mercoledì 8 agosto 2007

Miracolo in piazza Italia!! La Provincia si accorge che ci sono troppe logistiche

Ma dopo avere approvato la Broni - Mortara, l'infrastruttura madre di tutte le logistiche, riesce difficile interpretare l'attuale presa di posizione.

San Siro concede la grazia! Apprendiamo infatti che la Provincia si mette a fare le pulci alla logistica. Ma non solo, rivendica anche una specie di primogenitura in questo ruolo, lamentando però scarso credito presso i Comuni.

La questione in sintesi è questa (cliccate sull'articolo per ingrandirlo). La Provincia non approva le nuove proposte di logistica per Landriano e per Vellezzo Bellini, chiama quindi in causa la Regione per bloccare l'iter dei nuovi insediamenti.

Già, perché in prima battuta il Comune di Landriano ha fatto notare, tramite il suo legale, che la Provincia non è competente sulla questione della nuova logistica, peraltro piazza Italia ribatte che la competenza c'è essendo una strada provinciale l'arteria sulla quale insisterebbe il surplus di traffico.

Al di là del caso specifico non stupisce la mancanza di carisma della Provincia. Dopo aver sostenuto in modo acritico la realizzazione della "madre di tutte le logistiche" e cioè la famigerata autostrada Broni - Pavia - Mortara, riesce infatti difficile spiegare ai vellezzesi perchè tutti se la prendano coi loro miseri 200.000 metri quadri di suolo agricolo a cui cambiare destinazione quando nessuno fa una piega nel consumarne 4.000.000 (4 miloni) attraversando risaie, parchi, zone protette, più altri 3.000.000 (3 milioni) con i due interporti di Mortara e Bressana Bottarone, più un effetto domino di opere aggiuntive, non precisamente quantificabile oggi, ma di certo profondamente invasivo.

Acriticità di giudizio da parte della Provincia che ha riguardato non solo il merito dell'opera, peraltro contestabilissima (dubbia utilità, costi eccessivi, danni ambientali sproporzionati, modello di sviluppo anni '60), ma anche per il metodo, tutto stratagemmi, furbizie e promesse non mantenute adottato dalla Regione. La Provincia ha appoggiato tutto, sempre e comunque. Mai un dubbio, mai una voce di dissenso.

Perché tutto questo rigore adesso e la voce grossa coi "piccoli"? Ci sono forse meno pressioni esterne su questi progetti e si può finalmente tornare a svolgere con coscienza il proprio compito? O forse è necessario creare un precedente per poter dire tra qualche tempo che anche la Provincia aveva lanciato il grido d'allarme? Oppure si credeva di poter controllare il fenomeno, e si è finiti come chi volendo bruciare gli sterpi si ritrova tra le mani un incendio?

Perché il solito desolante chiudere la stalla quando i buoi sono scappati? Perché è così difficile vedere che gli equilibri si stanno rompendo, che stiamo diventando un'altra cosa da quella che eravamo e che non l'abbiamo scelto noi, che i fantasmi di Rozzano e dell'hinterland milanese, urbanisticamente parlando, incombono?

Perché la Provincia pur non avendo redatto il piano per la logistica che le compete ha consentito che le strutture logistiche si insediassero capillarmente?
E questo atteggiamento non vuol dire in realtà avere un piano per la logistica, e avercelo ben chiaro?

P.S.
Il giorno successivo Poma, presidente provinciale, precisa, con una lettera alla Provincia Pavese, di non essere mai, comunque e in nessun caso contro Formigoni (e c'era da precisarlo?), inoltre: "chiede di poter avere strumenti più efficaci di pianificazione delle varie infrastrutture sul territorio, attraverso prescrizioni vincolanti che non riguardino solo la salvaguardia paesaggistica-ambientale" (come dire che sulla salvaguardia gli strumenti ci sono e sono sufficienti... evidentemente quindi tutto si riduce ad un puro esercizio accademico, gli piace l'idea di averli a disposizione ma forse teme che adoperandoli si possano usurare).

martedì 7 agosto 2007

Buoni maestri e parole al vento. Antonio Cederna - 1987

Grazie a http://eddyburg.it/article/view/9421/

Scritto esattamente vent’anni fa (luglio 1987). I dati andrebbero aggiornati, le valutazioni dovrebbero essere ribadite

In Italia abbiamo sempre avuto buoni maestri, però non li abbiamo mai ascoltati.

Da: Cederna A.- Santucci A.- Scolaro G., Il "rovescio"della città, Introduzione di Emiliani A., Bologna, Labanti e Nanni, 1987

Perché in Italia è così difficile proteggere l’ambiente e la natura, e utilizzare in modo ragionevole il territorio?

Chi oggi intraprendesse il grand tour potrebbe alla fine scrivere quella “guida dell’Italia alla rovescia” di cui da gran tempo si sente la mancanza, in cui illustrare i maggiori scempi e disastri: pinete litoranee lottizzate, aree archeologiche insidiate dall’edilizia, mare in gabbia e coste trasformate in congestionati suburbi, fiumi ridotti a cloaca, colline e corsi d’acqua devastati dalle cave, case e industrie costruite in zone franose, preziose zone umide trasformate in campi di patate, monumenti famosi incastonati fra i casamenti della periferia, boschi abbandonati, montagne scorticate e ricoperte da fili e tralicci, pendici di vulcani urbanizzate, parchi nazionali occupati da condominii e tagliati da strade rovinose, scarichi fumanti di rifiuti, la macchia mediterranea privatizzata dal reticolo edilizio, e via dicendo. Un insensato sparpagliamento del costruito elimina ogni distinzione tra città e campagna, annulla ogni identità fisica e storica, un’ininterrotta crosta di cemento e asfalto va man mano sostituendosi alla crosta terrestre.

E il lettore verrebbe a sapere che in vent’anni ben tre milioni di ettari di terreno agricolo (un decimo dell’Italia) sono stati fatti sparire, e che se non si pone rimedio si può prevedere che tra cent’anni tutta l’Italia verde sarà scomparsa. Che da questo saccheggio (ispirato alla più completa ignoranza delle caratteristiche di paesaggio, territorio, suolo) deriva in gran parte il dissesto idro-geologico che ci affligge, le alluvioni bi-trimestrali, le tremila e più frane all’anno (un morto ogni dieci giorni). Che da anni imperversa il più folle spreco edilizio, per cui abbiamo ottanta milioni di stanze per 56 milioni di italiani, mentre sempre più acuta è la crisi degli alloggi (ma ben quattro milioni sono gli alloggi vuoti), senza parlare del flagello dell’abusivismo, per cui nel Mezzogiorno due case su tre sono fuori legge.

Che l’Italia è alla coda della graduatoria universale per quanto riguarda aree protette (solo l’1,5 per cento del territorio, contro medie del 10 per cento negli altri paesi, terzo mondo compreso).

Che non un solo parco pubblico degno del nome è stato realizzato nelle città, per il riposo, la ricreazione, il tempo libero di giovani e adulti, mentre grandiose realizzazioni sono in corso in tutta Europa, da Vienna a Parigi a Monaco, eccetera.

Le radici di questa arretratezza sono profonde e diffuse. Troppi politici e amministratori considerano anche il territorio come merce da barattare, terra di nessuno ovvero proprietà di chi riesce ad arraffarlo. Il mondo accademico (che pomposamente si definisce “comunità scientifica”) è assorto nei propri pensieri, ossequioso verso il potere, incapace salvo eccezioni di azioni coraggiose. Gli uomini di cultura sono da sempre indifferenti ai problemi della vita associata, e considerano “anime belle” chi si batte per la difesa dell’ambiente. Gli addetti ai lavori, architetti e urbanisti, salvo una valorosa minoranza, disprezzano la cultura della conservazione e smaniano di lasciare ovunque la propria “impronta”, spropositando che senza architettura la natura non varrebbe niente. La stampa, per quanto più attenta di una volta, è vittima del culto demenziale della notizia, e “notizia” significa fatto clamoroso, catastrofe, incendio, alluvione, eccetera, per cui troppo spesso si riduce a semplice registrazione tardiva di fatti compiti, con tanti saluti all’altro culto sbandierato, quello dell’attualità. Quanto alla scuola sappiamo il poco che si fa per educare i giovani al rispetto, alla conoscenza, al giusto comportamento.

Al fondo di tutto ciò ci dev’essere una qualche radicata malformazione culturale. Semplificando si può dire che le principali componenti della nostra cultura non hanno dato buoni frutti. L’idealismo ci ha insegnato che la natura non esiste, che il paesaggio è uno stato d’animo, cioè un’apparenza soggettiva e inafferrabile. Il cattolicesimo (ovvero, la tradizione giudaico-cristiana) ha dissacrato il concetto che della natura aveva il mondo classico, e ne ha fatto despota l’uomo. Il marxismo ha per troppo tempo sottovalutato i problemi del territorio, considerandoli sovrastrutturali, e rimandandone la soluzione alla palingenesi universale. Il risultato è la convinzione, fatta propria dalla moderna società industriale, che il progresso si identifichi con l’urbanizzazione a qualunque costo, il benessere con la crescita continua della produzione, e quindi con il cieco consumo delle risorse, spazio, suolo, territorio, ritenuti pressoché illimitati.

Se le cose stanno così, c’è spesso da chiedersi come sia possibile prendersela troppo con la maleducazione della gente qualunque, che sporca, getta la cicca accesa, strappa i fiori, malmena gli animali domestici e stermina quelli selvatici, sega gli alberi davanti alla casa per “vedere il panorama” (che nei giochi di parole crociate è definito “soggetto per cartoline”); o prendersela troppo con gli amministratori del villaggio, ultimi esponenti di un’incultura generalizzata, tutta intrisa di disprezzo per l’ambiente naturale, considerato oggetto di violenza. Chi mai direbbe che siamo il paese di San Francesco, il santo più immeritato e meno italiano, che ha detronizzato l’uomo dal suo dominio sulla natura e ha predicato la tenerezza, la fratellanza con ogni altra cosa animata e inanimata, che predicava agli uccelli rapaci, raccoglieva da terra le lumache perché non venissero calpestate e raccomandava di lasciare in ogni orto un pezzo di terra non coltivata perché potessero liberamente crescere le erbacce.

Non tutto è nero, certo. Cresce la “domanda di natura”, si organizzano gruppi di pressione su singoli problemi, fervida è l’attività delle associazioni protezionistiche, la magistratura interviene più frequentemente, una legge recente ha esteso il vincolo ambientale a intere categorie di beni (coste marine, fiumi e laghi, boschi e foreste, montagne al di sopra di una certa quota eccetera): ma è necessario intensificare l’azione per immunizzare la gente contro i perniciosi demagogici luoghi comuni diffusi da tutti coloro che dal saccheggio del territorio traggono le loro fortune.

Dicono ad esempio che la difesa dell’ambiente naturale costi troppo: quando la verità è esattamente il contrario, perché è la mancata opera di prevenzione o tutela che rovescia sulla collettività ingenti costi sociali: basta pensare ai tremila miliardi di danni che ogni anno ci procura il dissesto idrogeologico, o a quel che costa, per ricordare un disastro recente, l’inquinamento dell’Adriatico, che annienta la pesca e scaccia i turisti.

In realtà, la difesa della natura rende molte volte di più di quello che costa. Il turismo di soggiorno ed escursionistico promosso dalle aree protette e dai parchi arreca benefici economici duraturi alle popolazioni: il milione di visitatori del parco d’Abruzzo mette in giro quaranta-sessanta miliardi l’anno; e si è calcolato che, qualora venissero istituiti i parchi nazionali da tempo annunciati, sarebbero trentamila i posti di lavoro, diretti o indotti, che verrebbero creati (ma ancora si aspetta l’altra legge fondamentale, quella in difesa della natura e per l’istituzione di parchi e riserve). Senza dire dei benefici non monetizzabili, il valore infinito delle risorse e degli equilibri naturali più segreti e complessi, essenziali sia alla sicurezza del suolo sia all’elevazione culturale: perché a tutti sia concessa quell’esperienza liberatoria che è la contemplazione, la comprensione, lo studio dell’ambiente incontaminato. Gli sciocchi dicono che “non si deve mummificare la natura”, come si trattasse di un cadavere: mentre la natura è un laboratorio formicolante di vita che solo la conservazione può garantire: una vita, quella dei pesci, degli aironi, degli stambecchi, delle farfalle, dei lombrichi eccetera, dalla quale dipende per direttissima la vita degli uomini.

Dobbiamo dunque impegnarci per favorire una drastica riconversione culturale, basata su alcuni principî elementari. Suolo, territorio, ambiente sono una risorsa scarsa, limitata per eccellenza, da utilizzare con estrema parsimonia e rigore scientifico.

Non è possibile un autentico progresso economico e sociale senza una preventiva, lungimirante costante politica ecologica che metta fine agli sprechi e quindi ai costi della degradazione ambientale e dell’inquinamento: continuare a consumare le risorse col criterio dell’“usa e getta” è semplicemente suicida.

D’altra parte, la risorsa scarsa, limitata, irriproducibile per eccellenza è il suolo, il territorio: ogni sforzo dunque va fatto per porre fine al consumo irresponsabile che ne è stato fatto in decenni di sprechi, leggerezze e saccheggi.

Se si continuasse col passo attuale della cieca espansione edilizia, stradale, industriale eccetera, tra poco più di un secolo tutta l’Italia sarebbe ricoperta di una continua, ininterrotta, repellente crosta edilizia e di asfalto, tale da distruggere ogni produttività agricola e cancellare la stessa fisionomia paesistica, naturale, culturale di quello che fu chiamato il Bel Paese. Bisogna dunque che coll’aiuto di urbanisti ambientalisti ecologi, le pubbliche amministrazioni (comuni, provincie, comunità montane, regioni eccetera) si decidano a fare sistematicamente i conti, a fornire cifre relative al consumo di suolo e territorio perché tutti possano rendersi conto del disastroso traguardo che ci sta davanti se non si cambia rotta: un’Italia a termine, destinata ad essere consumata e finita nelle prossime tre o quattro generazioni.

Gli amministratori sono restii a fare calcoli e a fornire le cifre, perché sono un essenziale strumento di conoscenza che può mettere in crisi il partito dei saccheggiatori: ma qualcuno ha cominciato a informare la pubblica opinione. I dati sono ancora parziali: ma come le “proiezioni” fatte alla televisione dopo la chiusura dei seggi elettorali esaminando un numero assai limitato di schede, già possono dare attendibili indicazioni su quello che sarà il risultato finale. Dunque, dai calcoli del CENSIS coi dati dell’ISTAT, risulta quanto segue.

Il suolo agricolo utilizzabile nell’ultimo decennio è diminuito del 9,4 per cento, perché distrutto dall’avanzare dell’urbanizzazione o perché abbandonato.

Regione per regione, è diminuito dell’8 per cento nel Veneto e in Lombardia, dell’11 per cento in Calabria, del 12 per cento in Liguria, Piemonte e Sicilia, del 16 per cento in Sardegna, del 17 per cento nel Friuli-Venezia Giulia. Nell’ultimo trentennio le aree non più classificabili come utilizzabili a fini produttivi hanno raggiunto la dimensione di circa 5 milioni di ettari (una superficie pari a Piemonte più Lombardia): il consumo è proceduto a un ritmo medio di 150.000 ettari all’anno.

In particolare, le aree metropolitane, cioè urbanizzate, sono raddoppiate: l’espansione delle città ha divorato la campagna al ritmo di 25-35.000 ettari all’anno. In sintesi, come ha calcolato Giuliano Cannata della Lega Ambiente, dal ’70 all’81 i terreni perduti, perché abbandonati o occupati da edifici, strade, industrie, cave, discariche eccetera, sono passati dal 12,5 al 20,6 per cento del totale, pari a consumo medio dello 0,7-0,5 per cento all’anno: nell’ultimo ventennio circa 3 milioni di ettari di terreni agricoli sono andati distrutti (e sono un decimo dell’Italia). Come dire che se si continuasse ad andare avanti così, “tutto il territorio italiano, dal Cervino a Capo Passero, sarebbe finito in poco più di cento anni”.

Questa prospettiva suicida è il risultato di quella distorsione mentale che il CENSIS chiama “rimozione del territorio”. Con incoscienza l’abbiamo considerato come un vuoto da riempire, una res nullius, un oggetto di baratto e una fonte di lucro: i comuni hanno confezionato strumenti urbanistici grottescamente sovradimensionati, senza alcun rapporto coi reali fabbisogni, praticamente considerando tutto edificabile. Qualcuno ha calcolato che se si sommassero le cubature previste dai piani regolatori e programmi di fabbricazione, l’Italia risulterebbe capace di ospitare, sulla carta, una popolazione superiore a quella degli Stati Uniti o dell’Unione Sovietica.

Il deprimente spettacolo che offre il nostro Paese è sotto gli occhi di tutti. Un inverecondo sparpagliamento edilizio sommerge pianure e colline, abolendo ogni distinzione fra città e campagna, e sommerge le aree agricole, nel disprezzo per gli aspetti paesistici, per l’ambiente naturale. L’edilizia dilaga a nastro lungo le strade, a ragnatela nelle periferie urbane: al costruito si accompagna l’asfalto, le discariche di rifiuti, i terreni vaghi, degradati, l’abbandono (a ogni ettaro costruito ne corrisponde mediamente un altro in attesa di essere liquidato).

È il “deserto abitato” che avanza nel disordine totale, rendendo a poco a poco irriconoscibile l’Italia: una clamorosa smentita alle regole elementari del vivere associato, un’incolta irrisione a ogni norma elementare di pianificazione urbanistica, un crescita dissennata che aumenta paradossalmente proprio mentre cala l’incremento demografico.

Due sono le indagini recenti che danno un’idea drammatica della situazione: una riguarda l’area metropolitana milanese e la Lombardia in generale, l’altra la provincia di Roma. Come è stato documentato recentemente dal “Centro documentazione e ricerche” della regione Lombardia, nell’area metropolitana milanese (oltre un centinaio di comuni, 180.000 ettari) il consumo di territorio ha ormai raggiunto il 33 per cento, in nove anni (1963-1972) ne è stato distrutto più che nel secolo precedente, e si procede al ritmo dell’1 per cento all’anno, anche se è finita la grande espansione economica e demografica. Il piano territoriale comprensoriale ha posto dei limiti alle previsioni comunali, e si propone di contenere l’espansione complessiva entro il 50 per cento, entro il duemila, che è già una “soglia di allarme”: se invece le cose continuassero ad andare per il verso sbagliato, osserva Gianni Beltrame, direttore del comprensorio, tutto il suolo verde e agricolo dell’area metropolitana milanese sarebbe finito entro 67 anni.

Al consumo di territorio per incontrollato avanzare di urbanizzazione, si aggiunge quello dovuto al degrado (brutta parola diventata ormai di uso comune), cioè a quell’insieme di interventi in vario modo offensivi e distruttivi, che vanno dall’attività selvaggia delle cave alle discariche di rifiuti all’isterilimento del suolo nelle sudicie frange periurbane. Come ha osservato l’economista Mercedes Bresso al convegno, in Lombardia le cave, “vera e propria industria del dissesto”, compromettono circa 20.000 ettari, pari al 2 per cento della superficie regionale. Ad essi va aggiunto un 1-2 per cento di discariche e di depositi di rifiuti, più un 8 per cento di “degrado diffuso” (spazi compromessi da utilizzazioni precarie, fasce di rispetto stradale, variamente occupate, depositi di materiali industriali, fabbricati in stato di abbandono eccetera): si arriva così all’11-12 per cento di territorio degradato, pari a circa 100.000 ettari, quasi il 10 per cento del suolo utile lombardo. Disordine, spreco, inquinamento delle falde idriche, erosione del suolo, distruzione di terreno agricolo: quanto costa il risanamento, il ripristino, il recupero di un terreno così devastato? Si valuta che il costo sarebbe di 35-40 milioni ad ettaro: quindi, in Lombardia occorrerebbe spendere 3.500-4.000 miliardi, che diventano almeno 10.000 se l’operazione venisse estesa ai casi che richiedono interventi complessi (sgomberi, abbattimenti, eccetera). Ecco quali sono i costi sociali scaricati sulla collettività dal saccheggio del territorio.

Altri dati allarmanti vengono forniti dall’indagine condotta dall’Assessorato al bilancio e alla programmazione della Provincia di Roma, circa le destinazioni d’uso previste dagli strumenti urbanistici dei 118 comuni che la compongono. Il risultato è che, senza contare Roma, è prevista l’edificazione (tra zone di espansione, di completamento e turistiche) di 2.300.000 stanze per altrettanti abitanti: se si aggiungono i 7-800.000 vani residui previsti dal piano regolatore di Roma (tra edilizia privata e pubblica) si arriva a più di 3 milioni di stanze: come costruire ex novo un’altra Roma accanto all’esistente. A tanto più giungere il sonno della ragione, l’allegra incoscienza urbanistica (intanto, da anni, il territorio della provincia romana viene consumato al ritmo di tre ettari al giorno).

La prospettiva è dunque certamente catastrofica: il “giardino d’Europa” corre alla rovina, e rischia di essere tutto consumato entro poco più di un secolo, a meno che mentalità, cultura e politica non cambino radicalmente. Che fare? Occorre mettere finalmente da parte il mito anacronistico, folle e rovinoso della crescita illimitata fatta solo di sprechi, e decidersi a considerare il territorio come il bene più prezioso perché scarso e limitato, quindi come bene collettivo da conservare gelosamente. Non si salva ciò che non si conosce: è urgente impegnarsi alla conoscenza scientifica del territorio e del suolo nei loro aspetti produttivi, fisici, geo-morfologici, ambientali, paesistici, naturalistici (uno studio del genere è stato fatto dal comune di Padova), e imparare a rispettarli.

Dobbiamo rovesciare il nostro modo di agire: non più urbanizzare alla cieca risparmiando eccezionalmente (quando pure a fatica ci si riesca) qualche area eminente, ma trattare tutto il territorio come un parco in linea di principio inedificabile, alla cui rigorosa salvaguardia subordinare ogni eventuale intervento. Altrimenti assisteremo alla distruzione del nostro stesso spazio di vita, e a poco a poco la terra ci sarà strappata di sotto i piedi.



domenica 5 agosto 2007

La Commissione Europea contro l'autostrada baltica...questione di SIC

Dal sito di Repubblica (altre spendide immagini cliccando sul link).

"Nuovo braccio di ferro tra l'Unione europea e il Governo polacco. La Commissione Ue ha chiesto alla Corte di giustizia europea un provvedimento urgente per bloccare la costruzione della Via baltica, l'autostrada che dovrebbe collegare Varsavia a Helsinki. Il progetto approvato dalla Polonia prevede che la strada attraversi la Rospuda Valley, il Parco nazionale delle paludi di Bierbza e la foresta di Knyszyn. Ma queste zone sono classificate dall'Ue come Sic (Siti di importanza comunitaria), perché habitat naturale per linci, lupi e aquile."

L'autostrada in questione attraversava delle SIC... la Commissione Europea dice che non va bene, andando anche contro il parere del governo nazionale polacco. Elementare Watson.

Anche i progettisti della famigerata Broni-Mortara hanno avuto la stessa svista, tagliando in due un paio di garzaie e sfiorando altrettante SIC, probabilmente contando sul fatto che in Italia è normale fare le leggi sapendo che poi queste potranno essere aggirate, soprattutto se c'è di mezzo la parolina "sviluppo" (ricordiamo che anche le garzaie in Lomellina sono state istituite da Bruxelles tramite la giunta regionale).
L'approccio più teutonico della Commissione Europea, per cui una regola è una regola, li spiazzerà. Ottima notizia invece per i Comitati contro l'autostrada Broni-Mortara, con la certezza di poter contare su un analogo richiamo della Commissione Europea se l'iter dell'autostrada dovesse procedere.

Speriamo anche che l'Ente Parco del Ticino recuperi un po' del coraggio smarrito e si attivi per la difesa del territorio che istituzionalmente ha il compito di preservare.


Autostrada in Polonia su Ecoblog
L’Ue blocca la strada del Baltico su La Stampa
Poland defies move to block road through protected forest on The Times
Poland halts wetlands road plan on BBC

giovedì 2 agosto 2007

La fortuna di amministrare Bressana ... quando il sindaco gioca a nascondino


Riassunto delle puntate precedenti
Qui (La fortuna di amministrare Bressana) un commento all'articolo della consegna delle firme dei cittadini di Bressana Bottarone contro interporto, logistica e autostrada, con un sentimento di "invidia istituzionale" rosicavo per la fortuna sfacciata del Sindaco che non doveva arrovellarsi sull'opinione dei suoi concittadini perchè gliela avevano addirittura sottoscritta.
Qui (La fortuna di amministrare Bressana... senza rendersene conto) la lista civica "Insiene" completava il quadro della situazione chiarendo però che il sindaco Latella non sembrava gradire tutta questa democrazia. Egli aveva infatti dichiarato di sperare nel "piano provinciale", ma lo diceva per la prima volta solo dopo la raccolta firme, mai era emersa questa posizione in una occasione ufficiale. Ad oggi inoltre non sembra aver cambiato idea visto che mantiene la sua opinione rispetto alla proposta di logistica "che è un'occasione che Bressana non può perdere", mentre dell'Interporto (o "Villaggio delle merci dell'Oltrepo") non ritiene di parlarne, visto che "il progetto non è mai stato presentato al Comune".

La mia esperienza personale è stata questa. In due occasioni ufficiali dedicate alla pianificazione territoriale ed al futuro che i Bressanesi vorrebbero per il loro paese il sindaco, semplicemente, non si è presentato. Nel primo caso, alla presenza tra gli altri del metereologo Mercalli e del giornalista Boatti, centinaia di persone riempivano la sala, nel secondo caso veniva finalmente ipotizzato un modello di sviluppo che non fosse basato sul sacrificio sistematico del territorio e sulla logistica. Due occasioni molto importanti insomma, mancavano solo le istituzioni.

Ma una volta i politici non erano presenzialisti?

Caro Sindaco... che dire. Cosa devono fare i suoi poveri concittadini? Come possono cercare di farle capire che altro cemento e altro asfalto non li vogliono? Pensi anche al suo ruolo politico, insomma, lei rappresenta questa gente non si può sostituire ad essi. Quante volte le devono dire di no?

Siamo tra l'altro nel campo delle scelte senza ritorno. Sulla nuova destinazione, ad esempio, di edificio comunale esistente, se si sbaglia si può anche rimediare. Ma prendersi altri 600.000 metri quadri di campagna per costruire l'ennesimo polo logistico è un sacrificio senza appello di risorse collettive. E come tale è doveroso discuterne e attenersi al parere della comunità. Oltre che naturlamente coinvolgere i paesi vicini, visti gli inevitabili riflessi sulla salute di tutti, dovuti al passaggio di migliaia di TIR in più ogni giorno. Nonchè al peggioramento della viabilità, sempre per lo stesso motivo, che potrebbe costringere a realizzare altre strade, nonche allo "sprawl" che innescherà un processo a catena di urbanizzazione lasca e all'ennesimo stupro del paesaggio rurale.

E il suo futuro politico, vuole passare il resto del mandato a evitare il confronto democratico, vuole rendersi non rieleggibile, bruciarsi la carriera per avere sostenuto ormai contro ogni logica e contro il consenso popolare una idea perdente? Un politico quando è tale riesce a cambiare cavallo in corsa e a farlo con eleganza.

La aspettiamo anche alla seconda conferenza dei servizi sulla Broni - Mortara.
Ovviamente per un voto contrario. Coraggio Sindaco.

L'incredibile buon senso dei "sovversivi" della NO-TAV


Buon senso che spesso latita nelle pubbliche amministrazioni nostrane. Col crescere della base d'asta diminuisce la capacità di discernere.


Ecco alcune delle tesi esposte.

Concetto n. 1
In val di Susa l'attuale linea ferroviaria vede il passaggio di 74 treni al giorno
Gli esperti hanno stimato che potrebbe consentire il passaggio di 226 treni/giorno.

Nel 2006 sono transitate merci per 6,4 milioni di tonnellate, erano 10 milioni alcuni anni fa, quindi un netto calo del trasporto su ferro.
Se ne potrebbero far transitare 32 milioni di tonnellate. Che senso avrebbe con questi numeri una nuova costosissima infrastruttura?

Come si può sostenere che il nord Italia è tagliato fuori se potrebbero essere messi in campo 50 nuovi treni merci domani mattina (e altri 100 ottimizzando l'utilizzo della linea)?

Concetto n. 2
Attualmente i TGV francesi passano in Val di Susa a 160 Km/h. Nell'ipotetica galleria TAV, visti i criteri di sicurezza per l'attraversamento di gallerie così lunghe, passerebbero ad una velocità di 120 Km/h. Con la TAV i treni in Val di Susa andrebbero più lenti!

Concetto n. 3
Finchè la politica non penalizzerà con atti concreti il trasporto su gomma facendo riprendere quote al trasporto su rotaia, insistendo intanto sulla linea esistente, attualmente sotto utilizzata, ci rifiuteremo di parlare di nuove infrastrutture perchè è palese la loro inutilità.

Concetto n. 4
Non ci interessa nemmeno di discutere di compensazioni. E’ ora che in Italia si cominci a fare le opere davvero utili, sostenibili e compatibili con il territorio, non che opere invasive e distruttive diventano di colpo sostenibili quando sul piatto si mettono centinaia di milioni di euro.

A parlare il presidente della comunità montana della Val di Susa, un politico.

Da loro la consapevolezza e la presa di coscienza delle persone hanno permesso di esprimere una classe politica nuova. Portatrice dei valori della tutela del territorio e del bene comune.

Da noi? Come ragionano i nostri sindaci? Quali sono le loro priorità?
Sono in buona fede?


Questo video da www.antenneattive.org (realizzato dallo staff di Beppe Grillo)

martedì 31 luglio 2007

Piana di Navelli - Lì non li hanno fermati



Prima









Durante





Dopo















Osservate l'incidenza su un paesaggio agricolo di opere stradali sovradimensionate.

Siamo in Abruzzo. Statale 17. Esatto!! Quella della famosa canzone di Francesco Guccini, collega Foggia a L'Aquila. Sfiora 4 parchi e molte zone di grande valore ambientale.

A un certo punto dalle parti della piana di Navelli, improcrastinabili lavori di riassetto viabilistico impongono una revisione dello status quo.

L'Abelli, il Formigoni e il Gavio locali prendono in mano la situazione. Probabilmente durante una cena qualche sprovveduto fornisce loro una cartina e dei pennarelli.

Nota. I rifertimenti a persone esistenti sono da intendersi in chiave allegorica.

Con l'unità di misura del "kilometro cubo di cemento" misurano l'efficacia dell'opera ben oltre il puro aspetto viabilistico. Si vuole portare tra i pastori e i contadini lo sviluppo. Naturalmente sostenibile.

Per dirvi che posto è Navelli ... il loro "oro" è un fiorellino lilla con stami gialli è lo zafferano, che producono da sempre. Un po' come da noi in Lomellina il riso... tanto per capirci.

L'equazione prevede una relazione lineare tra i volumi di cemento/asfalto utilizzati e il punto di pareggio dei costi sostenuti.

In altre parole ... restando al di sotto di una certa cubatura l'opera non è redditizia.
Peccato. I tre sanno, in fondo, che ci sarebbe da andare con la manina leggera. Ma come si può rinunciare al PROGRESSO? E il terriorio sfregiato, e la qualità estetica offesa? Come sempre lo sviluppo richiede le sue vittime. E sono sempre quelle.

Qui l'appello di Legambiente del 2006, osservando le foto vi potete immaginare come è finita.

Ecco uno stralcio:

I lavori sulla SS.17 lungo la Piana di Navelli, necessari per garantire la sicurezza stradale, stanno determinando un gravissimo impatto paesaggistico.

Il complesso degli interventi in corso (l'allargamento della sede stradale e le opere accessorie: sopraelevate, complanari, numero di svincoli, sottopassi, ecc.) si sta dimostrando di un peso eccessivo. Una intricata rete stradale, troppo invadente, sotto la quale sta annegando uno degli ambienti paesaggistici finora meglio conservati della regione.


Qui un commento di PrimaDaNoi.it un quotidiano online Abruzzese che commenta, con amarezza, la recente proposta di legge De Petris sulla tutela delle aree agricole. Ringraziando la senatrice le fanno notare: "sei arrivata tardi". Ci informano tra l'altro che per un caso, il ritorvamaento di importanti reperti storici, i lavori alla SS17 sono stati per il momento bloccati.

domenica 29 luglio 2007

Ma chi difende il parco del Ticino se l'Ente Parco ci fa passare una autostrada in mezzo?

Prendo spunto dalla lettera del sindaco del Comune di Torre d'Isola alla Provincia Pavese di sabato 28 luglio, a un certo punto il sindaco, nell'ambito di una contestazione con un ex assessore afferma, a proposito del Parco del Ticino: "è e resta l'Ente che seriamente tutela il territorio di sua competenza".
Non entro nella questione specifica del Comune di Torre d'Isola anche se si viene a sapere che il piano regolatore prevede un progetto di "espansione industriale"... e si intuiscono pressioni di vario tipo per ulteriori urbanizzazioni. Per chi non lo sapesse Torre d'Isola e il suo territorio sono una splendida fetta di parco del Ticino, che non ha certo bisogno nè di aree industriali nè di capannoni, al limite potrebbe ospitare qualche azienda agricola biodinamica.

Ma rimaniamo all'affermazione del sindaco sul parco del Ticino, perchè è, purtroppo, falsa. L'Ente Parco non è all'altezza del parco del Ticino.

Semplicemente non è in grado di tutelarlo. Prova ne sia l'intera questione dell'autostrada Broni - Pavia - Mortara. L'Ente parco è una struttura politica che risponde a logiche politiche e la tutela del territorio diventa inesistente quando la pressione cresce. La vocina si fa sottile sottile fino a sparire.

Se vi leggete il parere in merito alla Broni Mortara del gennaio 2007 c'è una tale quantità di moniti e di segnalazioni sul potenziale distruttivo dell'opera viaria che sembra preludere ad un parere negativo. Invece no. L'autostrada si può fare. Subito. Ciack! Si scava. Certo con qualche raccomandazione ed una serie di richieste, VAS in testa, indirizzate alla Regione Lombardia (stiamo peraltro vedendo che nell'accezione della Regione la VAS è un puro atto burocratico, tant'è che è l'ultima delle preoccupazioni e, se tanto mi dà tanto, la VIA la scriveranno su un pezzo di carta igienica)

Si intravedono nel documento le due anime dell'Ente Parco. Da una parte l'amore per il miracolo di equilibrio naturale che resiste proprio nel bel mezzo della Pianura Padana, ed è la mano che scrive le clausole e le osservazioni, come quella di una madre che si raccomanda dovendo abbandonare il figlio agli aguzzini, dall'altra il burocratico "obbedisco" testimone dell'assenza di uno schema di sinceri valori ambientali, che sacrifica un bene comune, riconosciuto dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, sull'altare dell'osservanza politica, senza nemmeno opporre una pur simbolica resistenza. E dire che il progetto di questa autostrada offre tanti e tali spunti di critica che le occasioni non sarebbero mancate.

Dal punto di vista istituzionale il comportamento dell'Ente Parco è imperdonabile. Riesce difficile spiegare ai contribuenti perchè il loro denaro venga speso inutilmente: una struttura costosa e al contempo priva di forza, di autorità e di credibilità.

L'apice dell'assurdo si raggiunge però ad Aprile (qui il resoconto) quando, durante una contestazione, la Presidente dell'Ente Parco (Milena Bertani, nella foto), cercando di giustificarsi e di spiegare dice: "Non ci siamo mai piegati ai poteri forti [...]. Ci siamo allineati alla volontà dei Comuni [...] dovevamo andare contro alla volontà delle pubbliche amministrazioni?".

Ma la genuflessione è evidente, così come è pretestuoso scaricare le responsabilità sui Comuni. Ripeto, a cosa ci serve un ente parco se nel momento più critico delle sua storia è in grado di partorire uno scarno "ci siamo allineati alla volontà dei Comuni".

La catena degli allineamenti: il Parco del Ticino si allinea ai Comuni che si sono allineati alla Provincia che si è allineata alla Regione che si è allineata a Marcellino Gavio e alle sue ruspe.

Certo che dovevate andare contro la volontà delle pubbliche amministrazioni!
Un errore è un errore da qualunque parte arrivi. E questo è un errore di proporzioni allucinanti.
11 milioni di metri quadrati di territorio agricolo persi per sempre per un'opera dalla dubbia utilità. Inoltre cave, svincoli, opere secondarie, annessi e connessi, un innesco a orologeria per gli anni a venire.

Dovevate cercare di spiegare ai cementificatori della regione della provincia e dei comuni che la mano dell'uomo deve essere oltremodo lieve, che siamo talmente tanti e con un tale potenziale invasivo, grazie alla nostra tecnologia, che l'unica soluzione per il futuro di un parco è non fare niente, perchè madre natura sa benissimo cosa ci vuole basta lasciarla un po' in pace. Che questa incontrollata fame di suolo non si chiama sviluppo, si chiama autodistruzione.

Grazie Signora Milena Bertani, grazie di cuore. La ricorderemo per il suo coraggio e per la splendida gestione del Parco del Ticino.

mercoledì 25 luglio 2007

Sindaci pavesi unitevi contro Villettopoli!

In questa mezza pagina della Provincia Pavese tutta la dinamica di uno sviluppo basato sull'edilizia e sull'asfalto.

A Cergnago scoppia lo scandalo Villettopoli!


Le fasi di villettopoli.

1) Arriva la strada, anzi l'autostrada e porta lo "sviluppo".

In questo caso la strada nemmeno c'è basta un progetto, peraltro ampiamente osteggiato e passibile di annullamento, per dar vita al fenomeno.

2) Arrivano gli americani (ma ce la caviamo benissimo da soli col cemento).

Ecco le parole con cui si presenta il costruttore (la Simonstein & Henricks Real Estate SpA filiale italiana di una multinazionale).

"La cittadella alle porte di Mortara ha deciso di crescere, modificando il suo secolare assetto, senza snaturare la propria realtà per prepararsi all'arrivo della nuova autostrada da cui disterà non più di tre minuti"

Sembra la favoletta per gli aborigeni lomellini. Il paese diventa cittadella, e la cittadella viene personificata.
Dopo un secolare letargo, durante il quale la poverina era dovuta restare ai margini del progresso, prigioniera del sottosviluppo e di quella insopportabile cintura verde delle sue campagne, ora, novella Cenerentola, può farsi bella. Le è capitato infatti un grosso colpo di fortuna. Pensate: arriva l'autostrada!! Ma non solo, sarà distante meno di tre minuti!! Presto, bisogna fare presto, quello che è stato per SECOLI deve essere modificato. Arriverà il principe azzurro sul suo Caterpillar e con un bacio a presa rapida la cementificherà.

Ci stanno prendendo per i fondelli, mi pare evidente, non gli basta prendersi la terra e disseminare il territorio di villette con la scusa dell'autostrada, dobbiamo pure passare per fessi.

3) Le dimensioni del fenomeno villettopoli a Cergnago.

Secondo il sindaco di Cergnago, Mario Vai, finora si era viaggiato al ritmo di un paio di villette all'anno. "Ora in un colpo solo ne stanno costruendo 12, poi altre 30. E, in seguito, altre ancora"
Quante ancora? Non è dato sapere.

E' un circolo vizioso, le strade chiamano insediamenti, gli insediamenti servizi, i servizi centri commerciali, a un certo punto servono altre strade, ecc. ecc, con una vittima predestinata il suolo libero, e quasi sempre anche il paesaggio e ovviamente l'ecosistema o quel che ne rimane.

Una tale dinamica potrebbe ancora essere accettata se richiesta dal normale sviluppo locale cioè se queste case servissero, ma qui la logica è diversa: siccome altre zone sono ormai invivibili, proprio a causa di quello che qui si sta cominciando a fare, si costruiscono nuove abitazioni e poi si cerca di riempirle.

4) Il piatto di lenticchie (o le perline colorate se preferite): gli oneri di urbanizzazione.

Col primo lotto arriveranno 70.000 euro nelle casse del Comune.
Poi si vedrà dovrà essere definita una convenzione.

Parte di questi oneri ritorneranno immediatamente cemento. Impianti fognari da estendere, stradine e vialetti, l'acquedotto da adattare, in omaggio alla legge del consumo del suolo.

5) I benefici per la comunità.

Quello che rimarrà del punto 4 potrà finalmente essere reinvestito per il bene comune. Per esempio si potrebbe fare ... chessò ... una bella rotatoria all'ingresso del paese. Naturalmente in finto stile rurale per non pregiudicare il "secolare assetto".

6) Il futuro.

Con dei benefici del genere è difficile tirarsi indietro. San Giorgio e Suardi, due località non lontane, son già lì che spingono.
E la multinazionale delle costruzioni non si farà certo pregare. Erogherà cemento e titoli di "cittadella" con liberalità.

7) Le motivazioni. Ma perchè questi benefattori ci tengono tanto alla nostra crescita?

D'altra parte, nota il giornalista: "le motivazioni che hanno spinto a puntare sulla Lomellina sono comunque precise. Una zona relativamente poco battuta da investimenti esterni, quindi con i costi dei terreni e dei fabbricati ancora concorrenziali". Ah ecco, si tratta di soldi.

Ma allora se e quale sviluppo vogliamo lo decidiamo noi. Al limite chiameremo l'impresa di costruzioni per commissionare le opere necessarie che la comunità avrà deciso , non gli daremo certo le chiavi della città e la "licenza di cementificare".

Noi e il nostro territorio siamo solo business per questi benefattori. Purtroppo siamo anche un business per chi dovrebbe difenderci.


Ma alcuni Sindaci del pavese che hanno già provato sulla loro pelle decenni di villettopoli si sono consorziati.

QUI un precedente post sull'argomento. I sindaci di Giussago, Certosa, Rognano e Zeccone si sono resi conto della fregatura, della virulenza del fenomeno e hanno preso atto che da soli si fa poco. Per dire basta si sono messi insieme, per coordinarsi, definire un piano comune del territorio, ottimizzare le risorse, dividersi i compiti.

Sindaco Mario Vai questo è un appello. Sindaci tutti, alzate il telefono e mettetevi in contatto fra voi e con loro.
Approfittate dell'esperienza dei 4 comuni del Pavese. Ampliate il consorzio, costituite un unico soggetto che abbia peso, che limiti l'allucinante dinamica edilizia che sta divorando il nostro territorio. E che possa presentarsi in provincia o in regione a portare la volontà delle comunità che voi rappresentate.

Domanda per tutti: "ma se una cosa è così da secoli, siamo proprio sicuri di doverla cambiare?"

domenica 22 luglio 2007

La fortuna di amministrare Bressana


E' notizia di qualche giorno fa. La consegna al sindaco Latella delle firme dei cittadini di Bressana Bottarone contro i progetti di logistica e interporto e contro la "gestione allegra" della valutazione di impatto strategico (VAS) dell'autostrada Broni-Mortara (nella petizione si chiede l'annullamento dell'iter della Broni-Mortara per le palesi anomalie del procedimento). Qui a lato l'articolo de "il lunedì" del 16 luglio 2007.

Il primo fatto che colpisce positivamente è la voglia di partecipare. La gente ha deciso di dire la sua visto che sono in corso scelte importanti. Puntare sul terziario, o meglio, diciamolo chiaramente, puntare sulla logistica e sul movimento merci come occasione di sviluppo è una scelta cruciale per una comunità.
Bisogna fare un bilancio dei costi e dei benefici, pensando anche a quello che sarà fra 10, 20 anni ed anche oltre, a quello che lasceremo alle generazioni future.
Prima di dire sì bisogna vedere quello che effettivamente arriverà e quello che perderemo, e se si tratterà di perdite temporanee o definitive (e come è noto quando si parla di consumo di suolo le perdite sono, ahinoi, irreversibili).

Colpiscono i numeri. Quasi la metà dei residenti (che corrisponde ad oltre la metà dei votanti alle ultime tornate elettorali) ha detto: azzeriamo il progetto interporto, azzeriamo l'iter della Broni-Mortara.
Considerando anche i paesi limitrofi oltre 3000 persone hanno espresso un parere contrario.

La fortuna di amministrare Bressana appunto. Se sei il loro sindaco non devi nemmeno fare lo sforzo di immaginare quello che pensano e che vogliono i tuoi concittadini.

Perchè te lo vengono a dire.

Siamo di fronte ad un esempio di pratica democratica, di concorso popolare nelle decisioni pubbliche...i tanto auspicati fenomeni di partecipazione, vedi agenda 21 e simili, finalmente si concretizzano.

Il sindaco Latella, che aveva mosso i primi passi in una direzione diversa da quella voluta dalla maggiornanza dei suoi concittadini, dovrebbe prendere atto della cosa e muoversi di conseguenza.
Al momento però il sindaco si è limitato a chiamare in causa la Provincia e rimanda il tutto al "piano provinciale per la logistica". Ed ha assicurato che "le decisioni strategiche riguardanti il futuro del territorio saranno oggetto di discussione con i comuni limitrofi in fase di definizione dei nuovi Piani di Governo del Territorio".

Benino. Sembra che, anche se con qualche titubanza e non prorpio spontaneamente, il buon senso stia affermandosi tra i nostri amministratori. E che la anche la Provincia, grazie ad un tardivo risveglio, cominci a rendersi conto di quello che è in gioco. Vedremo poi se il "piano provinciale per la logistica" supererà l'approccio dirigistico finora prevalente, coinvolgendo la gente e le associazioni della Lomellina e dell'Oltrepò.

Speriamo nel frattempo che il "modello Bressana" possa essere replicato negli altri Comuni interessati dall'attraversamento dell'autostrada, in modo che dovunque ci si possa interrogare su quale tipo di sviluppo vogliamo.

sabato 21 luglio 2007

Abelleide - La teoria del trampolino

Ovvero ipotesi sul vero motivo per cui nasce un'autostrada



La teoria, ipotizzata da un conoscente, e che riporto fedelmente, è la seguente.

Tutto questo casino pazzesco dell'autostrada Broni-Mortara, della natura violata, degli inciuci, degli affari e degli affarismi ha un unico nobile scopo. Portare l'uomo qui di fianco (foto: La Provincia Pavese) alla presidenza della Regione Lombardia. Si chiama Giancarlo Abelli e l'autostrada sarebbe il suo personalissimo trampolino di lancio. Lungo 55 chilometri... un nastro d'asfalto nuovo fiammante in mezzo alla Lomellina e all'Oltrepò.

I tempi lo confermerebbero, si vota per le regionali nel 2010, i lavori che dovrebbero cominciare nel 2009, sarebbero in piena fase ascendente, magari non sarebbero ancora evidenti gli aspetti più devastanti del progetto, basterebbe ad esempio evitare di partire con i cantieri nel bel mezzo del parco del Ticino. Nel 2009 tutto un andirivieni di escavatrici, subappalti, concessioni e concessionari, esperti di svincoli, geometri del Comune, piccoli, medi e grandi imprenditori, ditte di logistica, bitumiere, catramifici confermerebbe l'impressione che "Abelli porta lavoro". E spontanea nascerebbe la gratitudine nel cuore dell'elettore.

Nota personale ... mentre mi raccontavano questo scenario facevo i miei calcoli.... pensavo: "avrà già una settantina d'anni abbondanti, e fa progetti per il 2010", diciamo quindi che lavora per raggiungere l'apice dalla carriera tra i 75 e gli 80 anni. Da un lato provo anche simpatia per un tentativo del genere, dall'altro mi sembra una condizione limite. L'ulteriore conferma della gerontocrazia dilagante in Italia, una classe politica col pannolone e la badante al seguito.

Il contesto politico lo confermerebbe. Potrebbe infatti essere anche la volta buona per Formigoni. L'eterno secondo (ricordate il "mi dimetto se arriva qualcosa di meglio" del 2001?), ipotizzando una possibile uscita di scena del Berlusca, avrebbe ambizioni di lideraggio in forza italia con evidente opzione sulla carica di presidente del consiglio. A parte il fatto che Berlusconi ad ogni passaggio nelle cliniche svizzere perde 10 anni e quindi bisogna vedere se veramente si leva di torno, a parte il fatto che vive per il potere ed ha una ambizione sfrenata, c'è però la possibilità che in effetti si dedichi a coltivare sogni di gloria da presidente della Repubblica e che quindi molli il cadreghino da primo ministro in pectore a vantaggio dell'accorrente Formigoni.

Nota personale ... in effetti è uno scenario possibile... FiniCasiniD'AlemaFassinoRutelli permettendo, ammesso che superino l'8 settembre e il giudice Forleo.

Il gradimento del pubblico lo confermerebbe. Pare infatti che Abelli sia il primo come gradimento in Lombardia. Cioè la persona che tra tutti i consiglieri regionali ha raccolto il maggior numero di preferenze. Quindi agli occhi dei vari sponsor dell'operazione, Formigoni in testa, dovrebbe avere le carte giuste per concorrere con discrete speranze di successo.

Nota personale ... non nego lo stupore per un Abelli così acclamato, gli ultimi ricordi specifici che avevo lo vedevano fare surf sul fango di tangentopoli.

Quindi in sintesi, secondo la mia fonte, dell'autostrada e dei suoi annessi, connessi e derivati, "non gliene frega niente a nessuno". L'unico obbiettivo è portare Abelli ai vertici della Regione Lombardia ed alimentare le cordate industriali amiche. L'agnello sacrificale, tanto per cambiare, una bella fetta di territorio di enorme qualità agricola, naturalistica e paesaggistica.

Nota personale ... l'ipotesi in qualche modo sembra stare in piedi, è verosimile dal punto di vista delle dinamiche politiche e dei giochi di potere (...ed io che speravo in un sincero sostegno al corridioio 5, Barcellona Kiev....)

Certo non è lusinghiera nè per Abelli nè per Formigoni.
Motivo per cui cercherò di far pervenire loro queste osservazioni in modo da garantire diritto di replica.
Trattandosi poi, in generale, di un approfondimento sulla genesi dell'autostrada Broni Mortara metterò in copia anche i sindaci dei paesi e delle città interessati dal passaggio dell'autostrada.

La conferenza dei servizi conclusiva deve ancora avere luogo e molti Comuni stanno già ripensando l'iniziale incondizionata approvazione, è giusto ragionare sui dati oggettivi, pro o contro che siano.

giovedì 19 luglio 2007

Sosteniamo Antonio

A volte le cose te le trovi addosso senza neanche sapere perchè.
Ti chiami Antonio (o Franceso o Paolo). Ti sei iscritto forse per gioco, forse per passione politica, forse vedere com'è al gruppo locale degli Amici di Beppe Grillo.
Abiti a Mortara, punto di partenza di una autostrada piantata lì in mezzo alla campagna e di una certa idea di sviluppo di cui vedi chiaramente i limiti.

L'idea è quella che il cemento porti sviluppo.

E' un'idea vecchia, ampiamente smentita, perdente sul medio e lungo periodo.
Guardate un qualsiasi sobborgo milanese ... qual'è il primo pensiero nell'osservare la loro triste condizione? "Poverini" ... forse "ma come fanno..." devono scappare tutti i fine settimana perchè sono così sommersi dal cemento che qul poco di umano che gli è rimasto si ribella e chiede fuga, spazio, natura, Cielo, Terra, Vita.
Noi stiamo aprendo le porte a quel modello di sviluppo.

Ma non divaghiamo, sosteniamo Antonio appunto. Perchè Mortara è la tana del lupo... con granitici schieramenti politici orientati al "progresso", perfino per strada si sente dire che l'autostrada è importante perchè "ci collegherà al mondo". Anche il prete credo ... ma non so.
L'homo mortaricus non apprezza il silenzio delle sue campagne, dono di Dio, preferisce il tubo di scarico del TIR, contento lui.

Sosteniamo Antonio perchè nella tana del lupo andiamo a fondare il primo comitato mortarese contro l'autostrada Broni-Mortara.

Sosteniamo Antonio perchè Antonio siamo tutti noi.



Sosteniamolo davvero, chi fosse interessato lasci un commento qui sotto, mi scriva, o contatti uno dei comitati già esistenti.

martedì 17 luglio 2007

Eh fa' la doppietta con il motore elettrico non è che sia proprio sta 'osa ovvia

Qui

www.pattomutuosoccorso.org/

Esiste un posto dove condividere esperienze di lotta per la salvaguardia del nostro territorio e della nostra salute. Un patto di mutuo soccorso.

Ecco la presentazione del "
Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso"
direttamente dal loro sito.























Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso

Presentazione
Il Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso è uno strumento al servizio di chi nel nostro paese lotta per la difesa del proprio territorio, contro le grandi opere inutili e contro lo scempio delle risorse ambientali ed economiche.
E' una cornice entro cui si ritrovano le diverse realtà che aderiscono al Patto per mettere in relazione le esperienze e le lotte, ma non è una sede decisionale: è piuttosto un contenitore per valorizzare queste esperienze, per non disperderle e per farne patrimonio comune; è un sostegno per dare loro maggior visibilità e in questo modo rafforzarle e aiutarle a crescere; è un supporto per una memoria collettiva che non vuole dimenticare i risultati acquisiti e intende ripartire dalle sconfitte subite; è una sede in cui praticare la solidarietà e l'aiuto reciproco.
Nel suo ambito nascono e circolano proposte condivise, ma non è una sede di elaborazione e definizione di strategie in cui gli aderenti sono tenuti a riconoscersi.

Il Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso non è certo un tentativo per infiltrarsi di soppiatto nella politica di palazzo nè intende farsi ospitare nei palazzi della politica; non ha governi amici a cui guardare con fiducia; non ha partiti a cui consegnare deleghe in bianco e non intende certo percorrere una strada che lo porti a diventare esso stesso partito.
Non per questo rifugge dalla politica e dal confronto, e sa distinguere chi opera con trasparenza da chi tenta di imbrigliare le lotte. Il modello che propone è al tempo stesso l'unico metodo che è disponibile ad accettare: quello della partecipazione attiva dei cittadini.

Questo sito web è soltanto uno strumento al servizio del Patto: una scatola da riempire con il contributo di tutte le realtà che vi aderiscono. E' una scatola di scarpe che contiene questo lungo stivale che va dalla Valle d'Aosta alla Sicilia e dal Friuli alla Sardegna: uno stivale che vogliamo conservare nelle migliori condizioni possibili, e vogliamo difendere da chi fa di tutto per rovinarlo.

Sarà dura, ma ce la faremo.

domenica 15 luglio 2007

Decadenza e rinascita di una classe politica locale



La Provincia Pavese (il quotidiano....non l'istituzione) del 14 luglio accosta nella stessa pagina due notizie
collegate entrambe alla gestione del territorio ma distanti anni luce nella sostanza.


Da una parte il Comune di Vellezzo Bellini che delibera la realizzazione di una logistica per 200.000 metri quadri complessivi, dall'altra il consorzio di 4 comuni che si battono contro la dilagante "Villettopoli".
Dopo "anni di dibattiti" l'attuale giunta di Vellezzo vara l'opera, rimpallata per tre sindaci ed un commissario prefettizio, opera che ha il tipico carattere dell'intervento che nessuno sa più a cosa serve e chi lo vuole .... ma tant'è ... piuttosto che non fare è meglio fare male secondo le abitudini correnti.
E perdere per sempre 200.000 metri quadri di terreno agricolo non sembra turbare nessuno.

Per cosa poi? Qualche effimero posto di lavoro e molti, molti tir in più.
Esilarante e tragico il finale dell'articolo, che rende conto della assoluta mancanza di pianificazione dell'opera (e che riporto qui di seguito):
"Resta da vedere come verrà risolto il problema della viabilità, che inevitabilmente comporterà un aggravio di traffico, soprattutto pesante nella zona. A tal proposito il progetto dovrebbe prevedere alcuni interventi, a partire da una rotonda."

Domanda: ma ce l'ha prescritto il medico di osservare come fossero sacre scritture piani regolatori vecchi negli anni e nell'impostazione e che comportano la sistematica devastazione del territorio?
La Provincia Pavese (l'istituzione, non il
quotidiano) brilla come al solito per la sua assenza.

L'altro articolo riguarda invece un fenomeno positivo. Quattro Comuni del pavese (la zona a nord di Pavia), Giussago, Certosa, Rognano e Zeccone che si organizzano e strutturano per coordinarsi per una migliore gestione del territorio. Dire no a "villettopoli" è l'inizio della rinascita.
Non può essere la politica edilizia l'unica politica di
un Comune. Non può essere il consumo del suolo l'unica idea di sviluppo. Non può essere un Comune a scegliere per sè se le sue scelte impattano anche sui Comuni vicini.
Rendersene conto e agire di conseguenza è l'invitabile segno del cambiamento.

Decadenza e rinascita, in mezzo ci siamo noi, i cittadini comuni, a favorire o rallentare questo processo.


mercoledì 11 luglio 2007

Quando mai ..... a sostegno di Piero Ricca

Quando mai si è visto un giornale chiudere preventivamente o una televisione oscurata per un singolo, presunto, episodio illecito?

Ebbene con i blog succede.
Il fatto riguarda Emilio Fede. Il blog sequestrato e "ripulito" è quello di Piero Ricca.
L'azione da parte della guardia di finanza.

Qui maggiori dettagli.

Propio ieri avevo visto Piero Ricca nelle vesti insolite di moderatore presentare il nuovo libro di Oliviero Beha, Italiopoli.

Se vi sta simpatico lo dovete difendere. Se vi sta antipatico pure.
L'importante è che possa continuare a parlare. Diritto che rivendichiamo per ciscuno di noi.

E se qualcosa emergerà a suo carico ne risponderà e pagherà i danni, dopo il giudizio di un tribunale.

venerdì 6 luglio 2007

A tu per tu col tuo parlamentare

Qui lo scambio di opinioni col mio parlamentare On. Angelo Zucchi (DS)
PS anche se non ho votato DS lo ritengo mio per questioni geografiche!!
Ritenevo miei anche Bosone e Losurdo ma non mi hanno risposto :(((

MAX:

Salve sono un cittadino pavese.

Non riesco a capire perchè sulla legge contro le intercettazioni ci sia una così unanime visione contro la libertà di informazione.

Senza la possibilità di pubblicare le intercettazioni non avremmo saputo quasi nulla degli scandali di questi anni.
Vi invito a riflettere sulle conseguenze del varo di una legge del genere.
In Italia già molti segni indicano un declino democratico....elenco alcune"anomalie".
- Basso livello di legalità
- Alto livello di inciuci e commistione di ruoli
- Incapacità di affrontare risolvere problemi da parte della politica, questa è sempre più autoreferenziale e lontana
- Provvedimenti presi "contro" la volontà collettiva (vedi indulto, 95% degli Italiani contro, 80% parlamentari a favore)
- Potere giudiziario sotto controllo (tramite l'azzeramento delle risorse)
- Troppi professionisti della politica (la ben nota "casta") che scrive regole per gli altri ma non vuole rispettarle che brucia risorse per consolidare clientele
- Parlamento indegnamente diventato asilo per bisognosi di indennità parlamentare.
... purtroppo potrei continuare

Non che la democrazia sia obbligatoria...ma insomma.
Date un segno, non tirate troppo la corda.


PS Vi siete ricordati di regolarizzare i portaborse in nero??

ANGELO ZUCCHI:

il tema di come si protegge la privacy delle persone è un tema delicato che merita particolare attenzione.

Vietare le intercettazioni quando non sono penalmente rilevanti, assolve a questa funzione.

Ritengo che questa elementare norma di civismo e rispetto delle persone non leda la libertà di stampa, ma tuteli i cittadini.

ho un contratto con una agenzia che mensilmente mi manda fattura per il rapporto di consulenza con un addetto stampa, ricevo poi servizi di segreteria dal mio partito al quale come previsto dalla legge verso un contributo di sottoscrizione mensile.

non ho niente di cui vergognarmi ne tanto meno da farmi perdonare.


MAX:
Non è una questione di privacy.

D'Alema che parla con Consorte della scalata di una banca, D'Alema che entra nel meccanismo della scalata chiedendo che venga aiutato Bonsignore.

Il Governatore della banca d'Italia Fazio, l'arbitro, che si mette d'accordo con una della due squadre (e si scambia effusioni telefoniche con Fiorani).

L'ipotesi che Berlusconi avesse avallato la scalata del Corriere

Questi sono rilevanti
fatti politici, prima che, eventualmente, penali.
Sono cose che i cittadini hanno
diritto di sapere, perchè voi parlamentari siete dove siete per gestire in modo trasparente la cosa pubblica e non per esercitare una qualche libera professione.

Lei crede che il mandato parlamentare di D'Alema contempli la possibilità di contribuire alla scalata di una banca?
Se sì, va dichiarato, va fatto alla luce del sole spiegando perchè è "bene" che Unipol scali una banca.

E' stato un bene invece che siano emerse queste vicende perchè sono state bloccate
2 operazioni illegali.
Se fosse stata in vigore la legge che state per votare non si sarebbe saputo nulla fino al terzo grado di un ipotetico giudizio, cioè per anni.
Saremmo ancora qui a sviolinare per le dotte citazioni di Fazio e per il borgataro Ricucci finalmente accettato dal "salotto buono" (e pensando al livello dei personaggi mi viene il voltastomaco).

Quanto alla situazione contributiva dei suoi collaboratori sono lieto che sia regolare. Spero che anche i suoi colleghi abbiano avuto la stessa sensibilità.

Non dubito nemmeno del fatto che lei personalmente non abbia nulla da rimproverarsi, ma votando questa legge aiuta chi tesse le sue trame nell'ombra.

Sperando in un suo ripensamento la saluto cordialmente.


ANGELO ZUCCHI:

Lei pensa che dalle intercettazioni si possa desumere che D'Alema abbia contribuito alla scalata di una banca?

da un "facci sognare" che in qualsiasi contesto apparirebbe una semplice battuta?

da un "allora abbiamo una banca" di Fassino possiamo con certezza esprimere un giudizio di colpevolezza seppur politica?

Lei crede d'avvero che intercettazioni telefoniche irrilevanti da un punto di vista penale, debbano essere pubblicate solo perchè potrebbero forse avere una rilevanza politica?

Non rischiamo di giustificare qualunque modo pur di ottenere informazioni utili solo a consentirci di farci un opinione?

Perchè se non c'è reato, cosa c'è di esecrebile e censurabile?

E se accettiamo questo metodo, lo dobbiamo accettare per chiunque fossero anche semplici cittadini.

Io preferisco essere garantista e porre dei limiti all'intrusione nella sfera privata di chiunque.


MAX:

>> Lei pensa che dalle intercettazioni si possa desumere che D'Alema abbia contribuito alla scalata di una banca?

>> da un "facci sognare" che in qualsiasi contesto apparirebbe una semplice battuta?

>> da un "allora abbiamo una banca" di Fassino possiamo con certezza esprimere un giudizio di colpevolezza seppur politica?
Quello sarebbe il meno.... la parte che lascia pensare al ruolo attivo di D'Alema è questa:
D'Alema: «Ho parlato con Bonsignore, che dice cosa deve fare, uscire o restare un anno... Se vi serve, resta... Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico».
Consorte: «Chiaro, nessuno fa niente per niente».
>> Lei crede d'avvero che intercettazioni telefoniche irrilevanti da un punto di vista penale, debbano essere pubblicate solo >> perchè potrebbero forse avere una rilevanza politica?
Assolutamente sì!! Lo pretendo come elettore. Vi abbiamo messo lì per fare politica, per gestire la cosa pubblica.
E' il minimo che i vostri atti politici siano resi noti, soprattutto se cercate di tenerli nascosti!
>> Non rischiamo di giustificare qualunque modo pur di ottenere informazioni utili solo a consentirci di farci un opinione?
>> Perchè se non c'è reato, cosa c'è di esecrebile e censurabile?
Pensi a un mondo dove Fiorani, Ricucci, Consorte, Fazio la fanno franca, con l'appoggio dei politici.
E' il mondo che avremmo avuto senza le intercettazioni (e comunque in quel mondo lì ci siamo già....).
Le ri-formulo la domanda, lei come politico non pensa che sia mancata una azione di controllo da parete vostra?
>> E se accettiamo questo metodo, lo dobbiamo accettare per chiunque fossero anche semplici cittadini.Io preferisco essere >> garantista e porre dei limiti all'intrusione nella sfera privata di chiunque.

Personalmente vedo una differenza tra chi accetta gli oneri e gli onori della vita politica e che quindi opera in un contesto pubblico e chi non lo fa. Ma visto lo stato attuale delle cose rinuncerei ad un pezzetto di privacy come semplice cittadino pur di consentire che certi scandali vengano intercettati.
Mi dica una cosa, quando è stata l'ultima volta che si è sentito ribollire il sangue? E per che cosa?
Cordiali saluti

P.S.
Vorrei pubblicare questo scambio di opinioni sul mio blog. Vista la natura privata della conversazione mi sembra corretto chiederle l'autorizzazione (nel caso me la negasse potrei ripiegare su una formula generica del tipo "dialogo con un parlamentare della maggioranza", cosa ne pensa?).


ANGELO ZUCCHI
:

Mi fa ribollire il sangue l'antipolitica dilagante, la demagogia sprezzante, l'ipocrisia e il moralismo di quanti fanno politica e contribuiscono a condizionare le opinioni senza mai dico mai essersi sottoposti al giudizio di un elettore. ( es. stampa)

Di quanti non si sono mai sporcati le mani amministrando un comune o un quartiere, ma pretendono ogni volta di insegnarti cosa devi fare.

Di coloro che la politica la lasciano fare a te, perchè dalla finestra possono darti utili indicazioni sui tuoi errori.

mi fa ribollire il sangue chi usa il termine società civile, per distinguere frammenti di società dalla società politica.

il sangue mi ribolle eccome, avendo fatto politica da trent'anni, con passione, onestà, disinteresse.

nulla osta alla pubblicazione, ci mancherebbe altro

cordialmente




Se intercettando io potessi dirti ....

Questo l'accorato appello a 3 personaggi della recente fiction "la casta".
Mi umilio e li imploro di votare CONTRO la legge che impedisce di pubblicare il contenuto delle intercettazioni fino al terzo grado di giudizio.



Ecco il testo della mail

Salve sono un cittadino pavese.

Non riesco a capire perchè sulla legge contro le intercettazioni ci sia una così unanime visione contro la libertà di informazione.

Senza la possibilità di pubblicare le intercettazioni non avremmo saputo quasi nulla degli scandali di questi anni.
Vi invito a riflettere sulle conseguenze del varo di una legge del genere.
In Italia già molti segni indicano un declino democratico....elenco alcune"anomalie".
- Basso livello di legalità
- Alto livello di inciuci e commistione di ruoli
- Incapacità di affrontare risolvere problemi da parte della politica, questa è sempre più autoreferenziale e lontana
- Provvedimenti presi "contro" la volontà collettiva (vedi indulto, 95% degli Italiani contro, 80% parlamentari a favore)
- Potere giudiziario sotto controllo (tramite l'azzeramento delle risorse)
- Troppi professionisti della politica (la ben nota "casta") che scrive regole per gli altri ma non vuole rispettarle che brucia risorse per consolidare clientele
- Parlamento indegnamente diventato asilo per bisognosi di indennità parlamentare.
... purtroppo potrei continuare

Non che la democrazia sia obbligatoria...ma insomma.
Date un segno, non tirate troppo la corda.


Massimiliano Lilla


PS Vi siete ricordati di regolarizzare i portaborse in nero??


Uno dei 3 risponde.... nel prossimo post l'interessante dialogo.

Campagna:
Scrivi al tuo parlamentare lui è contento di sapere che esisti!