo contro l’autostrada regionale Broni-Pavia-Mortara. Sarebbe facile osservare che sinora non ce ne eravamo accorti, ma si sa che l’anno nuovo porta sempre buoni propositi e dunque tra i nostri ci sarà quello di essere meno distratti.
Ci viene però un dubbio. Quando il sindaco afferma che «noi abbiamo preferito la strada di porre dei vincoli che consentiranno precise azioni di salvaguardia del nostro territorio anche sotto il profilo acustico» e subito dopo chiarisce che si tratta di «vincoli che riguardano sia la viabilità locale che autostradale», sembra che implicitamente parta dal presupposto che l’autostrada sia necessaria e il compito del diligente amministratore sia semplicemente quello di mitigarne l’impatto.
Noi invece crediamo - e siamo in grado di giustificare su basi molto concrete la nostra convinzione - che l’autostrada Broni-Pavia-Mortara, i suoi Pm10, le sue colate di cemento sul territorio (che incidono particolarmente sul centro abitato di Cava) costituiscano un danno irrimediabile per la provincia di Pavia oltre che essere un’opera palesemente inutile ed eccessivamente costosa.
Ci sembrerebbe dunque più utile se gli amministratori locali investissero le proprie energie contro il progetto in quanto tale e non in battaglie di retroguardia, il cui obiettivo non pare altro che quello di determinare per quante lenticchie sia lecito, se non doveroso, svendere il proprio territorio.
Il coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara


MERCOLEDÌ, 02 GENNAIO 2008

Pagina 8 – Attualità - lettera

Ambiente, Zucchi ricordi anche le polveri sottili

Desideriamo rispondere, anche se è passato un po’ di tempo, all’intervento dell’onorevole Zucchi in merito all’impianto di bioetanolo a Zinasco. Due le frasi di maggior interesse: 1) «Sulle bioenergie l’Unione europea ha emesso una direttiva che non permette di fare della filosofia, ma che vincola in maniera chiara ad alcuni parametri: una percentuale sempre maggiore di tutto il diesel e la benzina venduti negli Stati membri deve essere costituita da biocarburanti».
Ci stupisce che il parlamentare, così appassionato al futuro dei carburanti di origine vegetale, non tenga nella stessa considerazione una ben più datata, importante e mai osservata direttiva europea, determinante per la salute di tutti noi, che impone per il 2010 il dimezzamento dei valori di tolleranza per le emissioni di polveri sottili, superati a Pavia e provincia in maniera straordinaria e in senso peggiorativo anno dopo anno.
Le nuove cosiddette «grandi opere» in provincia vanno tutte nella direzione del potenziamento del traffico privato e del trasporto merci su gomma: l’autostrada Broni-Pavia-Mortara e i tanti impianti logistici. 45.000 veicoli al giorno, la maggior parte dei quali non circolanti in precedenza nel nostro territorio: proprio in barba alla normativa appena citata.
Non ci sembra che Zucchi si sia schierato contro queste opere per difendere la direttiva europea con la stessa sollecitudine. La risposta a entrambi i problemi non sta nell’individuare che cosa bruciare nei motori delle nostre auto, ma in un impegno politico finalmente serio e mirato al potenziamento massiccio del trasporto pubblico.
2) «Oggi è necessario pensare all’agricoltura come a una delle possibili risorse che possono concorrere alle politiche energetiche. Pensarla, cioè, come uno strumento in grado di contribuire in maniera importante alla salvaguardia del pianeta». La politica pavese, da destra a sinistra con poche eccezioni, sta incentivando una lista crescente di logistiche di dimensioni grandi e medie oltre all’autostrada Broni-Pavia-Mortara: lo sbocco viabilistico per il nuovo e possente traffico veicolare originato da queste infrastrutture, su dichiarazione stessa dei fautori dell’opera.
Oltre a minacciare l’autosufficienza alimentare, gettando cemento su un’immensa estensione di terreno coltivabile con conseguenze irreversibili, si mette la pietra tombale sulla possibilità di produrre energia dal nostro suolo, rendendo indispensabile l’acquisto della materia prima all’estero e determinando il degrado di aree naturali in altre nazioni. Si importa una non-soluzione e si esporta un problema sicuro.
Prendiamo inoltre atto che i nomi degli industriali e degli amministratori che smaniano per la Broni-Mortara si ritrovano anche nel progetto bioetanolo di Zinasco; e temiamo che anche in questo caso godano dell’appoggio politico necessario per realizzare l’opera.
Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara


VENERDÌ, 28 DICEMBRE 2007

Pagina 10 - Attualità

BRONI-MORTARA

L’impegno per il «no» ha avuto un premio

E’ passato un anno dal mio primo sbigottimento per le informazioni mai avute su un progetto che avrebbe alzato un ponte di 20 metri in prossimità della mia nuova abitazione. Le settimane successive sono state una frenetica corsa a capire cosa stesse accadendo, ed in questa corsa ho incontrato persone splendide, preparate, impegnate, la cui voce ha sempre dovuto stare in sordina. Man mano che i mesi si dipanavano non ho più pensato alla mia casa come al «mio orticello» come qualcuno ha detto, ma mi sono accorta di quanto il mio territorio sia fragile per la sua posizione geografica di depressione, di venti, di escursioni termiche che lo rendono uno dei più inquinati d’Europa. Mi sono contemoporaneamente riappropriata dei suoi meravigliosi boschi, della sua agricoltura, della fauna che pensavo non esistesse più tanto ero presa dalla frenesia di correre a lavorare e poi di accudire alla famiglia.
Ho passato tutto il tempo libero, insieme a tanta gente, a partecipare, quando ci era permesso, ai consigli comunali, ad ascoltare studiosi del nostro territorio, a controllare quanti giorni purtroppo i nostri paesi superino i valori limite di polveri sottili e di Pm 10, a contare quanti capannono di logistica costruti da anni e mai usati costellino come scheletri la nostra pianura, a capire che ci sono soluzioni immediate per snellire il traffico delle nostre zone, ad intuire che 40.000 veicoli in più al giorno e lo sbancamento di tanti, troppi metri cubi di terra porterebbero a malattie incurabili ed alla definitiva perdita di ricchezze che rappresentano il nostro progresso, le nostre radici.
Ringrazio questo progetto (l’autostrada Broni-Mortara, ndr) perchè mi ha dato la possibilità di vivere e non sopravvivere, di avere voglia di studiare, capire, di aver potuto conoscere persone impegnate a ricordare agli altri come si debba avere umiltà ed autocritica per decidere del territorio che ha solo le nostre voci per parlare.
Lo ringrazio perchè mi ha permesso di capire gli errori fatti nella costruzione della nostra rete stradale e di sapere che ci sono progetti sicuramente non devastanti per permetterci di «respirare». Ed in ultimo lo ringrazio perchè ora so cosa voglio per i miei figli e cosa non voglio e sicuramente esso rientra tra le cose che non voglio.
Marisa Morini San Martino Siccomario


GIOVEDÌ, 27 DICEMBRE 2007

Un bene da preservare, il «suolo in prestito»

Gentile direttore,
leggiamo con interesse la lettera del presidente provinciale Vittorio Poma alla Provincia Pavese del 21 dicembre sul futuro di Pavia e della nostra provincia, e apprezziamo il fatto che Poma stia cercando una dialettica con i cittadini. Diciamo perciò la nostra, viaggiando un po’ tra fantasia e realtà, tra le speranze per il domani e i continui bruschi risvegli dell’oggi, causati dal timore che stiamo percorrendo la strada sbagliata.
Se dobbiamo pensare a Pavia fra 100 anni, ci immaginiamo una città in armonia con madre natura e con l’ambiente. Popolata da persone che consumano le risorse (solo quelle rinnovabili) in modo ragionevole, in un contesto globale che ha trovato alternative al petrolio ma che soprattutto ha imparato a limitare le richieste energetiche e la produzione di rifiuti, eliminando alla radice gli scontri sulle discariche e gli inceneritori. Una città che ha gli stessi identici confini di oggi, che non ha utilizzato un solo metro quadrato in più di terreno libero, che ha azzerato il consumo di suolo. Di più, una città e ua provincia che hanno invertito la rotta, riqualificando a terreno agricolo o a parco le molte aree urbanizzate e non utilizzate, le future aree dismesse, le aree artigianali e industriali che avranno chiuso il loro ciclo. Per fare un esempio, tra i tanti possibili nella nostra provincia, l’area occupata dalla Dolma di Belgioioso, ormai ridotta a piccola sede commerciale, potrebbe tornare a madre natura: dopo che ci siamo «presi in prestito» quel pezzo di suolo.
Ci immaginiamo una città e una provincia dove un concetto come questo, del «suolo in prestito», non provochi quella traccia di dubbio che ci figuriamo sulle facce di chi legge, perché sarà un concetto ormai conquistato, anzi ri-conquistato, dopo qualche generazione di troppo spensierata e non armoniosa crescita. Una città e una provincia nelle quali i piccoli e grandi costruttori e operatori dell’edilizia, il cui profitto viene oggi prodotto a discapito di una risorsa di tutti non rigenerabile (il suolo appunto) potranno, attraverso la riqualificazione dell’immenso patrimonio edilizio esistente, continuare le proprie attività e prosperare.
Ci immaginiamo una città che, con gli altri principali centri urbani della provincia, torni accogliente nel senso più profondo del termine, che non costringa alla fuga i propri abitanti verso paesi che quintuplicano in 15-20 anni i propri abitanti secondo una dinamica urbanistica incontrollata. E una provincia dove l’eventuale decisione di un sindaco di urbanizzare un’area al solo scopo di far quadrare il bilancio delle spese correnti possa essere considerata, al massimo, una battuta.
Ci immaginiamo istituzioni che anticipano e guidano i processi, invece che farsene travolgere. Che si dedicano ai problemi prima che diventino cronici: perché, per esempio, l’attuale Provincia ha atteso 10 anni prima di mettere mano al piano del traffico provinciale (Ptve), e perchè, giunti a questo punto, anziché affrettarsi ad approvare un’autostrada, non ha aspettato pochi mesiin modo che il piano fosse definito e condiviso? Vorremmo istituzioni i cui rappresentanti abbiano ben presente il principio per cui, se sono dove sono, è per un patto con i cittadini e che questo va confermato e verificato continuamente. Istituzioni che non flirtino con i comitati di affari, più o meno espliciti, per non perdere di vista i loro veri obbiettivi.
Saranno così Pavia e la sua provincia fra cento anni? Speriamo. Di certo si può cominciare già domani a dar corpo a questa speranza; bastano pochi anni per raggiungere buona parte dei risultati. In molti settori le «buone pratiche» e un po’ di organizzazione possono risolvere problemi cronicizzati. A chi vorrà interpellarci proveremo a raccontare alcune delle soluzioni possibili e il modo per arrivarci.

Coordinamento Comitati e Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara via e-mail





VENERDÌ, 23 NOVEMBRE 2007

Risposta del Coordinamento, sulla Provincia Pavese del 23 novembre, ad una lettera dell'UDC Pavese

Gentile direttore,
Risposta del Coordinamento, sulla Provincia Pavese del 23 novembre, ad una lettera dell'UDC Pavese

Gentile direttore,

in una lettera pubblicata sulla Provincia pavese del 21 novembre scorso, la direzione cittadina dell’Udc segnala l’esistenza a Pavia di alcune situazioni di degrado ambientale e accusa la Giunta comunale attuale di non fare nulla in tal senso. In particolare, i quattro esponenti dell’Udc lamentano la situazione di viale Trieste, nei pressi dell’autostazione, dove “l’aria è irrespirabile”, e contestano alla Giunta in generale e all’assessore all’Ecologia in particolare di non aver dato corso alle verifiche promesse.

Non siamo interessati a entrare nella polemica politica. Prendiamo tuttavia atto, non senza un po’ di sconforto, del fatto che le contestazioni ambientaliste dell’Udc alla Giunta eludono la ben più rilevante questione dell’autostrada regionale Broni-Pavia-Mortara. Questo ci pare davvero bizzarro, dal momento che è difficile non pensare che migliaia di camion siano più dannosi di qualche decina di autobus.

Se si tratta di una semplice dimenticanza, invitiamo gli esponenti dell’Udc ad allargare il paniere delle contestazioni, visto che sulla Broni-Pavia-Mortara la Giunta ha tenuto un comportamento quantomeno ambiguo. Se invece (come temiamo) quello degli esponenti dell’Udc è un tipico caso di silenzio-assenso politico, chiediamo loro come possano conciliare le preoccupazioni per l’aria irrespirabile di viale Trieste con l’avallo a un progetto che riverserà migliaia di mezzi pesanti provenienti dall’A4 su una striscia d’asfalto che passerà a 3 chilometri dal centro cittadino.

In questo secondo caso, l’Udc sarebbe comunque in buona compagnia: il silenzio(-assenso?) è dell’intera classe politica provinciale, benché la Broni-Pavia-Mortara sia un progetto che è destinato a cambiare per sempre la fisionomia del nostro territorio sfigurandolo con un serpente di 50 km alto 2 metri e mezzo (avete letto bene: tutta l’autostrada, dove non si alzi in viadotti alti 17 metri, scorre sopraelevata di 2 metri e mezzo da terra!), con svincoli grandi come interi paesi e con la campagna distrutta dalla cementificazione di logistiche e centri commerciali annessi al progetto.

Pensare al territorio e all’ambiente vuol dire progettare per i cittadini una migliore qualità della vita, non acconsentire alla svendita e alla distruzione del territorio e poi polemizzare strumentalmente su viale Trieste. Diversamente, non si può fare a meno di constatare che siamo di fronte all’ennesimo caso di schizofrenia politica, in cui il rispetto dell’ambiente va applicato ai nemici ma interpretato per gli amici.
Il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara.

Coordinamento Comitati e Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara via e-mail


domenica 23 dicembre 2007

Nomine San Matteo. Il peggio accade.

Viene nominato Pietro Caltagirone.
Ecco la rassegna stampa del 22/12 dalla Provincia Pavese e dal Corriere sella Sera, precedute dal comuncato stampa diffuso dagli Amici di Beppe Grillo di Pavia

Comunicato.

Formigoni ha proposto di nominare un pregiudicato come direttore generale del San Matteo.
Il consiglio di amministrazione non ha avuto nulla da dire, a parte il tentennamento di uno dei consiglieri (Mazza - PD) che si è astenuto.
Prendiamo atto di questa scelta che offende il San Matteo e l'intera città.

Come conferma lo stesso direttore fresco di nomina in una intervista alla Provincia pavese del 22 dicembre, sul suo capo pende una condanna a due anni per falso e abuso di ufficio, condanna che ha passato i tre gradi di giudizio ed è stata confermata in Cassazione.
La vicenda riguarda le irregolarità compiute in un appalto per forniture informatiche in cui il DG, all'epoca al Niguarda, aveva fatto in modo che la fornitura venisse assegnata ad un "imprenditore amico". Per non dover procedere ad una vera e propria gara, l'aveva inoltre suddivisa in più lotti, compiendo un'azione contraria alla legge. Non si tratta di una questione da poco e inoltre attiene specificatamente il ruolo istituzionale di un DG.

Dopo averci assuefatti in questi anni alle nomine politicizzate il sistema della sanità lombarda ha fatto un passo avanti e sfondato un'altra soglia psicologica, sdoganando i condannati.

Non c'erano altre soluzioni? Tra i circa cinquecento candidati per 50 posti tra ASL, ospedali e istituti di ricerca (IRCSS), non se ne trovava uno con un curriculum giudiziario decente?

Per quanto ci riguarda continueremo nella nostra operazione di informazione confidando in una reazione della città. E parliamo dei singoli cittadini perchè per le forze politiche e per le istituzioni pavesi questa nomina sembra che vada benissimo.

Gli Amici di Beppe Grillo di Pavia


E qui sotto le notizie

Dal Corriere del 22/12/07

Il caso: 2 anni per abuso d’ufficio non hanno impedito la “promozione” di Caltagirone

POLTRONE, LA CONDANNA NON E’ UN OSTACOLO

Una condanna definitiva a 2 anni (con la sospensione condizionale) per i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico non ha avuto ripercussioni sulla nomina di Pietro Caltagirone al San Matteo.

Quando la Regione Lombardia tempo fa ha riscritto i criteri di idoneità alle nomine dei manager della sanità, tra i requisiti ostativi ha inserito le condanne definitive per una serie di reati.

Tra essi, però, non c’è l’abuso d’ufficio; e, se a impedire la nomina, può essere una sentenza di condanna per falso materiale, non è invece un ostacolo la condanna (come nel caso di Caltagirone) per falso ideologico.

Il processo conclusosi in primo grado nel 2003 e poi approdato in Cassazione nel 2005 aveva scandagliato i rapporti tra la società d’informatica Easycard srl amministrata dall’imprenditore Franco Maggiorelli (nel frattempo morto) e il mondo della sanità pubblica cittadina nel 1998.

L’accusa, sostenuta dal pm Francesco Prete, contestava le modalità di assegnazione dell’auditing informatico da 250 milioni di lire per l’Asl Città di Milano, per il Fatebenefratelli, e per l’Ussl 36di cui era commissario straordinario Caltagirone, poi direttore generale del Niguarda.

Maggiorelli (già consigliere dell’Inter e teste nelle inchieste sulla cerchia di amici dell’ex pm Di Pietro) obiettava che l’assegnazione dei lavori di auditing sarebbe stata corretta anche a trattativa privata; mentre i manager della sanità pubblica rivendicavano di avere fatto risparmiare soldi rispetto alla gara pubblica.

Ma il tribunale (collegio tutto femminile, Gandus-Lacaita-Vitale), con sentenza confermata in Cassazione, aveva ritenuto, in base ad atti amministrativi e intercettazioni, che Maggiorelli fosse stato privilegiato sin dall’inizio, in una trattativa privata appena abbellita dall’invito rivoltogli dai manager ospedalieri a “scritturare” almeno altre due aziende partecipanti.

Caltagirone non si è arreso neppure davanti alla Cassazione: davanti alla Corte europea di giustizia, infatti, pende un suo ricorso su un prospettato errore di diritto nella sentenza, che l’ordinamento italiano non permetterebbe di rimuovere.

Luigi Ferrarella

lferrarella@corriere.it

Dalla ProvinciaPavese del 22/12/07




Nomina lampo per Caltagirone

Scelto da Formigoni e accettato dal consiglio ieri pomeriggio In tarda serata si è già insediato il nuovo direttore generale

PAVIA. Pietro Caltagirone è il nuovo direttore generale del San Matteo. Si è insediato ufficialmente ieri sera e stamattina sarà già nel suo nuovo ufficio pavese. Poco prima delle 21 il consiglio d’amministrazione ha votato quasi all’unanimità (con la sola astensione di Giancarlo Mazza, ds) il nuovo manager, proveniente dall’azienda ospedaliera di Lecco. Tra i primi designati dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, nel giro di valzer dei direttori generali lombardi. Dalla riunione al Pirellone di ieri pomeriggio sono uscite le nomine di due ircss, San Matteo di Pavia e Besta di Milano. Entro il 31 dicembre saranno assegnate le altre 47 poltrone strategiche della sanità lombarda, compresa l’Asl pavese (Maurizio Amigoni dovrebbe spostarsi proprio a Lecco e Luigina Zambianchi, direttore sanitario al policlinico forse a Cremona).

L’indicazione di Formigoni è stata trasmessa in serata dal presidente della fondazione, Alberto Guglielmo, ai consiglieri.
Nel salone illuminato a festa a un’ora inconsueta per il San Matteo il nuovo direttore generale ha stretto la mano a Maurizio Niutta che ha traghettato il policlinico da novembre - data in cui lo “storico” dg Giovanni Azzaretti se ne è andato, dopo un lungo e travagliato scontro al vertice - fino a ieri. Niutta, legato alla famiglia di Forza Italia ma non fedelissimo dell’assessore regionale Giancarlo Abelli, tornerà - «già questa mattina» dice - nel suo ufficio alla direzione generale dell’Asp, l’azienda servizi alla persona dalla quale era in aspettativa. Con una e-mail, fatta circolare tra i dipendenti, Niutta «ringrazia tutti». In questo breve periodo, scrive, «anche se non ho potuto incontrare materialmente tutti, ho compreso la grandezza, l’importanza e la strategicità di questo ospedale. Ma chi lo rende grande siete voi». (m.g.p.)




«Subito al lavoro, qui c’è tanto da fare»
Nel suo ufficio già da questa mattina. E presto arriva il suo staff

MARIA GRAZIA PICCALUGA




PAVIA. Sarà un Natale di lavoro per Pietro Caltagirone che stamattina si insedia nel suo nuovo ufficio al San Matteo. Chiudendo una fase travagliata del policlinico. E aprendone una nuova «perchè - dice - a me le avventure piacciono. So che qui c’è tanto da fare ma così è anche più stimolante».
Medico igienista, specializzato proprio all’Università di Pavia con il professor Cesare Meloni, Caltagirone ha alle spalle esperienze di peso nelle asl milanesi, al Niguarda e all’azienda ospedaliera di Lecco dove ha compiuto una rivoluzione organizzativa. «Al 3º posto in Italia nella classifica del Sole 24 Ore per capacità di attrazione dell’utenza e per una gestione che si prende cura del paziwente a 360 gradi» spiega.
La sua squadra per Pavia è già pronta?
«Marco Bosio, igienista con una lunga esperienza in Regione, sarà il direttore sanitario. Negli ultimi 5 anni ha lavorato bene a Lecco, in staff, sul servizio di qualità che, da quanto ho visto, qui non esiste. Potremmo metterlo in piedi. In direzione amministrativa si insedierà Isabella Galluzzo, che negli ultimi 14 anni ha lavorato con me».
Che idea si è fatto del San Matteo?
«Preferisco farmela conoscendo l’ambiente di persona, entrando dentro il sistema. Le cose riportate non rispondono sempre al vero».
Lei arriva al termine di una fase non serena...
«Mi dicono che ci sono dei problemi: carenza di infermieri, rapporti da ricostruire con i sindacati, sinergie da creare con le altre realtà sanitarie del territorio. Verifichiamoli. La fama di questo ospedale però arriva anche oltre confine. So che è una cittadella sanitaria e per me questa è la prima esperienza in sinergia con un’Università. Sarà interessante».
I “grillini” hanno contestato la sua nomina per una condanna penale ai tempi del Niguarda. Lo sa?
«I detrattori usano questa informazione parzialmente, non dicono tutto. Si limitano a parlare di abuso d’ufficio e falso, ma non dicono che lo stesso pubblico ministero ha sfrondato tutte le altre accuse. Nella stessa sentenza venne confermato che non è stato prodotto alcun danno al Niguarda e che l’errore fu di tipo procedurale. Non dicono neppure che è stata concessa sospensione della pena e non menzione. Io comunque preferisco farmi conoscere sui fatti e sul lavoro, piuttosto che per le polemiche».
Conosce il suo predecessore, Giovanni Azzaretti?
«Di vista. Non conosco nessuno qui a avia e credo sia la mia fortuna».
Rimarrà solo un anno e mezzo, fino alla scadenza del consiglio. Un azzardo o un investimento?
«Una scommesa direi, credo molto nel progetto del nuovo San Matteo. Sono grato a Formigoni per questa ulteriore opportunità che mi ha dato. La mia nomina esce da un confronto con l’assessore Abelli che ha sempre creduto nel mio lavoro, riconoscendomi i risultati».




IL CASO
Al voto il Pd si è diviso



PAVIA. L’ha ammorbidita con intenti propositivi e dichiarazioni di fiducia ma l’astensione del consigliere Giancarlo Mazza (Ds) è arrivata come previsto. Non ha seguito invece gli ordini di scuderia del Pd il consigliere Ettore Filippi che, motivando la sua decisione, ha dato il suo voto al nuovo direttore generale.

giovedì 6 dicembre 2007

Iniziativa Ospedale Pulito

Al grido simbolico di OSPEDALE PULITO nei prossimi giorni gli Amici di Grillo volantineranno di fronte al presidio ospedaliero per sensibilizzare tutti – personale medico, paramedico e amministrativo, utenti e cittadinanza in genere – sull’importanza della scelta cruciale che verrà fatta a giorni in Regione.

Consapevoli dell’enorme rilevanza del ruolo che il San Matteo occupa sul territorio locale e nazionale e della necessità di una sua gestione trasparente ed efficace, gli Amici di Grillo hanno preparato una letterina per Babbo Natale in cui chiedono di portare in dono alla città un candidato che sia preparato, all’altezza dell’incarico e soprattutto onesto, senza precedenti condanne alle spalle.

A tal proposito chi volesse sottoscrivere l’appello lanciato nella missiva natalizia può farlo via mail attraverso l’indirizzo ospedalepulito@gmail.com.

Le firme saranno successivamente inviate al presidente lombardo Formigoni perché tenga conto della richiesta al momento della delicatissima nomina.


Volantino


Caro Babbo Natale,
la Regione Lombardia entro il mese di dicembre
dovrà indicare il nome del candidato idoneo alla carica
di Direttore Generale del Policlinico San Matteo.
Non si tratta di un ospedale qualsiasi: il San Matteo è una delle delle istituzioni più
importanti per la nostra città, un vero e proprio “biglietto da visita”, un simbolo che
vanta secoli di storia.
Caro Babbo Natale, noi cittadini quest’anno
ci siamo comportati bene.
E abbiamo cercato, nelle nostre attivita’,
di far riemergere il VALORE
(sempre piu’ sfumato e impalpabile)
della LEGALITa’.
Per questo confidiamo nel tuo operato e ti chiediamo di regalare tanto senso civico
e saggezza al presidente della Regione Lombardia, a cui spetta il difficile compito.
Aiutalo tu a scegliere il candidato migliore!
Ovviamente, oltre che meritevole, ci piacerebbe anche un candidato
ONESTO, AFFIDABILE,
E SENZA PRECEDENTI CONDANNE.
Siamo certi che nella rosa dei candidati ci siano persone
con tutte queste qualità, per noi decisive.
Grazie di cuore.
Gli amici di Beppe Grillo di Pavia.
Se vuoi anche tu sottoscrivere questa richiesta a Babbo Natale invia una e-mail a
ospedalepulito @gmail.com
indicando: cognome, nome, professione (se vuoi) e comune di residenza.
L’elenco dei firmatari verrà recapitato al Pirellone.


mercoledì 5 dicembre 2007

Di quella volta che Luigi Zunino ha venduto l'ex Fiat-Avio ...

Ennesima brutta storia dall'area grigia a cavallo tra imprenditoria e politica.
Nello scambio di favori vengono illegalmente generate plusvalenze milionarie, prelevate direttamente dalle nostre tasche. La misura è colma ma il fenomeno sembra inarrestabile.

Grazie al Circolo Pasolini Pavia da cui riprendo l'articolo
Autore: Irene Campari

"Luigi Zunino, presidente del gruppo immobiliare Risanamento, è stato rinviato a giudizio e verrà processato il 22 maggio per truffa nei confronti della Regione Piemonte. L'ha deciso ieri (il 2 dicembre ndr) il GUP accogliendo la tesi dell'accusa. Nel 2004 l'immobiliarista ha acquistato da Fiat l'area dell'ex Fiat Avio per 26,2 milioni di euro e nel giro di poco tempo l'ha rivenduta all'ente pubblico per 51,4 milioni. Ma non è tutto. Ad aggravare la posizione di Zunino sarebbe anche il fatto di aver fornito alla Regione Piemonte copie del rogito precedente con il prezzo cancellato e dichiarato invece che il valore era di 46 milioni. Infine, in sede di contratto preliminare il manager avrebbe indicato a carico dell'ente i costi della bonifica del sito industriale, di circa 20 milioni. Il presidente di Risanamento sostiene che il truffato sia lui e che comunque un'operazione da 50 milioni per lui non è gran cosa." Questa la notizia riportata da "La Stampa" il 21 novembre 2007. Noi aspettiamo la sentenza definitiva, perchè siamo garantisti. Intanto ci informiamo e pensiamo.
Luigi Zunino ha una predilezione per le aree dismesse. A Sesto San Giovanni sta costruendo nell'area ex Falk (progettista Piano) comperata dal Gruppo Pasini dal quale ha acquistato il 100% di Immobiliare Rubina per 88 milioni di euro nel 2005, a Milano Santa Giulia sta costruendo il quartiere Montecity Rogoredo (progettato da Foster) che costerà 2,8 miliardi di euro, ad Asti nell'area ex Snia, la Tradital ha costruito il suo supermercato. Ma sono solo esempi presi qua e là. Per se stesso si sta ristrutturando un attico a New York del valore di 56 milioni di euro, progettato da Renzo Piano. Ha interessi solidi anche a Pavia. E' proprietario diretto di 44.000 mq all'area ex Snia Viscosa, tramite la società Tradital spa interamente controllata da Risanamento, la sua ammiraglia. Della Tradital sono gli edifici di archeologia industriale della ex Snia vincolati dal PRG, uno dei quali è stato abbattuto, su ordinanza del Sindaco Capitelli, il 25 luglio 2007. Il pretesto era l'incolumità dei Rom che avevano le baracchine là sotto; cittadini Rom che sono poi stati cacciati da Pavia senza preoccuparsi troppo della loro sorte. Quell'abbattimento era illegittimo, e i Rom un pretesto per demolire; cittadini e associazioni, tra i quali il Circolo Pasolini, per la salvaguardia dei due edifici rimasti, hanno presentato due esposti alla Procura generale, e denunciata la demolizione illegittima dell'edificio già abbattuto (la Procura è arrivata sul posto a mezzogiorno del 25 luglio, a demolizione già avvenuta e sequestrando l'area). Nel luogo dov'era l'edificio abbattuto (risalente al 1907) è prevista la costruzione di una parte di un centro commerciale di 9.000 mq frazionato in più aree, che dovrebbe realizzarsi nella parte più vicina a Viale Montegrappa.
La notizia proveniente dalla Procura di Torino contiene spunti interessanti per comprendere i legami e i rapporti tra pubblica amministrazione e immobiliaristi: la compromissione con l'amministrazione locale che accetta di ricomperare a prezzo esorbitante un'area che avrebbe potuto acquisire prima e a un prezzo enormemente più vantaggioso, e i costi di bonifica che Zunino vorrebbe, nel caso di Fiat-Avio, accollare all'Ente pubblico. Non è una novità che le amministrazioni comperino da imprenditori amici immobili e società a prezzi irragionevoli. La Provincia di Milano aveva comperato quote per più di 200.000 € della Milano-Serravalle dal Gruppo Gavio, per poi vendergli due anni dopo le proprie quote della Sabrom, la società che gestisce il piano preliminare dell'autostrada Broni-Mortara. Va da sé che questi imprenditori fanno un po' quello che vogliono. Il Piano per l'ex snia Viscosa di Pavia era in Internet dal 2005, illustrato nei piani aziendali di Risanamento spa. A Pavia ancora a marzo 2007, si diceva che non se ne sapeva nulla. Ma Luigi Zunino a Pavia non ha solo quell'interesse. Tra società controllate e partecipate e quelle amiche, le aree che si possono ricondurre a lui e alla sua cerchia sono ampie molte migliata di metri quadrati, anche di logistica.
Per la bonifica, anche alla ex Snia c'è un enorme problema, sul cui costo l'amministrazione dovrà andare a trattare con la proprietà. Di solito, se la bonifica dei suoli costa molto, il proprietario vorrà costruire qualcosa di molto redditizio, oppure, chiederà all'amministrazione locale di pagarsi la bonifica. A Pavia qualcosa di simile è accaduto per la piscina di Via Acerbi. All'ex Snia Viscosa, nella parte dell'area più inquinata è prevista la costruzione di una scuola....

martedì 27 novembre 2007

I numeri del consumo di suolo

La relazione al recente convegno sul “paesaggio italiano aggredito”, tenuto a Roma il 25 ottobre 2007, ricca di dati interessanti.


Autore:

Grazie a EddyBurg da cui riprendo l'articolo.

L’Italia sta vivendo una contraddizione stridente. Una delle tante, e però questa colpisce ad un tempo l’integrità già così intaccata del paesaggio italiano e la qualità già mediocre della condizione abitativa dei redditi più bassi.

Registriamo infatti ad un tempo un consumo di suolo libero (e quindi di paesaggio) letteralmente dissennato e una vera e propria emergenza alloggi per i ceti medi, mediobassi e bassi. Segno evidente che la frenetica attività edilizia che si è andata dispiegando negli ultimi anni riguarda costruzioni destinate quasi unicamente al mercato, per lo più alla speculazione, sovente nelle zone turistiche costiere e montane, con una risalita, ora, dal mare verso l’interno, cioè verso zone di grande pregio e bellezza come ad esempio, le valli toscane, marchigiane e umbre. Basta guardare la cartina – tratta da un Annuario dell’ISTAT – la quale fissa la situazione dell’Italia a pochi anni or sono. In essa vedete come il colore marrone scuro identifichi le zone più edificate e il colore verde quelle più libere o libere dal cemento: ebbene fra Venezia e Milano il verde è già sparito e domina il marrone. Ma è solo un esempio fra i tanti possibili.

Le cifre che riporto in allegato sul consumo di suolo libero in Italia sono infatti le più drammatiche che il Belpaese abbia mai allineato in materia di aggressione al paesaggio e alla straordinaria bellezza italiana. Sono le più drammatiche di tutta Europa, senza confronto. Riguardano l’ultimo quindicennio lungo il quale il ritmo di cementificazione e di asfaltatura dei suoli ancora liberi da infrastrutture e da costruzioni ha marciato al ritmo di oltre 244.000 ettari l’anno. Come non mai. In quindici anni abbiamo così consumato altri 3 milioni 663 mila ettari, cioè una regione grande più del Lazio e dell’Abruzzo messi assieme. Dal 195o una regione più grande dell’intera Italia Settentrionale. Con i ritmi più recenti si può prevedere che in capo a pochi decenni, intere regioni – comprese la Toscana e il Lazio – saranno in pratica un deserto di asfalto&cemento. Ciò non avverrà in questi termini e però l’erosione di un patrimonio immenso e irriproducibile (se non a costi enormi) è sin da ora garantita. Un’autentica pazzia. Che peserà inesorabilmente sui nostri figli, nipoti e pronipoti. In termini di imbruttimento, di involgarimento, di peggioramento dell’ambiente della vita, individuale e collettiva, di dissipazione di un patrimonio nazionale per secoli ammirato, la più formidabile, fra l’altro, attrattiva turistico-culturale da noi posseduta.

Non per caso siamo al primo posto, con la Spagna nella produzione e nel consumo di cemento, quindi con un’altra pesantissima ricaduta paesaggistica causata da cave legali e abusive per ogni dove. Nel Veneto si salvano a stento i Colli Euganei, protetti da un Parco regionale, ma altrove è un massacro, con cifre da primato. Dopo Spagna e Italia viene la Germania ma a grande distanza. Per non parlare della Francia. Questo consumo di paesaggio – a base di cemento, asfalto e cave – non ha riscontri in Europa tranne, ripeto, che in Spagna (dove la “febbre” edilizia si sta raffreddando con pesanti contraccolpi sull’economia in generale).
Esso infatti è reso impossibile da leggi illuminate nel Regno Unito (addirittura dagli anni ’30), in Germania o in Francia. E’ uscito in proposito nel luglio 2006 dall’editore Alinea un eccellente libro a cura di Maria Cristina Gibelli e di Edoardo Salzano “NO SPRAWL” che, in vari saggi, dà conto della situazione europea e nordamericana e della nostra arretratezza sul piano del dibattito e quindi delle misure da adottare.
Possiamo dire che, a livello nazionale, soltanto nel programma dell’Unione c’è un accenno ad una legislazione che consenta di combattere, assieme allo sprawl, cioè al disordine urbano, il dissennato consumo di suolo.

Nel citato volume Maria Cristina Gibelli espone i dati di una ricerca statunitense svolta fra Contee sprawl e no sprawl da un eminente specialista, Richard Burchell, in base alla quale una “crescita controllata” fa risparmiare un 25 per cento dei suoli (senza che l’attività edilizia ne risenta), 12,6 miliardi di dollari di risorse e allacciamenti idrici, fognature,ecc.(con la Villettopoli italiana tali l’acqua viene invece dissipata), un 11,8 per cento nelle infrastrutture stradali, un 7 per cento nei costi dei servizi locali e un 6 per cento nei costi di sviluppo immobiliare.
In Germania, come testimonia nello stesso libro, Georg Josef Frisch, “la necessità di invertire la tendenza di sottrazione di suolo al territorio aperto e rurale è stata riconosciuta per la prima volta dal governo tedesco nel 1985 nell’ambito dei principi di tutela del suolo”, ma nel 1998 l’allora ministro per l’Ambiente, Angela Merkel, oggi Cancelliere, ha posto l’obiettivo di una riduzione quantitativa dell’occupazione di suolo libero a fini urbani fissando la soglia a 30 ettari al giorno, cioè ad un quarto dei consumi in atto. Obiettivo ripreso dal successivo governo rossoverde. E in Germania il consumo di suolo, si badi bene, viaggiava allora al ritmo di 120 ettari al giorno, cioè di 43-44.000 ettari all’anno, un sesto appena dei nostri consumi più recenti.
Certo, il modello inglese di risparmio del suolo è il più antico e collaudato essendo il Regno Unito, del resto, il Paese nel quale è stata più forte e precoce la diffusione urbana. Ma l’allarme per l’erosione dei suoli liberi e/o agricoli venne fatto suonare oltre Manica già negli anni ’30 del ‘900 e si concretizzò nel 1946 col New Towns Act e l’anno seguente col Town and Countries Planning Act. Restrizione della crescita fisica potenziata– nota sempre Frisch – dalla individuazione delle “green belts”, cioè delle cinture verdi. Per cui dalla punta di 25.000 ettari consumati in dodici mesi negli anni ‘30 (un’inezia paragonata alle nostre cifre) Inghilterra e Galles sono scesi ad appena 8.000 ettari annui nel decennio 1985-96. Meno della metà di quanto da noi consuma in un anno la sola Toscana, tanto amata, e abitata, dagli inglesi.
In una intervista che comparirà sul numero in distribuzione del trimestrale d’arte e cultura il “Terzo Occhio”, da me diretto, e redatta da Violante Pallavicino, sir Richard Rogers, celebre architetto, con origini italiane, gran consulente di Tony Blair, fa rimarcare: “Ci tengo a dire che a Londra abbiamo avuto un incremento di popolazione di 1 milione di persone in 10 anni e non abbiamo toccato un solo metro quadrato di green field, la campagna intorno alla città. Abbiamo costruito su brown field, le ex aree industriali. Dal 2001 è legge nazionale: il 70 per cento di ciò che si decide di costruire, laddove esiste, deve essere su brown field, e a Londra il sindaco Livingstone sta arrivando al 100 per cento”.

Un sogno per noi italiani proiettati in tutt’altra direzione. Sciaguratamente. La classifica delle nostre regioni in cui questa devastazione ha corso più dissennatamente lascia trasecolati. Al primo posto infatti c’è la Liguria per la quale, già negli ’60, Giorgio Bocca coniò le espressioni “Lambrate sul Tigullio” e “rapallizzazione”.
Ebbene, nel quindicennio 1990-2005, la già disastrosamente cementificata Liguria è riuscita nell’impresa di “mangiarsi” quasi la metà delle superfici ancora libere. Seguita dalla Calabria che l’edilizia aveva già massacrato, specie lungo le coste, e che ha fatto fuori un quarto abbondante del territorio ancora libero. Si badi bene: le statistiche ufficiali non possono tener conto di quanto, in Calabria e nel Sud, si è divorato il cemento abusivo…Lo stesso in Campania, dove temo che si sia perduto ben più del 15,5 per cento (140mila ettari comunque) dei suoli liberi. Una ricerca pubblicata nel già citato volume “NO SPRAWL” (Antonio De Gennaro e Francesco P.Innamorato) parla di un aumento della superficie urbanizzata in quella regione pari al 321 per cento contro il 21,6 per cento di incremento della popolazione nel periodo 1960-98. In Sicilia ci si è “mangiati” oltre un quinto di territorio non ancora occupato, per cui l’isola risulta quarta in questa nera classifica, preceduta dall’Emilia-Romagna dove negli ultimi anni le gru sono fitte come una foresta, anche in zone collinari pregiate (come Bertinoro). Questa era stata una delle poche regioni a varare il piano paesaggistico voluto dalla illuminata legge Galasso del 1985. Cos’è successo da allora ad oggi? Quale mutazione genetica? Non scherzano nemmeno la Sardegna (nella quale l’attuale giunta Soru sta correndo, caso raro, ai ripari), il Lazio dove l’Agro Romano appare sempre sotto tiro, il Piemonte, la deregolata Lombardia, Abruzzo e Molise, la stessa Toscana.

Ovunque vengono erosi terreni agricoli importanti, spesso i più fertili in pianura e nella prima collina per cui in tutta Italia le aree a coltivo o a prato o a bosco non costruite appaiono come terreni in attesa di reddito edilizio e non altro. La campagna diventa così periferia urbana.

Fra i censimenti agricoli del 1990 e del 2000 la superficie totale, cioè libera da costruzioni e infrastrutture, è diminuita di 3,1 milioni di ettari nell’ambito dei quali 1,8 milioni erano SAU, cioè superfici agricole utilizzate. Questa situazione di grande allarme viene puntualmente confermata dalle statistiche – peraltro ferme al 2003 purtroppo – sui permessi di costruzione, quindi sull’edilizia legale, i quali per le sole residenze ammontano in quell’annata a più di 800.000 stanze, contro le 695.000 di due anni avanti. Il trend dell’industria delle costruzioni è risultato in continua ascesa nell’ultimo periodo: dal 2001 ad oggi il suo indice destagionalizzato è balzato da 106,37 a quasi 129 con un incremento superiore al 21 per cento. Ed è stato tale da influire sul PIL in misura decisiva. Senza questo “boom” diffuso di gru edilizie per ogni dove, non ci sarebbe stata infatti alcuna crescita del Prodotto Interno Lordo o, nel 2003 e nel 2005, il segno sarebbe stato addirittura negativo.
E’ cresciuto enormemente il volume degli investimenti nell’edilizia residenziale (da 58 ad oltre 71 miliardi di euro nel periodo 1999-2005) e lo stock di seconde e terze case è arrivato a rappresentare 1/5 di tutte le abitazioni esistenti: quasi 6 milioni su di un totale di 28,7 milioni di abitazioni. Fenomeno incoraggiato dal favore col quale i Comuni hanno guardato a questa “febbre” edilizia.
Favore causato dai pingui introiti che, almeno provvisoriamente (alla lunga si vedrà), le nuove costruzioni residenziali e non hanno loro consentito e che una sciagurata Finanziaria del 2001 (fissiamo bene questa data) ha loro permesso di impiegare come spesa corrente e non più soltanto come spesa per investimenti. Come prima era previsto, saggiamente dalla legge Bucalossi, e come si dovrebbe tornare a fare. Ma come per ora non si fa.

Gioco pericolosissimo soprattutto in quelle regioni, come la Toscana, dove i Comuni sono stati sub-delegati alla tutela del paesaggio, loro che – soprattutto col taglio di risorse prima aflluenti dal centro – hanno tutto l’interesse ad usare l’acceleratore per le nuove costruzioni e a lasciare inutilizzato il freno della tutela del paesaggio.

Un conflitto schiacciante di interessi nel quale finisce in mezzo, stritolato, il bene comune del paesaggio.

Tutto ciò avviene con una popolazione italiana che cresce pochissimo e che reclama, semmai (giovani coppie, immigrati, ecc.), alloggi economici.

Ecco insorgere la nuova emergenzacasa. Gli 11 milioni di italiani che vivono in case d’affitto – e i molti altri che vorrebbero viverci - sono infatti vittime di una politica che ha praticamente abbandonato da anni a se stessi i ceti più deboli senza più investire nell’edilizia sociale, economica o comunque convenzionata (soltanto ora il governo Prodi vara un piano-casa da 550 milioni di euro, ma per il solito acquisto affannoso di alloggi nuovi già costruiti da destinare, in primo luogo, alle migliaia di famiglie sfrattate).
Siamo lontani, ancora una volta, dall’Europa più civile e avanzata. Se avrete la pazienza di scorrere l’allegato statistico, vedrete come l’Italia sia ad uno degli ultimi posti come disponibilità di alloggi in locazione: terz’ultima col 19 per cento sul totale contro il 31 per cento del Regno Unito, il 38 della Francia, il 39 di Austria e Svezia, il 45 dell’Olanda e addirittura il 55 per cento della Germania. Discorso del tutto simile per gli alloggi sociali che da noi rappresentano appena il 4 per cento dello stock di alloggi contro il 18 della Francia, il 21 di Svezia e Regno Unito e il 35 dell’Olanda.

E anche sul complesso delle locazioni, ovviamente, la nostra quota di alloggi sociali è fra le più modeste. Del resto, i promotori delle nuove iniziative immobiliari sono oggi soprattutto le imprese stesse, seguite dai privati singoli, con le cooperative la cui presenza risulta però dimezzata rispetto a qualche anno addietro, mentre l’intervento pubblico precipitato nel 2004 ad un vergognoso 1 per cento.
Sembrano remoti gli anni ’70, quelli della “casa vertenza di massa” e della legge sulla casa, per l’appunto. Parallelamente galoppano gli sfratti. Governo e Comuni tamponano le ferite sociali coi “bonus” (che vanno in tasca ai proprietari di case).

L’indebitamento bancario degli italiani e degli immigrati è salito a passi da gigante per l’acquisto forzoso di alloggi: dai 41 miliardi di euro del ’97 agli 80 miliardi del 2000 per balzare a 160 miliardi di euro nel 2004. Con molte sofferenze nel versamento delle rate (circa il 20 per cento) e non poche ripercussioni per la crisi ora in atto. Non come in Spagna e però con scricchiolii preoccupanti.

Una massa enorme di risparmi convogliata forzosamente sull’edilizia di mercato o speculativa per mancanza di valide alternative praticabili nel settore degli affitti e dell’edilizia economica e popolare. Un risparmio che in altri Paesi più avanzati e moderni è stato canalizzato verso impieghi ben più producenti: per l’economia in generale e per i risparmiatori. Qui costretti per una vita a pagare la casa di proprietà. Coi contraccolpi che sappiamo sul paesaggio, anche su quello più conservato.

Come rimediare? Anzitutto prendendo coscienza di questa folle corsa all’autodistruzione del Belpaese, e poi varando leggi severe per il consumo di suolo, agevolando grandemente il restauro e il recupero dell’edilizia già esistente, redigendo, e soprattutto applicando, piani paesaggistici dettagliati e prescrittivi (altro che i piani di indirizzo della Regione Toscana), togliendo ai Comuni la delega alla tutela del paesaggio accordata loro, improvvidamente, da alcune Regioni (che si vantano così di essere molto “democratiche”), cancellando la possibilità, per gli stessi Comuni, di usare gli introiti da concessione edilizia, da spese di urbanizzazione, ecc. per finanziare la loro spesa corrente, tornando cioè alla legge Bucalossi la quale ne consentiva l’impiego soltanto per investimenti.

Diversamente, coi ritmi e coi meccanismi perversi attuali, nel giro di mezzo secolo, avremo coperto tutta l’Italia di cemento e di asfalto. Bella prospettiva davvero, per tutti. E anche un bell’affare per quanti vivono di turismo culturale e ambientale, di agriturismo, di prodotti agricoli tipici “spinti” indubitabilmente sui mercati esteri anche dai bei paesaggi in cui sono collocati. Un bell’affare per milioni di persone, per tutti. Tranne che per gli speculatori immobiliari Una corsa dissennata che la semplice conoscenza della letteratura “no sprawl” ormai divulgata anche da noi, al di qua di Chiasso (ricordate la famosa gita di Arbasino a Chiasso per sprovincializzarsi un po’?), dovrebbe portare a ridurre puntando sul recupero e sul riuso abitativo corretto dei centri storici a volte semivuoti o riempiti di residenze precarie e speculative, di locali e localetti, sull’utilizzo attento delle ex aree industriali dismesse o comunque del già costruito, e così via.

E’ vero che siamo ormai “un Paese spaesato” – come noi del Comitato per la Bellezza chiamammo l’Italia nel Libro Bianco del 2001 pubblicato col Touring Club Italiano, quando ancora era seriamente impegnato su questi temi – ma c’è un limite anche allo spaesamento e all’autodistruzione. C’è un limite alla follia e alla speculazione, alla cancellazione della storia.


SUPERFICIE TOTALE LIBERA (in ettari)
1990 2005 Var. in ettari Var. in perc.
ITALIA 21.466.040 17.803.010 - 3.663.030 - 17,06
Piemonte 1.679.630 1.370.760 - 308.870 - 18,39
Valle d’Aosta 164.880 149.350 - 15.350 - 9,31
Liguria 249.000 135.570 - 113.430 - 45,55
Lombardia 1.508.601 1.233.580 - 275.021 - 18,23
Prov. Bolzano 564.160 548.030 - 16.130 - 2,86
Prov. Trento 440.600 452.250 11.650 2,64
Veneto 1.248.070 1.094.350 - 153.720 - 12,32
Friuli-V.Giulia 441.630 377.960 - 63.670 - 14,42
Emilia-Romagna 1.676.320 1.306.010 - 370.310 - 22,09
Toscana 1.690.320 1.424.670 - 265.650 - 15,71
Umbria 661.150 593.710 - 67.440 - 10,20
Marche 773.620 682.500 - 91.120 - 11,78
Lazio 1.193.220 967.280 - 225.940 - 18,93
Abruzzo 783.290 644.520 - 138.770 - 17,72
Molise 333.620 275.040 - 58.580 - 17,56
Campania 929.890 789.890 - 140.000 - 15,05
Puglia 1.570.320 1.312.620 - 257.700 - 16,41
Basilicata 794.960 755.070 - 38.890 - 4,89
Calabria 1.031.700 762.140 - 269.560 - 26,13
Sicilia 1.798.070 1.402.720 - 395.350 - 22,00
Sardegna 1.935.240 1.525.010 - 410.230 - 21,20
Fonte, Istituto Centrale di Statistica
SEMPRE MENO CAMPI COLTIVATI FRA 1990 E 2000
Dal censimento agrario del 1990 a quello del 2000
la superficie libera da costruzioni e infrastrutture
si è ridotta di 3,1 milioni di ettari
dei quali 1,8 milioni di ettari di superficie agraria


PERMESSI DI COSTRUZIONE IN FABBRICATI RESIDENZIALI NELL’ANNO 2003
Regioni Abitazioni Stanze Accessori
Piemonte 14.204 (5) 52.036 41.391
Valle d’Aosta 447 1.463 1.290
Lombardia 47.699 (1) 160.969 143.226
Trentino-Alto Adige 5.043 17.892 17.921
Veneto 32.374 (2) 106.907 108.840
Friuli-Venezia Giulia 7.125 25.468 23.691
Liguria 2.163 7.524 5.949
Emilia-Romagna 26.981 (3) 87.171 76.920
Toscana 12.181 (6) 43.936 36.462
Umbria 3.181 12.068 9.580
Marche 7.915 (10) 28.194 22.543
Lazio 15.193 (4) 48.188 39.325
Abruzzo 6.662 25.347 21.360
Molise 1.224 4.753 3.800
Campania 8.750 (9) 35.648 26.212
Puglia 11.863 (7) 46.583 37.709
Basilicata 1.316 5.693 4.021
Calabria 6.077 24.620 19.934
Sicilia 11.217 (8) 45.931 36.302
Sardegna 7.911 (10) 28.442 22.816
TOTALE ITALIA
2003
229.526 808.823 699.292
Nord 136.036 459.430 419.228
Centro 38.470 132.386 107.910
Mezzogiorno 55.020 217.007 172.154
TOTALE ITALIA
2001
189.025 695.388 602.706
TOTALE ITALIA
2002
209.228 755.873 648.829
Fonte: Annuario ISTAT 2006

SUOLI LIBERI CONSUMATI FRA 1990 E 2005
(in percentuale sulla superficie regionale)
Liguria 45,55
Calabria 26,13
Emilia-R 22,09
Sicilia 22,00
Sardegna 21,20
Lazio 18,93
Piemonte 18,39
Lombardia 18,23
Abruzzo 17,72
Molise 17,56
ITALIA 17,06
Puglia 16,41
Toscana 15,71
Campania 15,05
Friuli-V.G. 14,42
Veneto 12,32
Marche 11,78
Umbria 10,20
V. d’Aosta 9,31
Basilicata 4,89
Prov.Bolzano 2,86
Prov.Trento - -
ITALIA 1950-2005
Da 30.000.000 a 17.803.010 ettari ( - 12.196.000 ettari*, - 40,65 per cento)
* L’intera Italia del Nord misura 11.991.000 ettari.
Consumo medio/annuo: 221.745 ettari
ITALIA 1950-1990
da 30.000.000 A 21.446.040 ettari ( - 8.533.960 ettari)
Consumo medio/anno: 213.349 ettari
ITALIA 1990-2005
da 21.466.040 a 17.803.010 ettari ( - 3.663.030 ettari)
Consumo medio/anno: 244.202 ettari


LA MAPPA DELLE RESIDENZE IN ITALIA
Italiani che abitano in un alloggio di proprietà:
42,7 milioni (72,9 per cento del totale)
Italiani che vivono in un alloggio in affitto:
10,7 milioni (18,3 per cento)
Italiani che abitano in un alloggio ad altro titolo (usufrutto, comodato, ecc.):
5,2 milioni (8,8 per cento)
Fonte: elaborazione Assoedilizia su dati Istat e Catasto (Sole 24 Ore, 3.9.2007).

PRIME E SECONDE CASE IN ITALIA
Totale abitazioni in Italia : 28.700
Abitazioni a disposizione come prima casa: 22.900
Abitazioni a disposizione come seconde o terze case turistiche: 5.800 ( 20,2 per
cento dell’intero patrimonio abitativo)

INVESTIMENTI NELL’EDILIZIA RESIDENZIALE IN ITALIA
1999: 58 miliardi di euro
2005: oltre 71 miliardi di euro
Incremento: + 23 per cento

QUANTITA’ E VALORE DEL PATRIMONIO EDILIZIO IN ITALIA
Valore del patrimonio residenziale : 3.522 miliardi di euro
Valore del mercato delle compravendite 2004 : 137,2miliardi di euro
Fonte: analisi e valutazioni ANCI-CRESME 2005


POPOLAZIONE, ABITAZIONI E STANZE ESISTENTI IN ITALIA
Anni Popolazione Abitazioni Stanze
1951 47.516.000
residenti
11.000.000 36.300.000
1991 56.778.000 “ 25.000.000 105.000.000
2005 58.500.000 “ 28.300.000 130.000.000
Var. % 1951-2005 + 23,1 + 157,3 + 247
NB: allo stock delle abitazioni e delle stanze legali occorre aggiungere la quota
decisamente elevata, soprattutto nell’area fra Roma e il Sud, di abitazioni e stanze
del tutto abusive. I dati sono ricavati dagli Annuari dell’ISTAT.
Da rilevare che fra il 1991 e il 2005 la popolazione italiana è cresciuta soltanto di
1.722.000 abitanti (+ 3 per cento), mentre il numero delle abitazioni è salito del 13,2
per cento e quello delle stanze (senza contare l’abusivismo non sanato) del 23,8 per
cento(+25milioni/stanze).

CANONE MEDIO DI AFFITTO NELLE CITTA’ ITALIANE
( in euro all’anno per 80 mq.)
Firenze 11.952
Milano 11.760
Roma 11.040
Bologna 10.584
Bari 6.024
Fonte: Indagine campionaria sindacati inquilini Sunia, Sicet, Uilat, settembre 2007

ABITAZIONI COSTRUITE IN ITALIA CON SOVVENZIONI PUBBLICHE
1984 : 36.000
1988 : 22.000
1993 : 6.000
2001 : 5.800
2004 : 1.800
Fonte: elaborazioni CRESME su dati ISTAT

PROMOTORI DI NUOVE INIZIATIVE IMMOBILIARI
(in percentuale in Italia)
1984 2004
Privati 45 42
Imprese 32 50
Cooperative 15 7
Pubblico 8 1
Fonte: elaborazione CRESME su dati ISTAT

INDEBITAMENTO DEGLI ITALIANI PER ACQUISTO DI ALLOGGI
(in milioni di euro)
Marzo 1997 : 41.000 Settembre 2000 : 80.000 Ottobre 2004 : 160.000

INDICI DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE ED EDILIZIA
2001 2002 2003 2004 2005 var.% 2001/2005
Indice produzione industriale - 0,9 1,7 0,5 - 0,5 - 0,9 - 4,5
Indice produzione edilizia 5,5 5,1 1,9 2,6 1,4 17,4
PIL al netto di costruzioni Media 2001-05
e consumi finali Pubbl.Amm. 2,4 0,6 - 0,2 0,5 - 0,5 0,6
Fonte: Arnaldo Sciamarelli su Eguaglianza&Libertà 17 nov. 2006

INDICI DELLA PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONI*
2002 : 111,2
2003 : 114,4
2004 ; 116,8
2005 : 117,5
2006 : 122,3 I trim: 112,1 II trim. 130,6 III trim. 112,7 IV trim. 133,9
2007: I trim. 123,4 II trim. 135,8
*Dati corretti per giorni lavorativi. Fonte ISTAT 2007

INDICI DESTAGIONALIZZATI PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONI
Media 2001 : 106,37
Media 2002 : 111,97
Media 2003 : 114,65
Media 2004 : 117,35
Media 2005 : 118,20
Media 2006 : 122,92
Media 2007 : 128,9 (I e II Trimestre, stime provvisorie)
Variazione % 2001-2007: + 21,18
Fonte ISTAT, Indice trimestrale produzione nelle costruzioni, 6 settembre 2007

RAFFRONTI STATISTICI INTERNAZIONALI
Abitazioni in affitto al 2003
(in percentuale)
Spagna 11
Irlanda 18
Italia 19
Grecia 20
Regno Unito e Belgio 31
Francia 38
Austria e Svezia 39
Olanda 45
Germania 55
Fonte: elaborazione CRESME

Incidenze percentuali delle abitazioni sociali al 2005
Sulle locazioni Sul patrimonio abitativo
Spagna 12 1
Italia 21 4
Germania 13 7
Irlanda 45 8
Austria 35 14
Francia 46 18
Regno Unito 68 21
Svezia 45 21
Olanda 77 35
Fonte: elaborazione CRESME

PREZZI DI ACQUISTO DEGLI APPARTAMENTI IN ZONE CENTRALI
(in euro al mq.)
Min. Max.
New York 10.000 16.500
Londra 10.500 16.000
Parigi 8.200 11.000
Zurigo 5.600 9.250
Monaco 5.800 8.500
Roma 6.100 8.400
Milano 5.300 7.200
Ginevra 4.500 7.050
Francoforte 4.400 5.750
Vienna 4.000 7.000
Stoccolma 3.600 5.550
Madrid 3.800 5.200
Berlino 3.500 4.350
Amsterdam 2.600 3.850
Bruxelles 2.550 2.900
Helsinki 1.800 2.500
Copenhagen 1.700 2.450
Fonte: elaborazione de “Il Sole 24 Ore”, ottobre 2007

PRODUZIONE DI CEMENTO IN EUROPA 2004
(in milioni di tonnellate)
Spagna 46,60
Italia 46,05 (di cui 47,8 % al Nord)
Scandinavia 35,77
Germania 33,40
Francia 21,54
Regno Unito 12,01
Benelux 11,03
Austria 4,03
Altri UE 10,16
Turchia 41,26
Fonte: Associazione Europea del Cemento

lunedì 12 novembre 2007

Grandi logistiche e piccole opere

Giorgio Boatti
La Provincia Pavese del 11/11/2007

Logistica fatta per noi

Della "logistica" in questi tempi si fa un gran parlare, tanto da far persino dimenticare il significato della parola. Quando si parla di logistica si pensa agli interporti, a nuove autostrade progettate affinché funzionino da magnete per attrarre ai loro bordi massicci insediamento commerciali, nonché all'alta velocità. Alta velocità che dovrebbe consentire alle merci, giunte dall'Estremo Oriente sino ai porti europei, di collocarsi al più presto sugli scaffali del più defilato centro commerciale. Pochi ricordano che la logistica, nel suo significato fondamentale, quello che emerge anche aprendo un buon vocabolario dovrebbe essere essenzialmente "l'attività di coordinamento e di sincronizzazione di movimenti di persone o cose in una struttura collettiva". E un territorio, abitato da una comunità, quale ad esempio la nostra provincia, è certamente una "struttura collettiva" dove la "logistica" dovrebbe dare il meglio di sé.
Tuttavia vi sono dei missionari della "grande logistica" - disseminati nella politica e nelle imprese, a volte collocati sul crinale di confine dell'una o della altre - che sembrano convinti che solo con le grandi opere, quelle di cui sono imperiosi paladini, si possano sanare le magagne di un territorio quale il nostro, pesantemente penalizzato nella razionalità ed efficienza delle comunicazioni e dei trasporti. Eppure davanti ai loro scenari è legittimo evidenziare qualche dubbio, far affiorare domande che, partendo dai disagi concreti che affliggono ogni giorno la gente comune, chiedono ragione di una contraddizione sempre più evidente.
Se la logistica è coordinamento e sincronizzazione di movimenti di persone e cose perchè, anziché intervenire tempestivamente dove le incongruenze sono immediate e palesi, risolvibili con investimenti ridotti e interventi che facciano tesoro di quanto già c'è, si imbocca sempre un'altra direzione? E così si privilegia l'opera a grande impatto e dai costi vertiginosi piuttosto che l'intervento attento sulla manutenzione, sull'intelligente scioglimento di nodi così palesi che la soluzione salta immediatamente agli occhi del più distratto dei cittadini.
Ad esempio perchè si consente a molte strade della nostra provincia, e non da oggi, di essere in condizioni di tale degrado da costituire un vero attentato alla sicurezza delle persone? Cosa è stato dell'attenta manutenzione che dovrebbe rappresentare il primo compito di un'oculata gestione delle pubbliche infrastrutture prima di vagheggiare mega-opere in sostituzione di quelle esistenti negligentemente condannate al decadimento?
A volte non sono solo le pubbliche amministrazioni a latitare, ma anche le imprese private che controllano la parte della viabilità più significativa. Ad esempio, è possibile che il gestore dell'autostrada Serravalle che fa anche da significativa bretella di collegamento tra Pavia e Milano, non si sia ancora reso conto di come, ogni giorno, all'ingresso della superstrada di Bereguardo, si formino code - in entrata al mattino e in uscita la sera - perchè quel casello è del tutto sottodimensionato rispetto al bisogno degli utenti? Possibile che nessuno degli amministratori pavesi, finora presenti nel consiglio d'amministrazione della Serravalle, abbia speso la propria influenza affinché fosse adeguato? Magari cominciando a estendere le entrate abilitate all'uso del Telepass?
Saranno piccoli dettagli, bazzecole per chi è abituato a delineare le grandi strategie della logistica, ma per l'utente comune rappresentano tempo prezioso che quotidianamente viene buttato via.
Ma, su tutto l'assetto dei trasporti che innerva la provincia di Pavia, il grande malato continua ad essere, inutile negarlo, il treno. Qui migliaia di pendolari misurano ogni giorno il degrado del servizio, l'inaffidabilità di una rete ferroviaria che peggiora di anno in anno e che, opportunamente valorizzata, con costi inferiori a quelli previsti per le faraoniche opere stradali in progettazione, potrebbe costituire il fondamentale sistema di collegamento tra Pavia e Milano, rappresentando la rete di circolazione, efficace e a ridotto inquinamento, della Grande Milano.
Ma i paladini della logistica, davanti a queste sfide poste dall'esistente, nicchiano, tacciono, latitano. Preferiscono guardare alle mega-opere del futuro. Quelle che, per imporsi, pare debbano prima ridurre il presente in macerie.

venerdì 2 novembre 2007

Parco del Ticino, arrivano i soldi dopo il consenso sulle nuove opere. Voto di scambio?


Parco del Ticino. Milena Bertani chiude il suo primo mandato. I complimenti se li fa da sola vantando il recuperato rapporto con la Regione Lombardia come principale successo della sua gestione. Un successo pagato troppo caro. Perchè a farne le spese è l'ambiente che il Parco dovrebbe tutelare. La contropartita? Soldi. Dice infatti la Bertani che il rinnovato rapporto con enti e istituzioni ha portato tra l'altro "risorse finanziarie cospicue". Tutto è stato molto facile, è bastato dire "sì" ad ogni progetto della Regione, autostrada Broni Mortara in primis.
Riassumendo: l'Ente parco decide che è più importante il buon rapporto con l'istiuzione da cui dipende piuttosto che il ruolo assegnatole dallo statuto, ma ancor prima dallo spirito che ha motivato l'istituzione di un Parco per il Ticino. Ed ecco che alla virata nella gestione corrisponde una pioggia di finanziamenti dalla Regione. Il cerchio si chiude.
E' esagerato dirsi indignati per questo scambio? Che concede pezzi di parco per una ipocrita "pace" fra le istituzioni. Se il controllore non controlla più che succede? Le maglie si fanno larghe e i progetti voraci, aeroporti e strade, procedono senza intoppi. Nemmeno formali, ricordiamo ad esempio il voto favorevole alla prima conferenza dei servizi, sempre sull'autostrada Broni Mortara, da parte dell'Ente Parco che in quel caso disse di "non voler andare contro la volontà dei sindaci".
Il consumo di suolo cresce in maniera dissennata, il genere umano, come una specie che ha perso il senso del proprio essere, sta divorando il substrato che lo tiene in vita. E se anche in quelle zone che ci siamo impegnati a tutelare, nulla ferma il cemento si spiega perchè il resto del territorio sia così malconcio.