giovedì 21 febbraio 2008

Passa l'emedamento Boni, alcuni commenti

Dalla mailing list di Legambiente Pavia, le reazioni allarmate all'approvazione in commissione ambiente e territorio dell'emendamento "ammazzaprchi".


In Regione. Le critiche dal centrosinistra
Parchi, approvato l’emendamento

MILANO. Arriva il «sì» definitivo della commissione Territorio del Consiglio regionale della Lombardia a un emendamento sulla legge urbanistica che riguarda i Parchi fra le proteste del centrosinistra che annuncia opposizione in aula.
La modifica affida alla Regione la decisione finale sulle varianti urbanistiche su cui non si trovano d’accordo Comuni e Enti parco: in pratica, se un ente dice no a una variante voluta da un Comune, la decisione finale passa alla Regione Lombardia. «E’ una norma - hanno sostenuto Verdi, Sinistra democratica e Prc - che può segnare la fine dei parchi lombardi, a cominciare dal Sud Milano, sul quale da tempo incombono gli interessi dei costruttori sostenuti dal Comune di Milano».
Anche il partito democratico definisce, con i suoi consiglieri, «il contenuto dell’emendamento assolutamente improprio con critiche durissime da Comuni, Province, Enti parchi, associazionismo, a proposito di questo testo». Federparchi, Wwf, Fai e Legambiente hanno più volte il loro secco no a quello che è stato soprannominato «l’emendamento ammazzaparchi». Il presidente della commissione Territorio, Marcello Raimondi (Forza Italia), ha immediatamente replicato: «La legge è rispettosa dei parchi e delle loro specificità».

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La posizione unitaria delle associazioni ambientaliste


LEGGE URBANISTICA REGIONALE

FAI, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE, WWF: PASSATO L’EMENDAMENTO AMMAZZA PARCHI


Da oggi i parchi regionali sono ancora di più “sulla carta” essendo stati di fatto commissariati dalla Giunta Regionale, grazie al nuovo testo della Legge Urbanistica passato oggi in Commissione e che andrà dal 4 marzo in aula per la votazione definitiva


A nulla è valsa la richiesta di ritirare l’emendamento 13bis alla Legge Regionale Urbanistica fatta oggi da FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente Lombardia e WWF Italia, appoggiata anche da Federparchi Lombardia, durante i lavori della Commissione stessa


Ci chiediamo se questa delegittimazione dei parchi sia inclusa nel mandato che i cittadini lombardi hanno dato al Presidente Formigoni


Gli emendamenti alla legge Urbanistica regionale 12/2005 proposti dall’Assessore all’Urbanistica Davide Boni e approvati oggi in Commissione hanno come obiettivo quello di facilitare ai Comuni espansioni insediative nei Parchi Regionali. La tutela dell’ambiente, della storia, dell’interesse collettivo, sembra essere assente nella politica dell’attuale Giunta Regionale, nonostante le normative europee vadano in direzione opposta. Queste scelte causeranno gravissime conseguenze sulla tutela e gestione delle risorse territoriali e sul sistema della pianificazione dei parchi. L’emendamento 13 bis, passato oggi, viene proposto in nome dell’efficienza o con la scusa di operare una “mediazione” tra Comuni ed Enti parco, dove non è chiara l’opera di mediazione della Regione dato che diviene possibile “scavalcare” in toto il parere dell’Ente gestore del Parco. L’emendamento 13 bis delegittima gli Enti parco ed i rispettivi Piani Territoriali di Coordinamento: non sarà più necessario infatti confrontarsi con il parco e con gli altri enti consorziati per realizzare nuove lottizzazioni a fini edificatori, basterà chiederlo all'assessore regionale. L’emendamento 13 bis, infine, ci appare ancor più fuori luogo e incongruente alla luce del progetto di legge quadro sui parchi e sulle aree protette – promosso dall’Assessore alla Qualità dell’Ambiente, Marco Pagnoncelli - che tratterà ancora del medesimo oggetto. Diventa così ancora più evidente che l’emendamento 13 bis non risponda a particolari bisogni che non siano le aspettative di edificazione, come nel caso del Parco Agricolo Sud Milano. Pertanto esso si pone in rotta di collisione con un progetto organico (molto criticabile ma organico) di riforma complessiva della disciplina sulle aree protette.

“L'emendamento tenacemente voluto dall'assessore Boni della Lega Nord e dalla Giunta Regionale segna il ritorno del furore cementificatore nella legislazione regionale, ai danni dell'unica istituzione di tutela che ha dimostrato di reggere alle ondate immobiliari nell'ultimo trentennio: i parchi. E' davvero singolare che una Regione che si dichiara fautrice di valori come sussidiarietà e federalismo introduca una norma che, di fatto, reintroduce la valutazione centralistica regionale degli strumenti urbanistici locali, solo al fine di concedere nuovo spazio al cemento in tutta la Regione, sebbene la legge sia stata fatta solo per consentire al comune e alle immobiliari milanesi di avere mano libera sui terreni agricoli del Parco Sud”. E' quanto dichiarano, congiuntamente, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste lombarde, che proprio oggi hanno consegnato alla Commissione le prime 3500 firme raccolte on-line contro l'emendamento.


Da Eddyburg altri commenti sui quotidiani di oggi

Lombardia vergogna d'Europa

Data di pubblicazione: 21.02.2008

Vergogna. Stavolta senza il punto di domanda: approvato in Commissione l’emendamento ammazzaparchi. Dalle edizioni milanesi de la Repubblica e del Corriere della Sera, 21 febbraio 2008 (f.b.)

la Repubblica
Un duro conflitto appena cominciato
di Paolo Hutter

«La nuova legge permette di operare per una Lombardia ancora più bella». La dichiarazione è del presidente della commissione Territorio, il forzista Marcello Raimondi. È da incorniciare quell’"ancora".
È segno di orgoglio lombardo, anzi di sguardo velato da compiacimento verso la megalopoli di villette e capannoni che è colata da tutte le parti negli ultimi decenni. Bisognerebbe invertire la rotta, non andare "ancòra" avanti nella direzione del cemento, delle ruspe e del mattone. E invece la legge contiene proprio quell’emendamento che gli ambientalisti uniti hanno cercato di respingere e hanno battezzato "ammazzaparchi". Si tratta di una questione che al momento, si presenta solo come attribuzione di potere, ma dietro la quale si agitano le pressioni a edificare, soprattutto nel Parco Sud Milano. Finora un Ente Parco, che poi è composto dai Comuni, non da marziani verdi, poteva bloccare, a maggioranza, giudicandole incongrue col parco, delle iniziative edilizie in un singolo comune. Con il testo della nuova legge, la giunta regionale si attribuisce un potere a senso unico. Le associazioni ambientaliste sono state audite, ma il loro parere è stato scavalcato. Tutte le forze di centrosinistra si oppongono, in questo caso unite. Forse il conflitto sta solo cominciando. Il tema del consumo del suolo sta diventando sempre più caldo in Europa e in particolare nella densa Italia, e lo sta diventando per ragioni sia climatiche che energetiche che paesaggistiche. È vero che a livello locale ci possono essere esigenze diverse difficili da comporre ma in termini generali l’opinione pubblica si sta spostando verso la salvaguardia, anzi la ri-estensione delle aree verdi e agricole. Chissà se qualcuno ne terrà conto, anche nella campagna elettorale che si sta aprendo.

la Repubblica
L’affare mattone nella zona sud
di Stefano Rossi

Con l’emendamento Boni approvato in Regione vengono resi edificabili 38 milioni di metri quadrati di Parco Sud entro i confini di Milano, 38 chilometri quadrati su un totale di 182. Oltre un quinto del territorio cittadino.
Non si vuole dire che su questa enorme serie di aree a ferro di cavallo, da sud-ovest a sud-est, da domani si vedranno ruspe e cantieri. È vero però che «d’ora in poi il sindaco, non la giunta o il consiglio comunale - dicono i verdi Carlo Monguzzi e Paolo Lozza - potrà di sua iniziativa proporre al parco di trasformare tutte le aree che ricadono nei suoi confini amministrativi. Fino a ieri il parco diceva di no. Domani deciderà la Regione». E ci sono circa 60 Comuni nel perimetro del parco Sud, 400 dentro i parchi dell’intera Lombardia.
A metà marzo la Provincia esaminerà le richieste di modifica dei confini del parco Sud da parte dei Comuni inclusi. Le motivazioni sono le più svariate, dalla correzione di errori cartografici alla richiesta di sviluppo urbano e industriale. Se venissero accolte tutte le istanze, il consumo del territorio, vale a dire la parte "popolata" del suolo (case, uffici, strade, parcheggi), aumenterebbe di 8 punti percentuali. Arriverebbe al 42 per cento del totale contro il 34 attuale, che peraltro è un dato medio. E a contenere la media finale, il parco Sud contribuisce in modo significativo, con un 19 per cento di consumo del territorio.

Si diceva che il Comune non edificherà su tutte le aree «liberate» dall’emendamento Boni. Anzi, l’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli, si difende: «Non abbiamo megaprogetti nel cassetto, non siamo cementificatori». Il Comune vuole assegnare a ogni area vincolata a uso agricolo un indice di edificabilità, che sarà aggiunto ai diritti di costruzione dello stesso proprietario su altri terreni. Per i grandi immobiliaristi come Ligresti, Cabassi, Zunino, si aprono prospettive interessanti di utilizzo, sia pure indiretto, di terreni improduttivi, finalmente in grado di generare altrove cubature di costruito. Per Masseroli il bilancio rimarrà in equilibrio grazie al fatto che le aree agricole protette, spogliate dei loro diritti edificatori, passeranno in proprietà al Comune con destinazione a parco. Mentre ora, così come sono, rimangono abbandonate: «I contenziosi generano paralisi e degrado delle aree protette, dunque la norma regionale è corretta. Con la Provincia (guidata dal centrosinistra, ndr) stiamo facendo un ottimo lavoro per rendere fruibili grandi pezzi di parco dentro la città».
Andrà così? Non moltissimi anni fa il parco delle Groane, visto dall’alto, si confondeva con il tessuto agricolo circostante. Oggi è ben individuabile, delimitato dall’urbanizzazione. «Il Comune di Senago da tempo vuole costruire dentro le Groane un grosso insediamento residenziale, il quartiere Mascagni - racconta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - e sarebbe un bel morso alle zone protette. C’è un’aspettativa enorme di edificazione sui parchi, che finora hanno resistito alla ondata immobiliare più potente del Nord Italia».

Ora l’argine scompare. Un altro esempio? La futura cittadella dell’ingrosso cinese al Gratosoglio. È prevista su un’area industriale, ma dove sono gli spazi per allargare le strade e accogliere il maggior flusso di camion? Su aree di Ligresti, nel parco Sud. Il Comune ha un interesse forte e giustificato e la Regione difficilmente dirà di no, quand’anche il Parco si opponesse. Maria Grazia Fabrizio, consigliera regionale del Pd, ha chiesto «cosa potrebbe succedere al parco di Trenno o all’ippodromo di San Siro, che sono nel parco Sud? Chi garantisce contro l’idea, molto redditizia, di farci delle belle villette?». Marco Cipriano di Sd si augura che in aula «la maggioranza si divida. L’emendamento è presentato dall’assessore leghista Boni, però Boni non è tutta la Lega. Ad altri nel partito potrebbe non piacere». Ma gli ambientalisti non ci sperano troppo: «Come tanti anni fa, il vero sindaco di Milano è Ligresti».

la Repubblica
Allarme cemento nei parchi
di Andrea Montanari

Nuovi edifici nei parchi lombardi, tutto il potere al Pirellone. Tra le proteste dell’opposizione di centrosinistra, Fai, Italia nostra, Legambiente e Federparchi, la commissione regionale Territorio ha approvato l’emendamento dell’assessore leghista Davide Boni dà il potere alla Regione di decidere sulle controversie tra comuni e le amministrazioni dei parchi sulle nuove costruzioni nella aree protette. Ora la battaglia si trasferisce in consiglio regionale. Per il Pd e la Sinistra «sarà la cementificazione dei parchi». Ribatte il Pirellone: «Non è vero, così finalmente si potrà decidere».
Il via libera della commissione regionale Territorio all’emendamento dell’assessore lombardo all’Urbanistica Davide Boni, della Lega, che attribuisce solo alla Regione l’ultima parola sull’edificazione anche nei parchi e nelle aree verdi, è arrivato ieri. Ed è giunto nonostante il parere negativo ribadito sempre ieri a chiare lettere, durante la loro audizione, da Fai, Wwf, Italia Nostra, Legambiente, rappresentati da Costanza Pratesi, e Federparchi presente con il suo presidente Agostino Agostinelli. La modifica della legge urbanistica, che da ora in poi assegnerà solo al Pirellone e non più ai comuni ogni decisione, e toglierà ai responsabili dei parchi il potere di veto, è stata approvata dal voto compatto di tutta la maggioranza di centrodestra, che nel frattempo ha approvato tutta la legge 12: un "sì" a poche settimane dal varo della giunta del nuovo piano regionale del territorio, destinato a cambiare il volto e soprattutto il paesaggio della Lombardia nei prossimi anni. Ora la battaglia per l’approvazione definitiva si sposterà in aula, a partire dal 4 marzo.

Nella nuova legge, fortemente voluta dal Carroccio, sono comprese, tra l’altro, nuove norme restrittive sulla realizzazione in Lombardia di nuove moschee e l’insediamento di campi rom solo con il consenso di tutti i comuni limitrofi, e quelle più permissive che, ad esempio, consentiranno di costruire anche nelle "aree standard" come nel caso ormai noto della Cascinazza, a ridosso del parco di Monza. Per l’assessore provinciale al Territorio Pietro Mezzi, dei Verdi, è a rischio l’integrità delle zone protette. «Quello che lo scorso novembre era stato impedito da una vasta mobilitazione - denuncia - si è purtroppo verificato. Con l’approvazione dell’emendamento Boni, anche in presenza di un "no" dei parchi a progetti comunali di insediamento, un parere della Regione potrà consentire comunque l’intervento». Pronta la replica dell’assessore regionale all’Urbanistica Davide Boni, che spiega: «Sono tranquillo come lo ero due mesi fa. Perché questa norma non dà alcuna possibilità a nessuno di edificare dove non si può. Io sono per salvaguardare l’ambiente il più possibile, ma non per salvaguardare i 1900 euro al mese che guadagna ogni presidente di parco. Dopo il via libera della giunta al nuovo piano regionale del territorio è arrivato il momento di decidere». Dello stesso avviso il presidente della commissione Territorio del Pirellone, Marcello Raimondi di Forza Italia: «Le nuove norme tutelano il territorio e i cittadini. Si prospetta così il disegno di una Lombardia ancora più bella. Con questa legge, ad esempio, tutte le strade e le infrastrutture di mobilità dovranno prevedere adeguate opere di mitigazione ambientale». «Finalmente», esulta anche il capogruppo di An in Regione, Roberto Alboni.

Di parere diametralmente opposto tutto il centrosinistra. «La maggioranza è stata sorda al richiamo del buon senso» attacca Franco Mirabelli del Pd. «La Cdl ha fatto carta straccia degli emendamenti dell’opposizione, che comunque si è duramente opposta all’emendamento ammazzaparchi, e dei pareri contrari di urbanisti e associazioni ambientaliste - aggiunge Luciano Muhlbauer di Rifondazione comunista - si tratta di un provvedimento inaccettabile».

Corriere della Sera
Parchi, nuove norme al via Fronte verde contro la Regione
di Laura Guardini

«Sì» della commissione Territorio del Consiglio regionale della Lombardia alle modifiche alla legge urbanistica
MILANO — Da una parte la Regione: «Le nuove norme urbanistiche tutelano territorio e cittadini. E permettono di lavorare per una Lombardia più bella » assicura Marcello Raimondi, presidente della commissione Territorio che ieri ha votato le modifiche alle legge del 2005. Dall'altra ambientalisti e gestori delle aree protette, che hanno battezzato appunto «ammazzaparchi » il nuovo assetto legislativo. In commissione, ieri, sono stati ascoltati. Ma poi, come si aspettavano, l'emendamento 13 bis è passato: la norma contesa, intorno alla quale le polemiche si susseguono da mesi.
Il meccanismo: la legge regionale del novembre 1983, oltre a istituire parchi e aree protette e a classificarli a seconda delle caratteristiche, affidava sostanzialmente ai parchi stessi — formati dai Comuni interessati — la pianificazione territoriale. Una delle modifiche alla legge urbanistica — predisposte dall'assessorato al Territorio guidato dal leghista Davide Boni, mentre l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Marco Pagnoncelli, Forza Italia, prepara la revisione alla legge sui parchi che andrà in commissione a partire dal 29 febbraio — prevede ora che i Comuni possano chiedere varianti al piano territoriale del parco. E se il parco stesso dice no, la richiesta può essere sottoposta alla giunta regionale. «La Regione sarà garante di ciò che avviene nei parchi, non vedo perché questo debba essere preso come un via libera alla cementificazione », ha detto e ripetuto l'assessore Boni.

Ma, nel preannunciare ancora battaglia quando, il 4 marzo, la legge urbanistica andrà in consiglio regionale, verdi e Federparchi rincarano la dose. «Provvedimento inaccettabile, che può segnare la fine dei parchi lombardi — dicono i consiglieri Carlo Monguzzi (Verdi), Marco Cipriano (Sd) e Luciano Muhlbauer (Prc). E ricordano che, nel Parco Agricolo Sud — quello sul quale sembrano soprattutto incombere voglie di edificazione — il Comune di Milano ha 38 chilometri quadrati di verde: la superficie totale del territorio municipale è di 182 chilometri quadrati. «Ma a preoccuparci non è tanto una criticità localizzata quanto la voragine che si sta per aprire: l'ordine gerarchico degli strumenti urbanistici viene stravolto », dice Attilio Dadda, presidente di Federparchi Lombardia.
E aggiunge: «Con queste regole qualsiasi Comune può mettere davanti i propri interessi di campanile. Così si cancella la legge del 1983, innovativa, moderna, che metteva davanti l'interesse collettivo». Che è «tutela del paesaggio, ma anche della salute»: Dadda ricorda lo studio dell'Istituto dei tumori che, a causa dell'inquinamento atmosferico, ha stimato che gli abitanti della Pianura Padana vivano 36 mesi meno degli altri italiani.

«La legge è rispettosa dei parchi — ribatte Marcello Raimondi. — . Per evitare dissidi inconcludenti abbiamo previsto una novità importante costituita dal ruolo di arbitrato assegnato alla Regione per risolvere conflitti tra ente parco e singoli Comuni».
«L'avevo definito emendamento vergogna e confermo questo giudizio», replica da Palazzo Isimbardi Pietro Mezzi, assessore al Territorio della Provincia di Milano. «Alla Regione viene assegnato un potere sostitutivo decisionale», protesta per il Pd Maria Grazia Fabrizio e Franco Mirabelli aggiunge che il centrodestra «è stato sordo al richiamo del buonsenso », mentre dal Wwf la segretaria lombarda Paola Brambilla parla di «ritorno del furore cementificatore». Con Fai, Italia Nostra e Legambiente, il Wwf ha promesso di «portare all'attenzione del Bureau International des Expositions quello che sta succedendo, perché in netto contrasto con le linee di sostenibilità ambientale espresse dalla candidatura di Milano per l'Expo 2015 e supportate dalla Regione».

Nota: L'emendamento andrà adesso in Consiglio, dove passerà lo stesso. Si può comunque aderire ancora alla campagna contro l'emendamento al sito http://www.piccolaterra.it a sostenere il lavoro dell'opposizione istituzionale e stimolare una crescita e visibilità del movimento di opinione civile (parola assai adeguata, di fronte a certe scimmie nude elette e non)


Chi non l'avesse ancora fatto firmi online. www.piccolaterra.it

Acqua: ammesso il referendum

Da Circolo Pasolini.spilnder.com
Autore: Irene Campari

Durante l'ultima seduta del Consiglio regionale, l'assemblea ha votato l'ammissibilità del referendum sull'attuale legge regionale. 132 Comuni l'avevano chiesto e anche molte associazioni e cittadini che in questi anni si erano battuti per mantenere associato all'acqua il concetto di bene comune. La legge regionale infatti differenziava tra gestione delle strutture ed erogazione, mandando quest'ultima a gara. Ossia privatizzandola. In questi tre anni molti Comuni che avevano immediatamente recepito la legge e le Aziende controllate hanno rischiato di trovarsi bilanci traballanti poichè aumentava la voce delle uscite per la manutenzione delle reti idriche e servizi annessi, mentre diminuiva quella relativa all'erogazione. Pavia aveva, in seno all'ATO (Azioni di Ottimizzazione Territoriale), votato a favore della privatizzazione dell'erogazione, recependo la direttiva regionale. Nel dicembre scorso ASM aveva annunciato che si sarebbe costituita una società "Pavia acque" alla quale sarebbero stati conferiti alcuni servizi, o per la quale sarebbe stato possibile partecipare alle gare di appalto dell'erogazione. Un omologa invece dell'attuale e vecchia società SPEA, si sarebbe tenuta le reti e la manutenzione degli acquedotti. Tuttavia, durante l'ultima Commissione consiliare dedicata all'ASM e ai bilanci societari, il direttore Nicola Adavastro ha dichiarato che "la situazione è complessa, stiamo riflettendo". Se ne discuterà nella Commissione, già convocata, il 27 febbraio prossimo alle ore 18.00, all'odg c'è infatti "Il sistema idrico integrato". L'acqua è un bene comune e la battaglia civile e nonviolenta per mantenere ferma questa dichiarazione accomuna molte parti del mondo. Riuscire a mantenere qualche pezzettino della nostra vita quotidiana fuori dalla mercificazione sarebbe già un risultato non da poco.

Fumata nera per i parchi lombardi

Oggi mercoled' 20 febbraio passa in Commissione Territorio la proposta di legge 207 che contiene l'emendamento "ammazzaparchi". Il 4 marzo voto definitivo in Consiglio Regionale.


Una piccola cronaca

3 interventi da parte delle associazioni (Costanza Pratesi per WWF, Italia Nostra, FAI, Legambiente), uno, fuori programma, del presidente di Legambinete-Polis e infine quello del presidente di Federparchi.

Intervento istituzionale della Pratesi, ha detto tutto quello che c'era da dire, in particolare ha evidenziato le contraddizioni della Regione Lombardia che con la mano sinistra fa proclami ecologisti e con la destra depotenzia la tutela delle aree protette. Ha poi sottolineato il segno opposto di questa variante di legge rispetto alle indicazioni della Comunità Europea.
Citata dalla Pratesi la raccolta firme (in coda all'intervento) e depositate le stesse presso il segretario della V Commissione.

Un po' di maretta sul come votare i 160 emendamenti, si decide di riprendere brevemente quelli più significativi e in particolare quello dell'assessore Boni. Molti interventi dell'opposizione per bocca di 4 o 5 consiglieri (ricordo solo alcuni nomi Prina, Monguzzi, Mirabelli), osservazioni ragionevoli e incalzanti che riprendevano le note critiche all'emendamento Boni, in particolare è stata sottolineata l'assurdità di varare una norma che stravolge l'ordinamento dei parchi proprio mentre questo stesso ordinamento sta per essere rivisto (proposte di modifica alla legge 86/83 che definisce e regolamenta parchi e aree protette).

La maggioranza fa quadrato ma non ha molti argomenti continua a ribadire che l'ultima delle loro intenzioni è quella di consentire edificazioni selvagge nei parchi, e che le garanzie ci sono dal momento che tutte le tutele (già previste nella normativa esistente) rimangono in piedi. In pratica argomentano che se il parco dice "no" al sindaco che gli propone l'insediamento (e lo fa in base alla legislazione vigente considerando i vari PGR, PTCP, PGT, ecc. ecc) allora la Regione, pur avocando a se il contenzioso, NON POTRA' in ogni caso consentire la lottizzazione.
Mi pare un po' debole .... ma è bastato per le ragioni della maggioranza.

La protesta continua.

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lunedì 18 febbraio 2008

E' l'assalto ai Parchi

Di GIORGIO BOATTI dalla Provincia Pavese del 17 febbraio.


E' di questi giorni la notizia che in Italia il numero di abitazioni ha superato quota 3O milioni. Rispetto ai dati di dieci anni fa, si registra una crescita del 9 per cento: nel 2001, infatti, le case erano 27 milioni. La Lombardia, con l'11,9 per cento del totale degli edifici, è seconda solo alla Sicilia, 12,2 del totale, nella pattuglia delle regioni più costruite d'Italia. Un quinto delle abitazioni sparse sul territorio nazionale non risulta occupato e, tuttavia, in questo "Bel Paese", dalle Alpi all'Etna negli ultimi anni è stato tutto un fervore di cementificazioni. La malattia del mattone che sta trasformando l'intero Paese, è ormai visibile anche in una provincia come quella di Pavia che, pure, continua ad avere un addensamento della popolazione tra i più bassi in Lombardia.

Ogni Comune si fa puntiglio di estendere le zone urbanizzate, di consentire voraci lottizzazioni, di far nascere nel tempo più breve interi quartieri: il risultato è che vi sono settori cittadini, a Pavia, e paesi, nei dintorni del capoluogo, che nel giro del prossimo quinquiennio aspirano ad avere il trenta, cinquanta per cento di popolazione in più. Con tutti i conseguenti squilibri che ne deriveranno nell'assetto di comunità investite da impatti massicci, troppo veloci perché siano gestiti con armonia e razionalità.
Pensiamo solo alle conseguenze che questi nuovi flussi avranno sull'erogazione di servizi fondamentali: da quelli scolastici a quelli sanitari, dalla nettezza urbana alla rete idrica.
Ma, come si è già detto, le amministrazioni comunali contano sugli oneri di urbanizzazione per far quadrare sull'immediato i bilanci. E' una visione dai tempi corti, ma la lungimiranza di molti sindaci e assessori sembra spingersi, al massimo, sino alla conclusione del loro mandato. Poi il cerino acceso passerà ai loro successori e, ovviamente, sarà quel che sarà.
A rendere ancora più grave la situazione, in una parte significativa della Lombardia, finora tutelata dalla speculazione edilizia grazie alle normative di tutela dei parchi, ritorna adesso la proposta di modifica dell'art. 13 della legge urbanistica regionale (legge 12/05). Qualcuno vuol farla passare per una questione tecnica, da addetti ai lavori, ma non è affatto così perché le conseguenze ci coinvolgeranno tutti. E penalizzeranno non poco la nostra Provincia.
Come si ricorderà, la Commissione Territorio della Regione Lombardia a dicembre - dopo non poche proteste e prese di posizione, non solo degli ambientalisti - aveva deciso di congelare una proposta di emendamento all'art. 13. Ora, in base a chissà quali nuovi equilibri politici, la maggioranza che regge la Lombardia ritorna sui propri passi.
Nonostante in questa settimana siano state raccolte in provincia di Pavia, da diverse organizzazioni locali di difesa del territorio, più di duemila firme che chiedono di rinunciare alla modifica, in Regione si punta a emendare l'art. 13. Così, di fatto, si vareranno norme che faciliteranno un ulteriore, devastante consumo di territorio nei Comuni inseriti nei Parchi. Comuni che, in nome di interessi immobiliari sempre più arroganti, avranno, ognuno per quanto è di sua competenza, mano libera nel consentire di costruire anche in aree finora protette.
Le conseguenze - se all'ultimo momento questo emendamento non sarà eliminato - saranno pesanti anche per la nostra Provincia: investiranno infatti aree quali il Parco del Ticino e, soprattutto, il Parco Agricolo sud Milano. Con l'emendamento cadrebbe infatti l'ultimo baluardo che si frappone a una cementificazione ulteriore in quella zona. La situazione che ne deriverà sarà ancora più devastante di quanto è stato prodotto, nell'ultimo ventennio, sull'asse Binasco-Melegnano. E da lì dilagherà ancora di più in buona parte del territorio del Pavese.
Ora tutto dipende da quello che mercoledì si deciderà in Commissione Territorio e, in qualche misura, dalla capacità dei nostri concittadini, delle istituzioni che li rappresentano, di farsi sentire. Possibilmente prima che i signori del mattone impongano le loro scelte.
Perché poi sarà tardi, visto che, come dice il proverbio, con le ragioni del dopo si lastricano le strade dell'inferno. Anzi, visti i tempi, le si cementifica


Continua la raccolta firme, se non l'avete già fatto collegatevi al sito www.piccolaterra.it e cliccate il link per la petizione online. Siamo a quota 3000 firme.

domenica 17 febbraio 2008

Questione parchi: un appello contro il depotenziamento

Di Giuseppe Civati, membro delle commissioni consiliari VI Ambiente e Protezione Civile e VII Cultura, Formazione professionale, Commercio, Sport, Informazione della Regione Lombardia

L'eredità di Formigoni: la sanità (prima puntata)

L'estetizzazione formigoniana della Lombardia (seconda puntata)

Delle politiche ambientali della Regione si sente parlare spesso, e nella rassegna dedicata all'eredità che ci lascia Formigoni dopo quasi tredici anni di governo dovremo dedicare ai temi della sostenibilità, della qualità dell'aria e della mobilità consapevole un capitolo molto, ma molto lungo. C'è però una questione d'attualità che vale la pena di affrontare per prima: mi riferisco al trattamento che la Regione sta dedicando ai suoi stessi parchi (regionali, appunto), che si trovano al centro di un attacco convergente dal punto di vista normativo da parte della giunta, e in particolare da parte degli assessorati all'urbanistica e all'ambiente. Si parte con un piccolo emendamento alla Legge 12/2005 e si interviene pesantemente sugli assetti urbanistici dei parchi.

L'emendamento prevede che la Regione possa risolvere "d'imperio" i conflitti tra parchi e comuni, con amplissimi poteri sostitutivi. Se un Comune vuole avviare un'iniziativa edilizia in un parco di cui fa parte e chi amministra il parco non si dice d'accordo, interviene la Regione, rispondendo direttamente al Comune. Nel testo della giunta le Province non sono nemmeno contemplate, come se la questione parchi non li riguardasse (è invece noto che proprio alle Province spettino molte competenze in materia). A qualcuno è anche venuto il "legittimo sospetto" che l'emendamento sia pensato per il Parco Sud, sul quale si concentrano sempre di più gli interessi degli immobiliaristi (del resto, altrove non c'è più posto...). L'emendamento in questione fa il paio con la nuova legge quadro sui parchi e sulle aree protette presentata dall'assessore all'ambiente. Un vero capolavoro, nel quale è contemplata la nomina del direttore dei parchi non più da parte dei consigli d'amministrazione degli stessi, ma direttamente dalla Regione.

Non si capisce bene a che cosa servano i parchi, nati proprio per tutelare, su scala sovracomunale e componendo gli interessi dei diversi soggetti, il territorio regionale. I parchi, se i provvedimenti di cui sopra venissero approvati, si vedrebbero scavalcati da ogni parte e perderebbero tutta la loro autorità e sovranità, nonché il senso stesso della loro funzione e della loro stessa esistenza. Fioccano gli appelli delle associazioni ambientaliste, ma Formigoni non ha nessuna intenzione di retrocedere. Come in quella pubblicità, la prima lama solleva, la seconda taglia. Il pollice verde del presidente si sta per abbattere. Sulla porta del Pirellone, poco prima di andar via, cercando fortuna nell'amata-odiata Roma. Grazie, davvero.

venerdì 15 febbraio 2008

Battaglia per i parchi: alcuni commenti

Grazie a Fabrizio Bottini di Eddyburg, un suo commento sugli ultimi sviluppi dell'iter dell'emendamento "ammazzaparchi".

Reti ecologicamente sensibili

Continuano i tentativi di sacrificare i parchi della Lombardia allo “sviluppo”. E continua a contrastarli la rete suscitata da eddyburg. Informazioni aggiornate sulla vicenda

Settecento e qualcosa firme al giorno, praticamente senza copertura stampa. È la seconda, piccola mobilitazione di massa contro il progetto neocementificatore e paleoautoritario del centrodestra lombardo per abolire gli enti parco e l’idea di fondo della pianificazione territoriale.
Segue di una manciata di settimane, questa raccolta firme, quella dell’autunno scorso, che provocò anche se indirettamente il ritiro del cosiddetto “emendamento Boni”.
Si era detto allora: ci riproveranno. Ed eccola qui la junta padana a ribadire che un parco “ el custa un sacc del danée” perché bisogna pagare un consiglio, e i consigli sono una cosa inutile se le decisioni vengono prese altrove, no?
Si era detto anche: ma noi ci saremo ancora. Ed eccola qui, l’ormai ciclica raccolta di firme, stavolta su impulso di un piccolo gruppo pavese, ma che ha ripetuto e ampliato il sistema della partecipazione sicura e informata che già aveva caratterizzato la scorsa esperienza.

Mercoledì 13 febbraio, quando si è riunita nel primo pomeriggio la V Commissione Territorio per ri-discutere l’emendamento, i consiglieri sapevano già (ognuno dal suo punto di vista) delle più di mille firme che in poche ore si erano già accumulate sul sito www.piccolaterra.it . Non si è discusso in realtà di nulla: salvo rimarcare le due posizioni a quanto pare inconciliabili dei favorevoli e dei contrari, e rinviare l’eventuale voto al successivo mercoledì 20.
Il consigliere Monguzzi dei Verdi insieme a un altro ha segnalato l’ampiezza e coesione del movimento motivatamente contrario alle modifiche alla legge urbanistica regionale: un movimento che si esprime sia nel modo più istituzionale delle prese di posizione visibili di rappresentanti e stampa locale e non, sia appunto nelle forme anche più socialmente e culturalmente significative della partecipazione diffusa attraverso la raccolta firme.

Nel momento in cui vengono scritte queste note il numero delle firme sul sito ha raggiunto e superato quota 2.300, e non c’è motivo di ritenere che anche questo numero di adesioni non possa essere superato di molto. I due consiglieri hanno ottenuto che nella prossima seduta di Commissione venga ascoltato (ehm: per 15 minuti) un solo rappresentante del movimento di opposizione e dell’associazionismo.
Indipendentemente dai risultati istituzionali, che si spera comunque possano essere positivi, è comunque il caso di rimarcare ancora una volta come su un tema tanto tangibile e quotidiano come il verde, i fatti dimostrino come la cosiddetta “antipolitica” sia un’invenzione di alcuni politicanti di professione, eletti o meno, che vedono in una crescita della partecipazione diretta e consapevole un ostacolo ai propri tristi disegni, di non importa quale segno (anche perché spesso non li si distingue davvero, nel merito come nel metodo).

Nel caso specifico, è evidente l’orientamento dell’assessore e della maggioranza che lo sostiene: neocentralismo, culturalmente neolitico, complessivamente ostile nei confronti di qualunque forma di conflitto, per quanto incanalato e istituzionalizzato. Come quello che appunto nei meccanismi della pianificazione territoriale ai vari livelli e competenze vede una forma matura e consolidata.
E che si sostiene nelle sue forme non specialistiche su supporti come questo sito, e altri di varia ispirazione, a partire dal “glocale” www.piccolaterra.it al quale invitiamo per l’ennesima volta a far pervenire le adesioni, vostre e degli amici di tutta Italia (e del mondo, perché no?) che vorrete coinvolgere.


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Di Fabrizio Bottini e Maria Cristina Gibelli. L'approccio lombardo alla gestione del territorio: tra "ambaradam" e "danée".

Planophobia

In Lombardia torna l'assalto alla pianificazione dei parchi, se non si riduce a sanzione burocratica di quanto deciso in altra sede. La chiamano "ambaradam". Fermiamoli

Dopo una breve pausa per le feste natalizie, il centrodestra lombardo ripropone con pochissime modifiche i cambiamenti alla legge urbanistica in particolare per quanto riguarda i residui spazi verdi regionali. Verrà ripresentato l’emendamento che consente, quando i sindaci decidano così, di ritagliare un pezzo di parco con procedura abbreviata, anche contro il volere dell’Ente parco. Si tratta di un intervento che va contro qualunque logica dell’ambiente naturale inteso come sistema. Un sistema che respira ampio, e non finisce col cartello che segna i confini comunali.
Oltre quel cartello, forse non si vota più per il medesimo sindaco, ma al cambio di circoscrizione purtroppo non corrisponde automaticamente e per decreto l’interruzione delle reti naturali, dei percorsi e sistemi di riproduzione della poca flora e fauna residua.
Naturalmente, anche la conservazione e tutela delle reti e dei sistemi diversi da quelli asfaltati, non è un oggetto sacro e inviolabile. Affatto. Esistono da decenni, e si evolvono continuamente, ampie ed elasticissime procedure per cercare di adattare la crescita delle attività umane (anche quelle metropolitane, industriali, le grandi infrastrutture …) alla natura. Si chiama, tutto questo, pianificazione territoriale: una cosa che da sempre piace assai poco ai sostenitori dello “sviluppo del territorio”.

Ha una storia moderna lunga almeno un secolo e mezzo, e per quanto riguarda le aree verdi urbano-metropolitane inizia a metà del XIX secolo col grande rettangolo del Central Park di New York, a interrompere l’edificato compatto e mastodontico di Manhattan, e continua di qua e di là dall’oceano, fino ai nostri giorni e alla ancora un po’ verde padania (quella con la p minuscola), ad esempio nelle fasce naturali della valle del Ticino, o nel vasto arco di verde agricolo del Parco Sud Milano. Quanto più sono grandi, tanto più la pianificazione territoriale dei parchi diventa complessa, e si allontana dall’idea del progetto di un giardino o di un’oasi naturale, per quanto ampia. Bisogna equilibrare sia le esigenze delle grandi reti della vegetazione, delle acque, che quelle delle attività umane, e delle amministrazioni che gestiscono quei territori per abitare, lavorare, far spesa, spostarsi. A questo serve il piano territoriale: a evitare che un solo interesse, o pochi interessi (che siano quello delle mucche, o delle autostrade, o dei boy scout) prevalgano indebitamente su quello generale.
Aggirare questa dimensione, come di fatto si vorrebbe fare istituendo un filo diretto (questo in sostanza prevede l’emendamento proposto alla legge urbanistica) tra la discrezionalità della Regione e le esigenze puntuali di singoli Comuni, significa avere un’idea quantomeno singolare dell’interesse collettivo: pura somma aritmetica, al massimo, di quelli particolari. Insomma l’esatto contrario di quanto prevedono i complessi meccanismi delle responsabilità e partecipazione caratteristici della pianificazione territoriale.

Contro questo tentativo, del resto coerente con altri programmi della medesima parte politica, in autunno si sono mobilitati migliaia di cittadini, molto consapevoli sia del valore ambientale dei grandi parchi, sia di quello sociale e partecipativo che si affianca alla delega del voto nel costruire una vera democrazia, in queste così come in altre questioni.
Evidentemente, chi rappresenta le istituzioni in questo momento non condivide in alcun modo questi valori, e preferisce appunto farsi arbitro e punto di equilibrio di interessi particolari, che dovrebbero (è l’unica ipotesi ragionevole) in teoria trovare composizione nella sterminata personalità degli amministratori regionali. Se c’è un’altra risposta, siamo qui ad aspettarla. Ma temiamo sia quella sbagliata. É già successo, e succederà di nuovo.

Per concludere (si fa per dire), un breve recentissimo estratto dal blog dell’assessore lombardo al territorio Davide Boni, che dovrebbe chiarirne ulteriormente il punto di vista:
“ho preparato una modifica di legge che riguarda la competenza dei comuni rispetto ai parchi.E qui apriti cielo,hanno iniziato a dirmi che voglio cementificare i parchi…so che parlare del mio lavoro di assessore non è simpatico,come nel penultimo post,ma almeno vorrei confrontarmi con voi rispetto alle politiche del territorio.
Vi faccio un paio di domande:sapete che i 20 parchi lombardi sono gestiti da consorzi che costano un sacco di soldi,nel senso che ogni parco ha un consiglio di amministrazione che el custa un sacc de danee…scusate i termini milanesi,ma andava detto. Questo c.d.a. non deve fare altro che far rispettare le leggi di tutela e vincoli imposti dalla regione e parlare con i Sindaci,se questi hanno intenzione di variare i loro piani regolatori,…quindi dico perchè tenere in pieni questo ambaradam se potremmo usare un persona (leggi direttore),che segue pedissequamente le norme impartite dalla Regione?
Last but not Least,avete visto con me sono spesso conciati i parchi?Non intendo quelli cittadini,quelli ne parleremo un’altra volta,ma quelli magari di cintura?

Insomma, pare che nella migliore tradizione di raffinatezza pianificatoria e culturale, si voglia far piazza pulita di un “ambaradam” (ci-ci-co-co?) che comprende tutto quanto al mondo non va a genio, tipo la democrazia, che quando non si tratta degli emolumenti degli assessori “la custa un sacc de danee”.

Firmiamo. Che quello non ci costa niente. E faremo felice anche Davide Boni. Lui non se ne accorgerà, ma sarà più felice.
Al sito www.piccolaterra.itdella Associazione “La Rondine”: troverete l’ avviso pulsante “ cliccate qui per aderire alla raccolta firme”


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Qui invece le dichiarazioni di Giulia Maria Mozzoni Crespi presidente del FAI.

A. St., Crespi (Fai): «La Regione mette a rischio i parchi», Il Corriere della Sera, 12 febbraio 2008

Fuori, il modello ecologista. «In molti Paesi europei ci sono leggi che limitano l'occupazione di aree libere, di svago, agricole o incolte». Mentre in casa, in Lombardia, la politica è filocementista e in contrasto con la linea dell'Expo, attacca Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai: qui «espandiamo le città sui parchi». Le associazioni verdi bocciano così l'emendamento «mangia territorio» che sarà discusso domani nella giunta del Pirellone.
Insieme: Fai, Italia Nostra e Wwf. Ma per l'assessore che l'ha proposta, il leghista con delega al Territorio Davide Boni, la modifica «non si mangia niente. Anzi: la Regione entra nel merito di alcune scelte o come mediatrice, solo se richiesto, nei rapporti tra enti parchi e amministrazioni comunali. Insomma: non si toccano le aree verdi, che sono comunque vincolate, ma gli enti di gestione che non sempre ha un'accettabile capacità di gestione». La questione è complessa, tocca i piani di governo del territorio, le linee d'espansione, l'erosione delle aree. La linea ambientalista è chiara: «La legge danneggia i parchi regionali. Porteremo l'emendamento all'attenzione del Bie, l'ente che gestisce l'Expo, perché quello che sta succedendo è in netto contrasto con le linee di sostenibilità ambientale espresse dalla candidatura di Milano e supportate dalla Regione». Dunque: o il Pirellone fa un passo indietro o gli italiani si denunciano lo scempio.
Perché la legge regionale «è il primo vero attacco al sistema dei 24 parchi lombardi, un patrimonio collettivo costruito con tanta fatica», denuncia Enzo Venini, presidente di Wwf Italia. «L'espansione dei Comuni, sottratta a logiche di coordinamento anche nei territori dei parchi, potrà impoverire gli spazi naturali e le aree dedicate all'agricoltura», aggiunge Luca Carra, presidente milanese di Italia Nostra. Annuncia battaglia anche il Pd in consiglio regionale. Così Franco Mirabelli: «La giunta sta giocando pesante sui parchi».
Replica l'assessore Boni: «Non tocchiamo i parchi, ma qualche poltrona negli enti di gestione sì...».

Gli ecologisti contro la Regione, la Repubblica, 12 febbraio 2008


L´emendamento proposto dall´assessore all´Urbanistica Davide Boni (Lega), che demanda alla giunta Regionale le decisioni urbanistiche sull´edificabilità nei parchi, verrà discusso domani in Regione: «Siamo contrari a questo emendamento "mangiaterritorio" e se verrà approvato - dicono Fai, Wwf, Italia Nostra - informeremo il Bie, l´organizzazione delle esposizioni universali, che la Lombardia non tutela il suo patrimonio naturale».

giovedì 14 febbraio 2008

Legge Urbanistica Regionale: Si allarga il fronte contro le modifiche

Il comunicato di FAI, Federparchi, Italia Nostra, Legambiente, WWF Italia del 13 febbraio in cui si chiede che emendamento "ammazza parchi" venga ritirato.


L’emendamento 13 bis, di cui si torna a discutere nuovamente dopo le polemiche sollevate lo scorso novembre, prevede la possibilità da parte dei Comuni di richiedere varianti al Piano Territoriale di Coordinamento del Parco che, se respinte dall’Ente gestore del Parco, possono essere sottoposte alla Giunta Regionale per l’approvazione definitiva.

Questo delegittima completamente gli enti parco ed i rispettivi PTC che in tal modo diventano oggetto di pianificazione territoriale, che spesso corrisponde a lottizzazione a fini edificatori. Gli emendamenti alla Legge Urbanistica regionale 12/2005 proposti dall’Assessore all’Urbanistica Davide Boni, hanno l’obiettivo di facilitare ai Comuni espansioni insediative nei 24 Parchi Regionali. Nonostante le normative europee vadano in direzione opposta la tutela dell’ambiente, della storia, dell’interesse collettivo, sembrano essere assenti nella politica dell’attuale Giunta Regionale.

Queste scelte potrebbero generare gravissime conseguenze sulla tutela e gestione delle risorse territoriali e sul sistema della pianificazione. Per FAI, Federparchi, Italia Nostra, Legambiente, WWF Italia l’approvazione di questi emendamenti determinerebbe un nuovo quadro in cui le aree protette regionali verrebbero completamente compromesse a favore di un’ampia espansione edilizia sul loro territorio. Un esempio concreto sono le paventate espansioni insediative che potranno verificarsi all’interno del territorio del Parco Sud.

L’enorme consumo di suolo che si continua a registrare anche negli ultimi anni in Lombardia, la crescente compromissione delle risorse territoriali ed ambientali, l’importanza dei Parchi come valore del territorio e come presidio per la conservazione e la tutela di ecosistemi naturali, per la realizzazione di reti ecologiche anche in contesti fortemente urbanizzati non sembrano preoccupare il Governo Regionale.

Il quarto d'ora accademico gentilmente concesso per la difesa dei parchi

Oggi la V Commissione - Territorio - della Regione Lombardia ha discusso il pacchetto di modifiche alla legge 12/05 sull'urbanistica, tra cui spicca il famigerato emendamento all'articolo 13 che semplifica le norme per edificare nei parchi. Non a caso l'emendamento dell'assessore Boni è detto "ammazza parchi".

La seduta era dedicata all'esame dei vari emendamenti presentati dall'opposizione, ma il relatore ha subito precisato che gli emendamenti che tendevano a eliminare gli effetti della proposta Boni non sarebbero stati nemmeno presi in considerazione, perchè già discussi a novembre e dicembre e oggetto di divergenze non concilaibili tra le parti, ciascuna con la sua visione del mondo, quella che cerca di smontare i parchi un pezzo dopo l'altro e quella che li vorrebbe sempre più autorevoli e indipendenti dal potere politico.

Con queste premesse la seduta si è rapidamente esaurita nell'esame di un paio di emendamenti poco rilevanti.

Alla fine due consiglieri (uno è Monguzzi dei Verdi, l'altro non so) hanno segnalato che proprio oggi è stato diramato un comunicato a più voci da parte delle princiapali associazione ambientaliste, FAI, Italia Nostra e WWF insieme con Federparchi. E che questo si aggiungeva a una serie di segnali di insofferenza "dal basso", dalla società civile.

Alla luce di questi fatti Monguzzi chiedeva che durante la prossima seduta della Commissione Territorio si desse al parola alle associazioni perchè potessero spiegare la loro posizione e i rischi della limitazione delle tutele per i parchi.

Sguardi tra l'interrogativo e il divertito dalla maggioranza. Alla fine si mercanteggia un po' e arriva la grazia.

Un solo rappresentante delle associazioni parlerà per tutti, mercoledì prossimo, 20 febbraio.
Dalle 14,30 alle 14,45 ... il quarto d'ora accedemico appunto. Se va come oggi i primi consiglieri si faranno vivi verso le 15,00.



La
raccolta firme partita da un gruppo di associazioni pavesi , ma diventata un riferimento per tutta la regione ha superato in 3 giorni le 2.000 adesioni.

Continuate a firmare:

I prossimi passi dell'iter legislativo saranno:

- mercoledì 20 febbraio h. 14.30 - Commissione territorio - Votazione in commissione delle proposte di modifica di legge, il voto avverrà emendamento per emendamento.

- martedì 4 marzo (data probabile) - Consiglio Regionale - Votazione definitiva


Scrivono sull'argomento:

http://circolopasolini.splinder.com/post/15929350#more-15929350
http://legambientepv.wordpress.com/
http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=15457&parent=14275&content=1
http://www.dsregionelombardia.it/documenti/30007.htm
http://www.eddyburg.it/article/articleview/10659/0/96/
http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=91446
http://eddyburg.it/article/articleview/10646/0/117/
http://circolopasolini.splinder.com/post/15892487#more-15892487
http://www.eddyburg.it/article/articleview/10631/0/117/
http://www.eddyburg.it/index.php/article/articleview/10624/0/213/
http://circolopasolini.splinder.com/post/15857179#more-15857179
http://www.piccolaterra.it

lunedì 11 febbraio 2008

Petizione per salvare i parchi della lombardia (contro l'emendamento alla legge regionale 12/05 che semplifica l'iter per edificare nei parchi)

Ci risiamo, la Regione Lombardia torna alla carica con un emendamento già proposto a dicembre che consentirebbe di edificare nei parchi regionali con un iter semplificato.

In pratica se un Comune chiede di edificare e l'Ente Parco coinvolto è contrario allora la palla passa alla Regione che dirime la contrapposizione imponendo la propria volontà.
E sappiamo bene come la Regione Lomabrdia abbia una eccessiva predisposizione per il binomio cemento&asfalto.

E' importante raccoglie il maggior numero di firme entro i prossimi 2 giorni, l'emendamento verrà infatti discusso in commissione mercoledì 13 febbraio e, se positivo il parere, votato subito dopo dal Consiglio Regionale lombardo.

Collegatevi al sito www.piccolaterra.it della Associazione "La Rondine": troverete l' avviso pulsante "cliccate qui per aderire alla raccolta firme".

Come Comitato di Pavia tramite il Coordinamento dei Comitati siamo tra i promotori dell'appello.

Grazie, qui sotto il testo dell'appello.

Promuovete l'iniziativa, fate firmare parenti e amici.


Associazione per il Parco sud Milano, Amici di Beppe Grillo Pavia, Associazione "La Rondine", Comitati contro la Broni Mortara, Italia Nostra Pavia, Legambiente provinciale Pavia, WWF Oltrepo Pavese

venerdì 25 gennaio 2008

Nuovi insediamenti sul territorio: comitati di cittadini contro comitati di affari.


A commento del corsivo di Angelo Pezzali, la lettera del Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara.


Nel suo corsivo sulla Provincia Pavese di domenica 20 gennaio Angelo Pezzali commenta il continuo e spontaneo sorgere di comitati di cittadini contro quasi tutti i progetti di nuovi insediamenti in provincia. Logistiche, interporti, autostrade, discariche di vario tipo, raddoppio di inceneritori, raddoppio di raffinerie, impianti per la produzione di etanolo, mega-centri commerciali, per non parlare della crescita indiscriminata di insediamenti abitativi (villettopoli). Landriano, Zinasco, Parona, Sannazzaro, Bressana, Corteolona, San Martino Siccomario, Borgarello, Galliavola, i comuni che insistono sull'asse della prevista autostrada Broni-Pavia-Mortara sono solo alcune delle località interessate dal fenomeno.

Cerchiamo di analizzare gli elementi comuni a questi progetti per capire se hanno un senso le reazioni spesso esasperate dei cittadini.
- In nessun caso è previsto il riutilizzo di aree dismesse (che non mancano), ovunque è più comodo costruire su terreni agricoli che in questo modo vanno persi per sempre.
- Manca il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano il loro futuro, si lavora dietro le quinte e si presentano le proposte quando i giochi sono fatti, gli impegni presi, le carte firmate.
- C'è sempre di mezzo un comitato d'affari e questi comitati sono fortemente interconnessi con politici e amministratori per cui non si capisce più chi decide la pianificazione del territorio e quali interessi si vanno a tutelare. I vantaggi per i Comuni che hanno già accettato di avere sul loro territorio impianti "ingombranti" sono tutti da dimostrare, vuoi per il mancato rispetto degli impegni (come nel caso dell'inceneritore di Parona) vuoi per i costi indotti dalla crescita dei centri abitati che ricadono inevitabilmente sulle amministrazioni locali e annullano l'iniziale, apparente, guadagno dovuto a oneri di urbanizzazione e ICI.
- I nuovi insediamenti prevedono forti incrementi negli spostamenti di merci e materiali, quasi sempre affidati ai TIR e garantiscono quindi un peggioramento della qualità dell'aria che, come è emerso con chiarezza in questi mesi, è già oltre i livelli di guardia in tutta la provincia, compresa la "verde" Lomellina. Peggiorerà quindi il traffico, dovremo stare più tempo in coda, saremo costretti a realizzare nuove strade, che a loro volta porteranno nuovi insediamenti e nuovo traffico, consolidando un circolo vizioso che andrebbe invece interrotto. A meno che il nostro modello non sia l'hinterland milanese e l'obbiettivo clonare indefinitamente l'esperienza urbanistica di Rozzano.

Ogni iniziativa ha poi specifici elementi di anomalia, di superficialità progettuale, di mancanza di buon senso, in omaggio ad una pasticciata teoria del "fare" per cui l'importante è "fare qualcosa" curandosi poco del "come", del "perchè", del "dove" e delle conseguenze a medio e lungo termine. Lontani dai migliori esempi europei giochiamo una partita di retroguardia e incapaci di applicare idee innovative continuiamo a svendere i gioielli di famiglia. Per contro le associazioni ambientaliste e le molte voci autorevoli della società civile, che suggeriscono approcci sostenibili ai problemi, raramente trovano credito.

Angelo Pezzali conclude amaramente e si chiede, di fronte ai comitati dei paesi "ricchi e arrabbiati", se non sia ormai troppo tardi per le loro proteste e le loro accuse. Il pessimismo è d'obbligo. E' tardi in effetti, i danni a paesaggio, ambiente e territorio sono sotto gli occhi di tutti e nessun cambio di direzione arriverà spontaneamente dalle istituzioni o dai partiti che, anzi, salvo qualche eccezione, confermano la tendenza (ad esempio, a livello regionale, mettendo mano al quadro normativo per ridurre le tutele per i parchi e le aree libere). E' tardi purtroppo, ma non ci sono altre strade se non una diffusa presa di coscienza dei problemi ambientali. Ai cittadini, al loro risveglio e alla pressione che possono esercitare sui politici sono affidate le uniche speranze di rallentare il saccheggio.

sabato 19 gennaio 2008

La scelta del sistema operativo del PC e le conseguenze sul piano ambientale

Ripresa dal blog Ecologia 2.0 una interressante analisi su come Linux sia più eco-amichevole dei sistemi operativi proprietari.


Come noto l’utilizzo dei sistemi operativi proprietari condanna gli utenti a subire il modello di business delle case produttrici. Se il proprietario del software cambia sistema operativo e decide di non supportare piu’ quelli vecchi tocca cambiare le macchine (i PC) con notevoli costi per l’utente e notevoli costi ambientali. Il rifiuto tecnologico infatti e’ fortemente inquinante e molto spesso potrebbe essere tranquillamente tenuto in vita.

L’utilizzo di Linux consente di ovviare a questo problema. Da un lato infatti non si pone il problema di dover sostituire il sistema operativo, dall’altro il sistema libero e’ meno avido di risorse e consente una diversa gestione delle macchine.

Se questo e’ o puo’ essere un problema relativo per il singolo utilizzatore, altro e’ per la PA, la grande azienda o comunque realta’ che posseggono e gestiscono molti PC.

Interessante il dato riportato da gnuvox che dice:

"Dando risalto solo ora - e questo e’ in effetti piuttosto curioso - a uno studio del governo inglese che risale al 2004, il sito americano (si riferisce al sito della CNN, NdA) pubblicizza il fatto che l’adozione di Linux riduce il quantitativo di e-rifiuti (cioe’ spazzatura derivante da apparecchiature elettroniche) del 50%. Il motivo e’ la maggior longevita’ di un Pc dotato del sistema operativo open source rispetto a uno dotato di Windows. Mediamente, si legge nel rapporto stilato dal governo inglese, gli utenti di Windows aggiornano il proprio hardware ogni 3/4 anni, mentre il lasso di tempo per la stessa operazione fatta dagli utenti di Linux e’ di 6/8 anni."

Raddoppiare il tempo medio di vita di un PC vuole dire dimezzare i costi medi di approvvigionamento hardware, pensando ad una PA, ad una biblioteca o ad una scuola vorrebbe dire, di fatto raddoppiare la dotazione possibile di postazioni… se proprio non si vogliono risparmiare i soldi dei contribuenti

venerdì 18 gennaio 2008

Rassegna delle lettere del Coordinamento contro la Broni Pavia Mortara pubblicate dalla Provincia Pavese

VENERDÌ, 18 GENNAIO 2008

Nessuna fiducia nel Parco del Ticino

Milena Bertani è stata confermata, per il suo secondo mandato, alla presidenza del Parco del Ticino. Questa nomina non lascia purtroppo presagire nulla di buono.
La Bertani e il consiglio di amministrazione uscente avevano, con una delibera contestata da tutte le associazioni ambientaliste, votato favorevolmente alla realizzazione dell’autostrada Broni-Pavia-Mortara. Il voto era stato poi confermato in sede di prima conferenza dei servizi nel febbraio 2007.
Stando al progetto preliminare l’autostrada dovrebbe attraversare per un tratto di circa 15 chilometri il parco del Ticino, sfiorando alcune delle zone maggiormente tutelate dal punto di vista ambientale.
Non è una questione da poco: di fronte alla più imponente e criticata infrastruttura degli ultimi decenni, l’ente Parco aveva sostenuto di non volersi porre in contrapposizione con la volontà dei Comuni e delle altre amministrazioni (Provincia di Pavia e Regione Lombardia).
Si tratta di una chiara rinuncia a svolgere il proprio ruolo. Come si può pensare che il parco del Ticino possa essere difeso e tutelato, se l’ente Parco ha come principale obiettivo una sterile e discutibile pace istituzionale?
In un clima che vede la Regione proporre, tramite il famigerato emendamento ammazza-parchi, la semplificazione delle norme per edificare all’interno dei parchi lombardi, che vede i Comuni sempre più avidi di aree verdi da urbanizzare e che, infine, prospetta per l’aeroporto di Malpensa una ulteriore espansione, l’ultima cosa da fare era riconfermare una dirigenza poco coraggiosa e troppo incline al compromesso.
Con questi precedenti l’accordo tra le istituzioni sembra proprio il pranzo di Natale, con il Parco del Ticino, invitato speciale, a recitare il ruolo del tacchino.
Coordinamento contro la Broni-Pavia-Mortara via e-mail


SABATO, 12 GENNAIO 2008

Pagina 14 – lettera-attualità

Cava Manara, la battaglia contro l’autostrada

Leggiamo con piacere sulla Provincia pavese del 5 gennaio che il sindaco di Cava Manara, Claudia Montagna, si sta muovendo contro l’autostrada regionale Broni-Pavia-Mortara. Sarebbe facile osservare che sinora non ce ne eravamo accorti, ma si sa che l’anno nuovo porta sempre buoni propositi e dunque tra i nostri ci sarà quello di essere meno distratti.
Ci viene però un dubbio. Quando il sindaco afferma che «noi abbiamo preferito la strada di porre dei vincoli che consentiranno precise azioni di salvaguardia del nostro territorio anche sotto il profilo acustico» e subito dopo chiarisce che si tratta di «vincoli che riguardano sia la viabilità locale che autostradale», sembra che implicitamente parta dal presupposto che l’autostrada sia necessaria e il compito del diligente amministratore sia semplicemente quello di mitigarne l’impatto.
Noi invece crediamo - e siamo in grado di giustificare su basi molto concrete la nostra convinzione - che l’autostrada Broni-Pavia-Mortara, i suoi Pm10, le sue colate di cemento sul territorio (che incidono particolarmente sul centro abitato di Cava) costituiscano un danno irrimediabile per la provincia di Pavia oltre che essere un’opera palesemente inutile ed eccessivamente costosa.
Ci sembrerebbe dunque più utile se gli amministratori locali investissero le proprie energie contro il progetto in quanto tale e non in battaglie di retroguardia, il cui obiettivo non pare altro che quello di determinare per quante lenticchie sia lecito, se non doveroso, svendere il proprio territorio.
Il coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara


MERCOLEDÌ, 02 GENNAIO 2008

Pagina 8 – Attualità - lettera

Ambiente, Zucchi ricordi anche le polveri sottili

Desideriamo rispondere, anche se è passato un po’ di tempo, all’intervento dell’onorevole Zucchi in merito all’impianto di bioetanolo a Zinasco. Due le frasi di maggior interesse: 1) «Sulle bioenergie l’Unione europea ha emesso una direttiva che non permette di fare della filosofia, ma che vincola in maniera chiara ad alcuni parametri: una percentuale sempre maggiore di tutto il diesel e la benzina venduti negli Stati membri deve essere costituita da biocarburanti».
Ci stupisce che il parlamentare, così appassionato al futuro dei carburanti di origine vegetale, non tenga nella stessa considerazione una ben più datata, importante e mai osservata direttiva europea, determinante per la salute di tutti noi, che impone per il 2010 il dimezzamento dei valori di tolleranza per le emissioni di polveri sottili, superati a Pavia e provincia in maniera straordinaria e in senso peggiorativo anno dopo anno.
Le nuove cosiddette «grandi opere» in provincia vanno tutte nella direzione del potenziamento del traffico privato e del trasporto merci su gomma: l’autostrada Broni-Pavia-Mortara e i tanti impianti logistici. 45.000 veicoli al giorno, la maggior parte dei quali non circolanti in precedenza nel nostro territorio: proprio in barba alla normativa appena citata.
Non ci sembra che Zucchi si sia schierato contro queste opere per difendere la direttiva europea con la stessa sollecitudine. La risposta a entrambi i problemi non sta nell’individuare che cosa bruciare nei motori delle nostre auto, ma in un impegno politico finalmente serio e mirato al potenziamento massiccio del trasporto pubblico.
2) «Oggi è necessario pensare all’agricoltura come a una delle possibili risorse che possono concorrere alle politiche energetiche. Pensarla, cioè, come uno strumento in grado di contribuire in maniera importante alla salvaguardia del pianeta». La politica pavese, da destra a sinistra con poche eccezioni, sta incentivando una lista crescente di logistiche di dimensioni grandi e medie oltre all’autostrada Broni-Pavia-Mortara: lo sbocco viabilistico per il nuovo e possente traffico veicolare originato da queste infrastrutture, su dichiarazione stessa dei fautori dell’opera.
Oltre a minacciare l’autosufficienza alimentare, gettando cemento su un’immensa estensione di terreno coltivabile con conseguenze irreversibili, si mette la pietra tombale sulla possibilità di produrre energia dal nostro suolo, rendendo indispensabile l’acquisto della materia prima all’estero e determinando il degrado di aree naturali in altre nazioni. Si importa una non-soluzione e si esporta un problema sicuro.
Prendiamo inoltre atto che i nomi degli industriali e degli amministratori che smaniano per la Broni-Mortara si ritrovano anche nel progetto bioetanolo di Zinasco; e temiamo che anche in questo caso godano dell’appoggio politico necessario per realizzare l’opera.
Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara


VENERDÌ, 28 DICEMBRE 2007

Pagina 10 - Attualità

BRONI-MORTARA

L’impegno per il «no» ha avuto un premio

E’ passato un anno dal mio primo sbigottimento per le informazioni mai avute su un progetto che avrebbe alzato un ponte di 20 metri in prossimità della mia nuova abitazione. Le settimane successive sono state una frenetica corsa a capire cosa stesse accadendo, ed in questa corsa ho incontrato persone splendide, preparate, impegnate, la cui voce ha sempre dovuto stare in sordina. Man mano che i mesi si dipanavano non ho più pensato alla mia casa come al «mio orticello» come qualcuno ha detto, ma mi sono accorta di quanto il mio territorio sia fragile per la sua posizione geografica di depressione, di venti, di escursioni termiche che lo rendono uno dei più inquinati d’Europa. Mi sono contemoporaneamente riappropriata dei suoi meravigliosi boschi, della sua agricoltura, della fauna che pensavo non esistesse più tanto ero presa dalla frenesia di correre a lavorare e poi di accudire alla famiglia.
Ho passato tutto il tempo libero, insieme a tanta gente, a partecipare, quando ci era permesso, ai consigli comunali, ad ascoltare studiosi del nostro territorio, a controllare quanti giorni purtroppo i nostri paesi superino i valori limite di polveri sottili e di Pm 10, a contare quanti capannono di logistica costruti da anni e mai usati costellino come scheletri la nostra pianura, a capire che ci sono soluzioni immediate per snellire il traffico delle nostre zone, ad intuire che 40.000 veicoli in più al giorno e lo sbancamento di tanti, troppi metri cubi di terra porterebbero a malattie incurabili ed alla definitiva perdita di ricchezze che rappresentano il nostro progresso, le nostre radici.
Ringrazio questo progetto (l’autostrada Broni-Mortara, ndr) perchè mi ha dato la possibilità di vivere e non sopravvivere, di avere voglia di studiare, capire, di aver potuto conoscere persone impegnate a ricordare agli altri come si debba avere umiltà ed autocritica per decidere del territorio che ha solo le nostre voci per parlare.
Lo ringrazio perchè mi ha permesso di capire gli errori fatti nella costruzione della nostra rete stradale e di sapere che ci sono progetti sicuramente non devastanti per permetterci di «respirare». Ed in ultimo lo ringrazio perchè ora so cosa voglio per i miei figli e cosa non voglio e sicuramente esso rientra tra le cose che non voglio.
Marisa Morini San Martino Siccomario


GIOVEDÌ, 27 DICEMBRE 2007

Un bene da preservare, il «suolo in prestito»

Gentile direttore,
leggiamo con interesse la lettera del presidente provinciale Vittorio Poma alla Provincia Pavese del 21 dicembre sul futuro di Pavia e della nostra provincia, e apprezziamo il fatto che Poma stia cercando una dialettica con i cittadini. Diciamo perciò la nostra, viaggiando un po’ tra fantasia e realtà, tra le speranze per il domani e i continui bruschi risvegli dell’oggi, causati dal timore che stiamo percorrendo la strada sbagliata.
Se dobbiamo pensare a Pavia fra 100 anni, ci immaginiamo una città in armonia con madre natura e con l’ambiente. Popolata da persone che consumano le risorse (solo quelle rinnovabili) in modo ragionevole, in un contesto globale che ha trovato alternative al petrolio ma che soprattutto ha imparato a limitare le richieste energetiche e la produzione di rifiuti, eliminando alla radice gli scontri sulle discariche e gli inceneritori. Una città che ha gli stessi identici confini di oggi, che non ha utilizzato un solo metro quadrato in più di terreno libero, che ha azzerato il consumo di suolo. Di più, una città e ua provincia che hanno invertito la rotta, riqualificando a terreno agricolo o a parco le molte aree urbanizzate e non utilizzate, le future aree dismesse, le aree artigianali e industriali che avranno chiuso il loro ciclo. Per fare un esempio, tra i tanti possibili nella nostra provincia, l’area occupata dalla Dolma di Belgioioso, ormai ridotta a piccola sede commerciale, potrebbe tornare a madre natura: dopo che ci siamo «presi in prestito» quel pezzo di suolo.
Ci immaginiamo una città e una provincia dove un concetto come questo, del «suolo in prestito», non provochi quella traccia di dubbio che ci figuriamo sulle facce di chi legge, perché sarà un concetto ormai conquistato, anzi ri-conquistato, dopo qualche generazione di troppo spensierata e non armoniosa crescita. Una città e una provincia nelle quali i piccoli e grandi costruttori e operatori dell’edilizia, il cui profitto viene oggi prodotto a discapito di una risorsa di tutti non rigenerabile (il suolo appunto) potranno, attraverso la riqualificazione dell’immenso patrimonio edilizio esistente, continuare le proprie attività e prosperare.
Ci immaginiamo una città che, con gli altri principali centri urbani della provincia, torni accogliente nel senso più profondo del termine, che non costringa alla fuga i propri abitanti verso paesi che quintuplicano in 15-20 anni i propri abitanti secondo una dinamica urbanistica incontrollata. E una provincia dove l’eventuale decisione di un sindaco di urbanizzare un’area al solo scopo di far quadrare il bilancio delle spese correnti possa essere considerata, al massimo, una battuta.
Ci immaginiamo istituzioni che anticipano e guidano i processi, invece che farsene travolgere. Che si dedicano ai problemi prima che diventino cronici: perché, per esempio, l’attuale Provincia ha atteso 10 anni prima di mettere mano al piano del traffico provinciale (Ptve), e perchè, giunti a questo punto, anziché affrettarsi ad approvare un’autostrada, non ha aspettato pochi mesiin modo che il piano fosse definito e condiviso? Vorremmo istituzioni i cui rappresentanti abbiano ben presente il principio per cui, se sono dove sono, è per un patto con i cittadini e che questo va confermato e verificato continuamente. Istituzioni che non flirtino con i comitati di affari, più o meno espliciti, per non perdere di vista i loro veri obbiettivi.
Saranno così Pavia e la sua provincia fra cento anni? Speriamo. Di certo si può cominciare già domani a dar corpo a questa speranza; bastano pochi anni per raggiungere buona parte dei risultati. In molti settori le «buone pratiche» e un po’ di organizzazione possono risolvere problemi cronicizzati. A chi vorrà interpellarci proveremo a raccontare alcune delle soluzioni possibili e il modo per arrivarci.

Coordinamento Comitati e Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara via e-mail





VENERDÌ, 23 NOVEMBRE 2007

Risposta del Coordinamento, sulla Provincia Pavese del 23 novembre, ad una lettera dell'UDC Pavese

Gentile direttore,
Risposta del Coordinamento, sulla Provincia Pavese del 23 novembre, ad una lettera dell'UDC Pavese

Gentile direttore,

in una lettera pubblicata sulla Provincia pavese del 21 novembre scorso, la direzione cittadina dell’Udc segnala l’esistenza a Pavia di alcune situazioni di degrado ambientale e accusa la Giunta comunale attuale di non fare nulla in tal senso. In particolare, i quattro esponenti dell’Udc lamentano la situazione di viale Trieste, nei pressi dell’autostazione, dove “l’aria è irrespirabile”, e contestano alla Giunta in generale e all’assessore all’Ecologia in particolare di non aver dato corso alle verifiche promesse.

Non siamo interessati a entrare nella polemica politica. Prendiamo tuttavia atto, non senza un po’ di sconforto, del fatto che le contestazioni ambientaliste dell’Udc alla Giunta eludono la ben più rilevante questione dell’autostrada regionale Broni-Pavia-Mortara. Questo ci pare davvero bizzarro, dal momento che è difficile non pensare che migliaia di camion siano più dannosi di qualche decina di autobus.

Se si tratta di una semplice dimenticanza, invitiamo gli esponenti dell’Udc ad allargare il paniere delle contestazioni, visto che sulla Broni-Pavia-Mortara la Giunta ha tenuto un comportamento quantomeno ambiguo. Se invece (come temiamo) quello degli esponenti dell’Udc è un tipico caso di silenzio-assenso politico, chiediamo loro come possano conciliare le preoccupazioni per l’aria irrespirabile di viale Trieste con l’avallo a un progetto che riverserà migliaia di mezzi pesanti provenienti dall’A4 su una striscia d’asfalto che passerà a 3 chilometri dal centro cittadino.

In questo secondo caso, l’Udc sarebbe comunque in buona compagnia: il silenzio(-assenso?) è dell’intera classe politica provinciale, benché la Broni-Pavia-Mortara sia un progetto che è destinato a cambiare per sempre la fisionomia del nostro territorio sfigurandolo con un serpente di 50 km alto 2 metri e mezzo (avete letto bene: tutta l’autostrada, dove non si alzi in viadotti alti 17 metri, scorre sopraelevata di 2 metri e mezzo da terra!), con svincoli grandi come interi paesi e con la campagna distrutta dalla cementificazione di logistiche e centri commerciali annessi al progetto.

Pensare al territorio e all’ambiente vuol dire progettare per i cittadini una migliore qualità della vita, non acconsentire alla svendita e alla distruzione del territorio e poi polemizzare strumentalmente su viale Trieste. Diversamente, non si può fare a meno di constatare che siamo di fronte all’ennesimo caso di schizofrenia politica, in cui il rispetto dell’ambiente va applicato ai nemici ma interpretato per gli amici.
Il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara.

Coordinamento Comitati e Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara via e-mail


domenica 23 dicembre 2007

Nomine San Matteo. Il peggio accade.

Viene nominato Pietro Caltagirone.
Ecco la rassegna stampa del 22/12 dalla Provincia Pavese e dal Corriere sella Sera, precedute dal comuncato stampa diffuso dagli Amici di Beppe Grillo di Pavia

Comunicato.

Formigoni ha proposto di nominare un pregiudicato come direttore generale del San Matteo.
Il consiglio di amministrazione non ha avuto nulla da dire, a parte il tentennamento di uno dei consiglieri (Mazza - PD) che si è astenuto.
Prendiamo atto di questa scelta che offende il San Matteo e l'intera città.

Come conferma lo stesso direttore fresco di nomina in una intervista alla Provincia pavese del 22 dicembre, sul suo capo pende una condanna a due anni per falso e abuso di ufficio, condanna che ha passato i tre gradi di giudizio ed è stata confermata in Cassazione.
La vicenda riguarda le irregolarità compiute in un appalto per forniture informatiche in cui il DG, all'epoca al Niguarda, aveva fatto in modo che la fornitura venisse assegnata ad un "imprenditore amico". Per non dover procedere ad una vera e propria gara, l'aveva inoltre suddivisa in più lotti, compiendo un'azione contraria alla legge. Non si tratta di una questione da poco e inoltre attiene specificatamente il ruolo istituzionale di un DG.

Dopo averci assuefatti in questi anni alle nomine politicizzate il sistema della sanità lombarda ha fatto un passo avanti e sfondato un'altra soglia psicologica, sdoganando i condannati.

Non c'erano altre soluzioni? Tra i circa cinquecento candidati per 50 posti tra ASL, ospedali e istituti di ricerca (IRCSS), non se ne trovava uno con un curriculum giudiziario decente?

Per quanto ci riguarda continueremo nella nostra operazione di informazione confidando in una reazione della città. E parliamo dei singoli cittadini perchè per le forze politiche e per le istituzioni pavesi questa nomina sembra che vada benissimo.

Gli Amici di Beppe Grillo di Pavia


E qui sotto le notizie

Dal Corriere del 22/12/07

Il caso: 2 anni per abuso d’ufficio non hanno impedito la “promozione” di Caltagirone

POLTRONE, LA CONDANNA NON E’ UN OSTACOLO

Una condanna definitiva a 2 anni (con la sospensione condizionale) per i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico non ha avuto ripercussioni sulla nomina di Pietro Caltagirone al San Matteo.

Quando la Regione Lombardia tempo fa ha riscritto i criteri di idoneità alle nomine dei manager della sanità, tra i requisiti ostativi ha inserito le condanne definitive per una serie di reati.

Tra essi, però, non c’è l’abuso d’ufficio; e, se a impedire la nomina, può essere una sentenza di condanna per falso materiale, non è invece un ostacolo la condanna (come nel caso di Caltagirone) per falso ideologico.

Il processo conclusosi in primo grado nel 2003 e poi approdato in Cassazione nel 2005 aveva scandagliato i rapporti tra la società d’informatica Easycard srl amministrata dall’imprenditore Franco Maggiorelli (nel frattempo morto) e il mondo della sanità pubblica cittadina nel 1998.

L’accusa, sostenuta dal pm Francesco Prete, contestava le modalità di assegnazione dell’auditing informatico da 250 milioni di lire per l’Asl Città di Milano, per il Fatebenefratelli, e per l’Ussl 36di cui era commissario straordinario Caltagirone, poi direttore generale del Niguarda.

Maggiorelli (già consigliere dell’Inter e teste nelle inchieste sulla cerchia di amici dell’ex pm Di Pietro) obiettava che l’assegnazione dei lavori di auditing sarebbe stata corretta anche a trattativa privata; mentre i manager della sanità pubblica rivendicavano di avere fatto risparmiare soldi rispetto alla gara pubblica.

Ma il tribunale (collegio tutto femminile, Gandus-Lacaita-Vitale), con sentenza confermata in Cassazione, aveva ritenuto, in base ad atti amministrativi e intercettazioni, che Maggiorelli fosse stato privilegiato sin dall’inizio, in una trattativa privata appena abbellita dall’invito rivoltogli dai manager ospedalieri a “scritturare” almeno altre due aziende partecipanti.

Caltagirone non si è arreso neppure davanti alla Cassazione: davanti alla Corte europea di giustizia, infatti, pende un suo ricorso su un prospettato errore di diritto nella sentenza, che l’ordinamento italiano non permetterebbe di rimuovere.

Luigi Ferrarella

lferrarella@corriere.it

Dalla ProvinciaPavese del 22/12/07




Nomina lampo per Caltagirone

Scelto da Formigoni e accettato dal consiglio ieri pomeriggio In tarda serata si è già insediato il nuovo direttore generale

PAVIA. Pietro Caltagirone è il nuovo direttore generale del San Matteo. Si è insediato ufficialmente ieri sera e stamattina sarà già nel suo nuovo ufficio pavese. Poco prima delle 21 il consiglio d’amministrazione ha votato quasi all’unanimità (con la sola astensione di Giancarlo Mazza, ds) il nuovo manager, proveniente dall’azienda ospedaliera di Lecco. Tra i primi designati dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, nel giro di valzer dei direttori generali lombardi. Dalla riunione al Pirellone di ieri pomeriggio sono uscite le nomine di due ircss, San Matteo di Pavia e Besta di Milano. Entro il 31 dicembre saranno assegnate le altre 47 poltrone strategiche della sanità lombarda, compresa l’Asl pavese (Maurizio Amigoni dovrebbe spostarsi proprio a Lecco e Luigina Zambianchi, direttore sanitario al policlinico forse a Cremona).

L’indicazione di Formigoni è stata trasmessa in serata dal presidente della fondazione, Alberto Guglielmo, ai consiglieri.
Nel salone illuminato a festa a un’ora inconsueta per il San Matteo il nuovo direttore generale ha stretto la mano a Maurizio Niutta che ha traghettato il policlinico da novembre - data in cui lo “storico” dg Giovanni Azzaretti se ne è andato, dopo un lungo e travagliato scontro al vertice - fino a ieri. Niutta, legato alla famiglia di Forza Italia ma non fedelissimo dell’assessore regionale Giancarlo Abelli, tornerà - «già questa mattina» dice - nel suo ufficio alla direzione generale dell’Asp, l’azienda servizi alla persona dalla quale era in aspettativa. Con una e-mail, fatta circolare tra i dipendenti, Niutta «ringrazia tutti». In questo breve periodo, scrive, «anche se non ho potuto incontrare materialmente tutti, ho compreso la grandezza, l’importanza e la strategicità di questo ospedale. Ma chi lo rende grande siete voi». (m.g.p.)




«Subito al lavoro, qui c’è tanto da fare»
Nel suo ufficio già da questa mattina. E presto arriva il suo staff

MARIA GRAZIA PICCALUGA




PAVIA. Sarà un Natale di lavoro per Pietro Caltagirone che stamattina si insedia nel suo nuovo ufficio al San Matteo. Chiudendo una fase travagliata del policlinico. E aprendone una nuova «perchè - dice - a me le avventure piacciono. So che qui c’è tanto da fare ma così è anche più stimolante».
Medico igienista, specializzato proprio all’Università di Pavia con il professor Cesare Meloni, Caltagirone ha alle spalle esperienze di peso nelle asl milanesi, al Niguarda e all’azienda ospedaliera di Lecco dove ha compiuto una rivoluzione organizzativa. «Al 3º posto in Italia nella classifica del Sole 24 Ore per capacità di attrazione dell’utenza e per una gestione che si prende cura del paziwente a 360 gradi» spiega.
La sua squadra per Pavia è già pronta?
«Marco Bosio, igienista con una lunga esperienza in Regione, sarà il direttore sanitario. Negli ultimi 5 anni ha lavorato bene a Lecco, in staff, sul servizio di qualità che, da quanto ho visto, qui non esiste. Potremmo metterlo in piedi. In direzione amministrativa si insedierà Isabella Galluzzo, che negli ultimi 14 anni ha lavorato con me».
Che idea si è fatto del San Matteo?
«Preferisco farmela conoscendo l’ambiente di persona, entrando dentro il sistema. Le cose riportate non rispondono sempre al vero».
Lei arriva al termine di una fase non serena...
«Mi dicono che ci sono dei problemi: carenza di infermieri, rapporti da ricostruire con i sindacati, sinergie da creare con le altre realtà sanitarie del territorio. Verifichiamoli. La fama di questo ospedale però arriva anche oltre confine. So che è una cittadella sanitaria e per me questa è la prima esperienza in sinergia con un’Università. Sarà interessante».
I “grillini” hanno contestato la sua nomina per una condanna penale ai tempi del Niguarda. Lo sa?
«I detrattori usano questa informazione parzialmente, non dicono tutto. Si limitano a parlare di abuso d’ufficio e falso, ma non dicono che lo stesso pubblico ministero ha sfrondato tutte le altre accuse. Nella stessa sentenza venne confermato che non è stato prodotto alcun danno al Niguarda e che l’errore fu di tipo procedurale. Non dicono neppure che è stata concessa sospensione della pena e non menzione. Io comunque preferisco farmi conoscere sui fatti e sul lavoro, piuttosto che per le polemiche».
Conosce il suo predecessore, Giovanni Azzaretti?
«Di vista. Non conosco nessuno qui a avia e credo sia la mia fortuna».
Rimarrà solo un anno e mezzo, fino alla scadenza del consiglio. Un azzardo o un investimento?
«Una scommesa direi, credo molto nel progetto del nuovo San Matteo. Sono grato a Formigoni per questa ulteriore opportunità che mi ha dato. La mia nomina esce da un confronto con l’assessore Abelli che ha sempre creduto nel mio lavoro, riconoscendomi i risultati».




IL CASO
Al voto il Pd si è diviso



PAVIA. L’ha ammorbidita con intenti propositivi e dichiarazioni di fiducia ma l’astensione del consigliere Giancarlo Mazza (Ds) è arrivata come previsto. Non ha seguito invece gli ordini di scuderia del Pd il consigliere Ettore Filippi che, motivando la sua decisione, ha dato il suo voto al nuovo direttore generale.

giovedì 6 dicembre 2007

Iniziativa Ospedale Pulito

Al grido simbolico di OSPEDALE PULITO nei prossimi giorni gli Amici di Grillo volantineranno di fronte al presidio ospedaliero per sensibilizzare tutti – personale medico, paramedico e amministrativo, utenti e cittadinanza in genere – sull’importanza della scelta cruciale che verrà fatta a giorni in Regione.

Consapevoli dell’enorme rilevanza del ruolo che il San Matteo occupa sul territorio locale e nazionale e della necessità di una sua gestione trasparente ed efficace, gli Amici di Grillo hanno preparato una letterina per Babbo Natale in cui chiedono di portare in dono alla città un candidato che sia preparato, all’altezza dell’incarico e soprattutto onesto, senza precedenti condanne alle spalle.

A tal proposito chi volesse sottoscrivere l’appello lanciato nella missiva natalizia può farlo via mail attraverso l’indirizzo ospedalepulito@gmail.com.

Le firme saranno successivamente inviate al presidente lombardo Formigoni perché tenga conto della richiesta al momento della delicatissima nomina.


Volantino


Caro Babbo Natale,
la Regione Lombardia entro il mese di dicembre
dovrà indicare il nome del candidato idoneo alla carica
di Direttore Generale del Policlinico San Matteo.
Non si tratta di un ospedale qualsiasi: il San Matteo è una delle delle istituzioni più
importanti per la nostra città, un vero e proprio “biglietto da visita”, un simbolo che
vanta secoli di storia.
Caro Babbo Natale, noi cittadini quest’anno
ci siamo comportati bene.
E abbiamo cercato, nelle nostre attivita’,
di far riemergere il VALORE
(sempre piu’ sfumato e impalpabile)
della LEGALITa’.
Per questo confidiamo nel tuo operato e ti chiediamo di regalare tanto senso civico
e saggezza al presidente della Regione Lombardia, a cui spetta il difficile compito.
Aiutalo tu a scegliere il candidato migliore!
Ovviamente, oltre che meritevole, ci piacerebbe anche un candidato
ONESTO, AFFIDABILE,
E SENZA PRECEDENTI CONDANNE.
Siamo certi che nella rosa dei candidati ci siano persone
con tutte queste qualità, per noi decisive.
Grazie di cuore.
Gli amici di Beppe Grillo di Pavia.
Se vuoi anche tu sottoscrivere questa richiesta a Babbo Natale invia una e-mail a
ospedalepulito @gmail.com
indicando: cognome, nome, professione (se vuoi) e comune di residenza.
L’elenco dei firmatari verrà recapitato al Pirellone.


mercoledì 5 dicembre 2007

Di quella volta che Luigi Zunino ha venduto l'ex Fiat-Avio ...

Ennesima brutta storia dall'area grigia a cavallo tra imprenditoria e politica.
Nello scambio di favori vengono illegalmente generate plusvalenze milionarie, prelevate direttamente dalle nostre tasche. La misura è colma ma il fenomeno sembra inarrestabile.

Grazie al Circolo Pasolini Pavia da cui riprendo l'articolo
Autore: Irene Campari

"Luigi Zunino, presidente del gruppo immobiliare Risanamento, è stato rinviato a giudizio e verrà processato il 22 maggio per truffa nei confronti della Regione Piemonte. L'ha deciso ieri (il 2 dicembre ndr) il GUP accogliendo la tesi dell'accusa. Nel 2004 l'immobiliarista ha acquistato da Fiat l'area dell'ex Fiat Avio per 26,2 milioni di euro e nel giro di poco tempo l'ha rivenduta all'ente pubblico per 51,4 milioni. Ma non è tutto. Ad aggravare la posizione di Zunino sarebbe anche il fatto di aver fornito alla Regione Piemonte copie del rogito precedente con il prezzo cancellato e dichiarato invece che il valore era di 46 milioni. Infine, in sede di contratto preliminare il manager avrebbe indicato a carico dell'ente i costi della bonifica del sito industriale, di circa 20 milioni. Il presidente di Risanamento sostiene che il truffato sia lui e che comunque un'operazione da 50 milioni per lui non è gran cosa." Questa la notizia riportata da "La Stampa" il 21 novembre 2007. Noi aspettiamo la sentenza definitiva, perchè siamo garantisti. Intanto ci informiamo e pensiamo.
Luigi Zunino ha una predilezione per le aree dismesse. A Sesto San Giovanni sta costruendo nell'area ex Falk (progettista Piano) comperata dal Gruppo Pasini dal quale ha acquistato il 100% di Immobiliare Rubina per 88 milioni di euro nel 2005, a Milano Santa Giulia sta costruendo il quartiere Montecity Rogoredo (progettato da Foster) che costerà 2,8 miliardi di euro, ad Asti nell'area ex Snia, la Tradital ha costruito il suo supermercato. Ma sono solo esempi presi qua e là. Per se stesso si sta ristrutturando un attico a New York del valore di 56 milioni di euro, progettato da Renzo Piano. Ha interessi solidi anche a Pavia. E' proprietario diretto di 44.000 mq all'area ex Snia Viscosa, tramite la società Tradital spa interamente controllata da Risanamento, la sua ammiraglia. Della Tradital sono gli edifici di archeologia industriale della ex Snia vincolati dal PRG, uno dei quali è stato abbattuto, su ordinanza del Sindaco Capitelli, il 25 luglio 2007. Il pretesto era l'incolumità dei Rom che avevano le baracchine là sotto; cittadini Rom che sono poi stati cacciati da Pavia senza preoccuparsi troppo della loro sorte. Quell'abbattimento era illegittimo, e i Rom un pretesto per demolire; cittadini e associazioni, tra i quali il Circolo Pasolini, per la salvaguardia dei due edifici rimasti, hanno presentato due esposti alla Procura generale, e denunciata la demolizione illegittima dell'edificio già abbattuto (la Procura è arrivata sul posto a mezzogiorno del 25 luglio, a demolizione già avvenuta e sequestrando l'area). Nel luogo dov'era l'edificio abbattuto (risalente al 1907) è prevista la costruzione di una parte di un centro commerciale di 9.000 mq frazionato in più aree, che dovrebbe realizzarsi nella parte più vicina a Viale Montegrappa.
La notizia proveniente dalla Procura di Torino contiene spunti interessanti per comprendere i legami e i rapporti tra pubblica amministrazione e immobiliaristi: la compromissione con l'amministrazione locale che accetta di ricomperare a prezzo esorbitante un'area che avrebbe potuto acquisire prima e a un prezzo enormemente più vantaggioso, e i costi di bonifica che Zunino vorrebbe, nel caso di Fiat-Avio, accollare all'Ente pubblico. Non è una novità che le amministrazioni comperino da imprenditori amici immobili e società a prezzi irragionevoli. La Provincia di Milano aveva comperato quote per più di 200.000 € della Milano-Serravalle dal Gruppo Gavio, per poi vendergli due anni dopo le proprie quote della Sabrom, la società che gestisce il piano preliminare dell'autostrada Broni-Mortara. Va da sé che questi imprenditori fanno un po' quello che vogliono. Il Piano per l'ex snia Viscosa di Pavia era in Internet dal 2005, illustrato nei piani aziendali di Risanamento spa. A Pavia ancora a marzo 2007, si diceva che non se ne sapeva nulla. Ma Luigi Zunino a Pavia non ha solo quell'interesse. Tra società controllate e partecipate e quelle amiche, le aree che si possono ricondurre a lui e alla sua cerchia sono ampie molte migliata di metri quadrati, anche di logistica.
Per la bonifica, anche alla ex Snia c'è un enorme problema, sul cui costo l'amministrazione dovrà andare a trattare con la proprietà. Di solito, se la bonifica dei suoli costa molto, il proprietario vorrà costruire qualcosa di molto redditizio, oppure, chiederà all'amministrazione locale di pagarsi la bonifica. A Pavia qualcosa di simile è accaduto per la piscina di Via Acerbi. All'ex Snia Viscosa, nella parte dell'area più inquinata è prevista la costruzione di una scuola....